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venerdì 26 febbraio 2010

Canederli dolci di ricotta con cuore di cioccolato

Canederli dolci di ricotta con cuore di cioccolato


Preparare queste cosine qui era un'idea che mi frullava per la testa da diverso tempo. Il tutto nacque moltissimo tempo fa durante una delle mie settimane bianche in Val Gardena, quando mi capitò di andare in uno dei miei ristoranti preferiti e di assaggiare dei favolosi canederli dolci dal cuore di cioccolato fondente. Non sapete quante volte mi ha sfiorato l'idea di riprodurli in casa, ma forse un po' per mancanza di coraggio, un po' perché credevo si trattasse di chissà quale operazione complicatissima, ho sempre lasciato perdere.

Invece lo scorso week-end non so bene cosa sia scattato in me, ma ho deciso di buttarmi e di provare. Il rischio maggiore sarebbe stato quello di vederli sciogliersi malamente durante la cottura in acqua bollente, mi sono detta. E così per farla breve li ho preparati ed è con grandissima soddisfazione che vi dico che hanno superato ogni mia previsione: definirli meravigliosi è limitativo, sono sofficissimi, per nulla stucchevoli e quel cuore lì di cioccolato, beh è roba da dipendenza insomma. Secondo me li vedrete comparire nella mia retrospettiva di fine 2010 tra le 12 ricette dell'anno.

Si tratta di canederli formati da un composto di ricotta (da scegliere preferibilmente asciutta) e pane bianco, aromatizzato da un lieve tocco di scorza di limone e pochissimo zucchero vanigliato (vedi nota più sotto), al cui centro ho inserito alcune gocce di cioccolato fondente di ottima qualità (Amedei per intenderci, ma vanno benissimo anche piccoli quadretti della classica tavoletta). La cottura è la medesima per i canederli tradizionali salati (trovate una versione ai funghi porcini qui), ovvero in una casseruola con abbondante acqua salata e, una volta cotti, basta farli voltolare in un goloso composto di pangrattato, burro e zucchero aromatizzato da cannella e anice stellato. Non potete immaginare che profumo di Alto Adige si sprigioni in questa fase! Io, tanto per non farmi mancare nulla, li ho accompagnati con una salsina di confettura di mirtilli rossi e un'idea di Cointreau, basta aggiungere una fogliolina di menta e secondo me sono perfetti.

Per la ricetta base dei canederli dolci di ricotta mi sono ispirata a quella contenuta nel volume "Cucinare nelle Dolomiti", edito da Athesia, alla quale ho aggiunto di mia iniziativa il cuore di cioccolato e la salsina di accompagnamento ai mirtilli rossi e Cointreau.

Canederli dolci di ricotta con cuore di cioccolato

Ingredienti per 6 persone (2 canederli a testa):
per i canederli:
300 g di ricotta asciutta
150 g di pane da toast privato della crosta e tagliato a dadini
60 g di burro morbido
3 uova
1 cucchiaio e mezzo di farina
1 cucchiaio di zucchero vanigliato*
la scorza grattugiata di mezzo limone bio
gocce di cioccolato fondente Amedei (o quadretti piccoli ottenuti da una tavoletta di cioccolato fondente)
1 pizzico di sale

* lo zucchero vanigliato non è lo zucchero a velo, ma si tratta di zucchero semolato miscelato a semi di vaniglia, come quello che trovate qui, ultima foto in basso, che poi è della stessa marca di quello che utilizzo io. Se non riuscite a reperirlo potete conservare per almeno un paio di settimane il classico zucchero semolato in contenitore insieme alle stecche di vaniglia utilizzate ed asciugate.

per il condimento:
75 g di pangrattato
75 g di burro
75 g di zucchero semolato
1 cucchiaino di cannella
anice stellato

per la salsa ai mirtilli rossi:
confettura di mirtilli rossi q.b.
cointreau q.b.

inoltre:
zucchero a velo per spolverizzare
menta fresca

Procedimento:
In una ciotola mescolate energicamente il burro morbido con una spatola insieme allo zucchero vanigliato, alla scorza di limone e al pizzico di sale fino ad ottenere un composto cremoso. Incorporate la ricotta asciutta, le uova, la farina mescolando con cura dopo ogni aggiunta e controllando di amalgamare bene gli ingredienti. Da ultimo unite il pane da toast privato della crosta e tagliato a dadini. Rimestate nuovamente e ponete in frigorifero a riposare per circa 1 ora, coprendo con un velo di pellicola per alimenti.

Trascorso questo tempo aiutandovi con un cucchiaio prelevate delle porzioni di impasto, mettetevi al centro 3-4 gocce di cioccolato Amedei (sono molto più grandi di quelle che si trovano comunemente in commercio, se non riuscite a reperirle utilizzate un quadratino di cioccolato diviso a metà) e coprite con un'altra piccola porzione di impasto. Con le mani leggermente inumidite confezionate i canederli, che dovranno avere la dimensione di un mandarancio, appallottolando il composto come si fa per formare una polpetta, facendo attenzione che il cioccolato rimanga sempre al centro, altrimenti in cottura si fonderà rovinando il tutto. Procedete in questo modo fino ad esaurimento del composto, con queste dosi dovreste ottenere 12 canederli in tutto. A mano a mano che li formate appoggiateli su di un piatto o di un vassoio.

piesse: il composto di ricotta e pangrattato risulterà molto appiccicoso e morbido, non temete è così che deve essere. Per facilitare l'operazione di formatura dei canederli quindi consiglio di inumidirsi leggermente (non troppo) le mani.

Ponete una capiente casseruola (possibilmente bassa e larga) colma d'acqua sul fuoco e, quando raggiungerà l'ebollizione, salatela così come si fa per la pasta. Fate riprendere il bollore, quindi versatevi molto delicatamente i canederli e fateli cuocere per circa 10 minuti, avendo cura di rigirarli di tanto in tanto con un cucchiaio se notate che restano sempre sul pelo dell'acqua con la stessa parte (altrimenti non si cuocerebbero in maniera omogenea). Nel frattempo in una padella antiaderente fate fondere a fiamma bassissima il burro, fatevi rosolare il pangrattato insieme allo zucchero semolato, alla cannella e all'anice stellato. Mescolate il tutto con un cucchiaio di legno in modo da ottenere un composto asciutto e omogeneo. Quando i canderli saranno pronti scolateli molto delicatamente con un mestolo forato e facendo molta attenzione trasferiteli nella padella con il pangrattato. Fateli voltolare sempre molto delicatamente in questo composto in modo che ne siano completamente ricoperti. Servite immediatamente accompagnando con una salsa ottenuta facendo sobbolire a fuoco moderato della confettura di mirtilli rossi insieme ad un goccio di Cointreau (quantità a piacere). Spolverizzateli con lo zucchero a velo e decorate con qualche fogliona di menta fresca.

Note:

- questi canederli vanno cotti poco prima di servirli, non possono essere quindi cotti in anticipo perché altrimenti perderebbero la loro classica morbidezza e scioglievolezza;

- è possibile invece preparare il composto dei canederli con qualche ora di anticipo, confezionarli e poi farli riposare in frigorifero fino al momento della loro cottura in acqua bollente salata. Consiglio di fare il tutto comunque in giornata;

- per chi non riuscisse a reperire la confettura di mirtilli rossi consiglio di sostituirla con quella ai frutti di bosco, ai mirtilli, lamponi o ciliegie, preferibilmente non troppo ricche di zuccheri.

Canederli dolci di ricotta con cuore di cioccolato

mercoledì 24 febbraio 2010

Baci di sfoglia ai tre sapori e zabaione caldo al caffé e cardamomo

Riuscire a conciliare un lavoro a tempo pieno, la famiglia, le amicizie, la casa e magari anche un paio di hobby non è sempre facile. Non so a voi, ma a me capita spesso di uscire dall’ufficio la sera tardi, stremata, stressata e senza nemmeno la forza di guidare per l’intero tragitto che mi conduce a casa, imbottigliata nel traffico per giunta. A lungo andare anche solo il fatto di dover pensare a cosa preparare per cena a volte può creare non pochi problemi, peggio ancora se ad attenderci ci sono anche degli ospiti poiché la questione si complica e non poco.

Per evitare panico e ansia dell’ultimo minuto conviene allora puntare su piatti veloci e non troppo articolati, ma non per questo meno sfiziosi e accattivanti dal punto di vista estetico. Come queste due ricette che ho ideato per tutti voi e per i lettori e le lettrici di Seidimoda di Repubblica.it: i baci di sfoglia ai tre sapori e un golosissimo zabaione caldo al caffè e cardamomo.

Il primo è un antipasto in pieno stile finger food che ruba l’idea ai classici baci di dama piemontesi, ma li trasforma in chiave salata, rapida e chic. Due strati di croccante e burrosa pasta sfoglia fanno da cornice ad uno strato morbido e cremoso a base di formaggio fresco aromatizzato in tre varianti: al paté di pomodori secchi e timo, al paté di olive nere e mandorle tostate, alla mousse di mortadella Bologna Igp e pistacchi (omaggio alla mia città). Mentre la pasta cuoce in forno non dovrete fare altro che preparare le tre mousse, montare il tutto ed il gioco è fatto. Vi resterà solo il problema di scoprire quale sarà il vostro abbinamento preferito!

Il secondo invece è il mio asso nella manica quando mi trovo a dover preparare un dolce improvvisato. Bastano infatti 15, massimo 20 minuti, per ottenere uno spumoso ed appagante zabaione di ispirazione mediorientale grazie alla presenza del caffè e del cardamomo, vivacizzato grazie al gradevole tocco alcolico del Kummel (liquore al cumino sostituibile in alternativa dal Sassolino). Da servire rigorosamente caldo (quindi appena fatto, altrimenti si smonta) possibilmente insieme a qualche lingua di gatto, all’interno di un’elegante coppa martini o in un bicchiere raffinato e importante.

Baci di sfoglia ai tre sapori


Baci di sfoglia ai tre sapori

Ingredienti per circa 30 baci (4-6 persone):
2 dischi di pasta sfoglia

per la crema al formaggio di pomodori secchi:
80 g di formaggio fresco spalmabile
2-3 cucchiaini di paté di pomodori secchi
1 rametto di timo fresco
pomodori secchi sott’olio e timo fresco per decorare

per la crema al formaggio di olive nere:
80 g formaggio fresco spalmabile
2-3 cucchiaini di paté di olive nere
2 cucchiaini di mandorle tostate finemente tritate
timo fresco per decorare

per la mousse di mortadella:
75 g di mortadella Bologna Igp a fette
50 g di ricotta
15 g di pistacchi sgusciati tostati e tritati finemente + quelli per la decorazione (interi)
1/2 cucchiaio di parmigiano reggiano grattugiato

Procedimento:
Srotolate i due dischi di pasta sfoglia e bucherellateli con i rebbi di una forchetta in modo da non farla gonfiare troppo durante la cottura. Con un coppapasta circolare del diametro di 5 cm ricavate tanti dischetti cercando di fare meno scarto possibile. Distribuiteli su due teglie opportunamente rivestite di carta da forno, distanziandoli di un paio di centimetri tra di loro, e fate cuocere, una teglia alla volta, nel forno già caldo a 200° (ventilato) per circa 8-10 minuti o comunque fino a leggera doratura. Quando saranno pronti sfornateli e fateli raffreddare.

Nel frattempo preparate le tre creme: in una ciotola lavorate con un cucchiaio il formaggio spalmabile insieme al paté di pomodori secchi e aggiungetevi le foglioline di timo fresco in quantità a piacere. Mescolate velocemente fino ad ottenere un composto omogeneo. In una seconda ciotola lavorate nello stesso sistema il formaggio fresco con il paté di olive nere ed unitevi le mandorle, fatte tostare in un padellino antiaderente senza grassi e poi finemente tritate (fate attenzione che non rimangano pezzetti più grossi perché potreste rischiare che non passino dalla bocchetta della tasca da pasticciere). Amalgamate il tutto sempre mescolando. Per la terza crema tritate la mortadella finemente nel mixer, unitevi la ricotta e i pistacchi tritati e azionate di nuovo l’apparecchio fino ad ottenere una crema omogenea. Disponetela in una ciotola ed aggiungetevi il parmigiano reggiano grattugiato, quindi mescolate.

Mettete le tre creme di formaggio in altrettanti sac à poche usa e getta con bocchetta a stella, uno per ciascuna crema. Prendete metà dei dischi di sfoglia, spremetevi sopra un ciuffetto di crema al formaggio e terminate sovrapponendo i dischi di pasta restanti. Dovreste ottenere in tutto circa 10 baci per ciascuna crema. In alternativa al posto della tasca da pasticciere potete utilizzare anche un cucchiaino dal quale preleverete una noce del composto. Decorate i baci alla crema di formaggio ai pomodori con un pomodoro secco sott’olio e qualche fogliolina di timo fresco, quelli alle olive nere con altro timo fresco ed infine quelli con la mousse di mortadella con alcuni pistacchi interi o tritati. Trasferite su un piatto da portata e servite immediatamente.

Se dovesse avanzare della crema potete servirla all’interno di piccole cocottine insieme a crostini di pane tostato o sfogliatine.

Zabaione caldo al caffé e cardamomo


Zabaione caldo al caffé e cardamomo

Ingredienti per 3 persone:
2 tuorli
80 g di zucchero semolato
70 ml di Kummel (o Sassolino)
50 ml di caffé espresso amaro
4 bacche di cardamomo

Procedimento:
Aprite le bacche di cardamomo, mettetene il contenuto all’interno di un mortaio e pestate fino ad ottenere una polvere. Mettete quest’ultima in infusione nel caffé caldo amaro fino al momento in cui vi servirà. In una bastardella montate i tuorli insieme allo zucchero semolato utilizzando le fruste elettriche fino ad ottenere un composto chiaro, denso e spumoso. Incorporate a filo il liquore e il caffé e amalgamate fino ad ottenere un composto omogeneo. Ponete il tutto sul fuoco su di una casseruola contenente acqua bollente e montate con le fruste elettriche fino a quando noterete che il composto diventa gonfio, spumoso e sarà raddoppiato di volume (non deve mai prendere il bollore). Togliete dal fuoco e versate immediatamente all’interno di 3 bicchieri. Servite subito accompagnando con le lingue di gatto.

lunedì 22 febbraio 2010

Sformatini di zucca allo speck e rosmarino

Sformatini di zucca allo speck


Siamo giunti quasi agli sgoccioli con la stagione della zucca ed io mi sento di voler dedicare un piccolo tributo a questo versatilissimo ortaggio, visto che in tutti questi mesi è stato molto presente sulla mia tavola. Una sorta di ultimo saluto (vabbé forse detta così suona un po' male, uhm...) fino al prossimo autunno ecco. Mi auguro di pubblicare questa ricetta ancora in tempo in modo che qualcuno di voi possa provarla, perché senza voler sembrare presuntuosa o esageratamente piena di me, mi sento di poter affermare che questi sformatini sono davvero buoni, sfiziosi e appaganti. Provare per credere, insomma :)

Il problema della zucca però è che se viene gustata così, in versione nature o quasi, ha sempre quel sapore tendenzialmente neutro che vira al dolciastro e per questo motivo deve essere accompagnata da qualche altro ingrediente un po' più deciso che le doni maggiore carattere, come le spezie o i formaggi, o come in questo caso lo speck, che con la sua sapidità e il suo gusto affumicato, la nobilita e la esalta. Ma questo binomio non mi è nuovo, devo dire che infatti la ricetta odierna è una diretta conseguenza di questo risotto alla zucca e speck che pubblicai diverso tempo fa. L'abbinamento si rivelò davvero piacevole ed equilibrato, a tal punto che ormai per me è diventato una specie di tarlo e quel risotto un must, da rifare almeno una volta al mese.

Ecco quindi questi sformatini dove accanto allo speck e alla zucca troviamo il parmigiano reggiano e il rosmarino, altri sapori che, come sappiamo, vi si sposano particolarmente bene. Da servire rigorosamente caldi come antipasto o come contorno per un secondo alla griglia o arrosto.

Sformatini di zucca allo speck e rosmarino

Ingredienti per 4 stampini (da 7 cm di altezza x 8 cm di larghezza)*:
500 g di zucca violina (al netto degli scarti)
100 g di speck a fette tagliato grossino + alcune fette per la decorazione
1 cipolla gialla media
2 uova + 1 tuorlo
5 cucchiai di parmigiano reggiano grattugiato
2 cucchiai di panna fresca
olio extravergine di oliva
rosmarino
sale e pepe

Procedimento:
Con un coltello affilato eliminate la buccia della zucca, togliete eventuali semi e filamenti, quindi riducetela a cubetti. Mondate la cipolla e tritatela finemente, quindi fatela rosolare in una capiente casseruola insieme all'olio extravergine di oliva e ad un rametto di rosmarino. Dopo circa 5-6 minuti unite la zucca e fatela insaporire mescolando con un cucchiaio di legno. Coprite quasi completamente il tutto con dell'acqua e fate cuocere, scoperto, a fiamma media fino a quando sarà diventata asciutta, sempre mescolando di tanto in tanto. Fate raffreddare. Nel frattempo con un coltello riducete i 100 g di speck a listarelle e fatelo rosolare in una padella antiaderente senza grassi fino a farlo diventare leggermente croccante.

Trasferite il composto a base di zucca cipolla e rosmarino nel boccale del mixer con le lame metalliche e riducete il tutto in crema. Unite due uova intere, un tuorlo e due cucchiai di panna, quindi azionate nuovamente l'apparecchio. Dovrete ottenere una crema liscia e vellutata. Versate il tutto in una ciotola, aggiungete il parmigiano reggiano grattugiato, lo speck e mescolate con cura in modo da ottenere un composto omogeneo. Regolate di sale e pepe a piacere.

Imburrate con cura 4 stampini di alluminio (io ho usato quelli da babà di 7 cm di altezza x 8 cm di larghezza) e versatevi all'interno il composto precedentemente preparato. Livellate e fate cuocere nel forno già caldo a 180° per circa 40-45 minuti o comunque fino a quando noterete che sono diventati ben sodi e si saranno leggermente sollevati dalla loro posizione iniziale. Fateli riposare per qualche minuto quindi capovolgeteli sui piatti da portata. Servite subito accompagnandoli con altro speck croccante ridotto a listarelle e fatto rosolare in una padella antiaderente senza grassi e decorate con un rametto di rosmarino.

* Nota: con questa dose otterrete circa 7 stampini di alluminio usa e getta da muffin, naturalmente sarà necessario ridurre il tempo di cottura a circa 25-30 minuti.

giovedì 18 febbraio 2010

Foodies in Rome

Foodies in Rome
Scrivo questo post con un filo di emozione, perché quello che sto per raccontarvi è una cosa che mi rende particolarmente felice e ancora più orgogliosa di aver intrapreso questa bellissima e intensa esperienza del blog. Oggi niente ricetta quindi, mi preme invece parlarvi di un evento che attendo da moltissimo tempo: il Foodies in Rome.

Evento nato così per caso, un giorno, dalle chiacchiere di 5 amiche, che nonostante abitino a parecchie centinaia di chilometri le une dalle altre, quotidianamente si scrivono e si tengono in contatto grazie a Twitter, divertente e curioso social network che permette di raccontare e raccontarsi componendo frasi di massimo 140 caratteri. Ebbene queste amiche hanno pensato di incontrarsi invadendo una città, Roma, per conoscersi e per trascorrere una piacevole giornata insieme mangiando e facendo anche un po' di sano foodshopping :) E a noi che ce frega, direte voi? E' qui che vi voglio, perché questa sorta di raduno è aperto a tutti coloro che vorranno partecipare. Avete capito bene sì, cosa aspettate quindi ad essere dei nostri?


Chi siamo? Eccoci in rigoroso ordine alfabetico: Carolina, Elisa, Giada, Juls e Sara, che sarei poi io.

Ecco quindi tutte le info e il programma del primo Foodies in Rome della storia (vabbé forse così è un po' esagerato, ma devo dargli la giusta importanza, no?):

Quando: sabato 6 marzo 2010

Dove: Roma

Chi: chiunque voglia unirsi, è solo necessario dare l'adesione per poter organizzare il pranzo

Cosa faremo: il programma è in via di definizione, ma grosso modo dovrebbe essere il seguente:

Mattinata: arrivo dei foodbloggers a Roma


Potremmo coordinare gli arrivi, visto che molti prenderanno il treno - ipoteticamente la Freccia Rossa - in modo da ritrovarci tutti nello stesso punto, in Stazione Termini magari, mettiamo attorno alle ore 12.

Potete far riferimento alle vostre responsabili di area per informazioni sui treni, visto che stiamo cercando di prendere tutte lo stesso treno per raggiungere Roma da nord:

- Torino - Giada (Fiordilatte)

- Bologna - Sara (Fiordifrolla)

- Firenze - Juls (Juls´ Kitchen)

- Roma - Elisa (Kitty´s Kitchen)

L´ipotesi treno potrebbe essere: partenza da Bologna centrale: 9.23 arrivo a Roma Termini: 11.45  con fermata a Firenze S.M. Novella alle 10.00  e partenza per le 10.10

Da lì - fatti i saluti e le foto del caso - pranzeremo tutti insieme in un locale d'eccezione, ma abbordabile dal punto di vista economico, del quale vi forniremo maggiori dettagli prossimamente.

Nel pomeriggio, possiamo spostarci da Castroni per dare fondo a tutti i nostri averi.

Tardo pomeriggio: rientro a casa o pernottamento a Roma se qualcuno vuol restare.


Come aderire: lasciate un commento nel post, dedicato all'evento, di Juls che aggiornerà la lista dei presenti. Termine ultimo tassativo per aderire è domenica 28 febbraio, per avere il tempo di organizzare il pranzo e non scontentare nessuno.

Siete ancora lì?? Correte subito dalla nostra Juls e lasciatele un commento! 

mercoledì 17 febbraio 2010

Minestra di cereali ai funghi porcini e speck

Minestra di cereali ai funghi porcini e speck


Tutto questo proliferare di ricette non dico light, ma quanto meno natural e sane, vi dovrebbe far capire che mi trovo nel consueto periodo dell'anno in cui inizio lentamente a seguire un'alimentazione un po' più controllata. Non che durante il resto dell'anno mangi solo schifezze eh, per carità, ma diciamo che, senz'altro anche grazie ai diversi strati di maglioni in cui posso nascondere i rotolini di troppo, sto molto meno attenta alle calorie e al livello dei grassi di un dato cibo e, se mi scappa un cioccolatino di troppo, non ne faccio un dramma ecco. Questo però non significa che il blog da questo momento in poi andrà verso una direzione univoca (quella della dieta), quindi continueranno ad esserci i miei dolci, anche quelli ipercalorici e decadenti, i secondi succulenti e via dicendo. Rassicurate pure le vostre maniglie insomma :) 

Se vi ricordate qualche tempo fa avevo raccontato di un certo pacco natalizio contenente diversi prodotti tipici umbri regalatomi da una cara amica, dal quale proviene anche la famosa roveja di questo post. Oggi invece è il turno di una confezione di cereali misti (farro e orzo, in parti uguali) e lenticchie di Castelluccio che ho impiegato per una zuppa saziante e corroborante, che ho creato ispirandomi vagamente ai sapori della minestra di orzo altoatesina (si vede che inizio ad avere tutti quelli che sembrano essere i sintomi da astinenza da montagna, vero?). Un piatto che secondo me regala molta soddisfazione, caratterizzato da sapori importanti come quello dei funghi porcini secchi (visto che quelli freschi ormai non sono più di stagione) e dal gusto affumicato e sapido dello speck. Un po' di prezzemolo fresco per dare un pizzico di freschezza e un filo di un buon olio extravergine di oliva a crudo sono il degno completamento di questa zuppa rustica, che a casa ha riscosso un certo successo.

Per chi la possiede, consiglio di cuocere questa minestra in una pentola di coccio, lasciandola sobbollire dolcemente e a fuoco lento, ma avendo cura di regolare di conseguenza il tempo di cottura. Naturalmente la quantità di cereali che io ho utilizzato per questa ricetta può essere sostituita con cereali di altro tipo, con o senza legumi.

Minestra di cereali ai funghi porcini & speck

Ingredienti per 2 persone:
200 g di cereali misti (io ho utilizzato: farro 40%, orzo 40%, lenticchie 20%, ma vanno bene anche di altro tipo)
50 g di speck a fette
30 g di funghi secchi
1 cipolla media
1 spicchio d'aglio
prezzemolo fresco
brodo vegetale caldo q.b.
olio extravergine di oliva
sale, pepe

Procedimento:
Un paio di ore prima mettete i porcini secchi in ammollo in un piccolo contenitore coprendoli con acqua tiepida. Trascorso questo tempo scolateli, sciacquateli e strizzateli molto bene, quindi tritateli grossolanamente con un coltello da cucina. Mondate l'aglio, schiacciatelo con la lama di un coltello e mettetelo a rosolare in una casseruola con un po' di olio extravergine di oliva. Mondate anche la cipolla e tritatela finemente al coltello, quindi unitela all'aglio facendola rosolare e mescolando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno. Quando la cipolla sarà diventata trasparente aggiungete i funghi porcini e un po' di brodo vegetale caldo a poco a poco se notate che il soffritto tende ad asciugarsi troppo. Fateli cuocere fino a quando saranno diventati teneri ed eliminate l'aglio. Unite adesso lo speck ridotto a listarelle e fatelo insaporire per alcuni minuti sempre mescolando con cura. Aggiungete adesso i cereali misti sciacquati molto bene più volte sotto l'acqua corrente, mescolate, e coprite con abbondante brodo vegetale caldo. 

Mettete il coperchio alla casseruola e fate cuocere la zuppa seguendo le indicazioni riportate sulla confezione (io ho cotto per circa 45 minuti dalla ripresa del bollore). Se durante la cottura notate che i cereali avranno assorbito tutto il liquido aggiungete altro brodo caldo un po' alla volta, regolandovi anche con la consistenza voluta. Quando sarà pronta aggiustate di sale e di pepe e servite nei piatti individuali decorando con un ciuffetto di prezzemolo fresco lavato e un filo di olio extravergine di oliva a crudo. Servite subito.

lunedì 15 febbraio 2010

Barrette di muesli con albicocche & semi di sesamo

Barrette di muesli con albicocche & semi di sesamo



Questa cosa qui mi riproponevo di farla da diverso tempo, perché l'idea di potermi preparare in casa le barrette che ogni tanto infilo nel carrello (e di conseguenza nella borsa della palestra) mentre faccio la spesa al supermercato, era non poco allettante. Per l'occasione mi ero appuntata proprio una ricetta nella mia famosa to-do-list che, manco a farlo apposta, è di Bill Granger, ricetta che è contenuta nel suo ultimo capolavoro "Cosa mangiamo oggi?" edito da Luxury Books. Un libro che non manco di consultare anche solo così, per passarmi il tempo, almeno una volta al giorno talmente mi piace.

Queste barrette sono quanto di più salutare ci possa essere, perché sono piene di tantissime cose che fanno bene: fiocchi d'avena, albicocche secche, uvetta, semi di girasole e semi di sesamo. Niente burro, ma solamente miele e olio di semi a fare da collante a questo sfizioso muesli, reso un po' più particolare grazie ad una punta di cannella. Uno snack energetico e sano perfetto per fare una merenda prima della consueta seduta settimanale in palestra, ma anche come pranzo veloce da gustare magari insieme a della frutta fresca e ad uno yogurt, per dire. 

Probabilmente per chi è abituato a consumare barrette confezionate arricchite al cioccolato o a base di burro e zucchero, queste a confronto risulteranno leggerissime e forse anche un po' meno saporite, non so, resta il fatto che qui a casa le abbiamo letteralmente divorate (anzi credo proprio che le rifarò senz'altro) e almeno si sa con che cosa sono fatte, aspetto da non sottovalutare, no? Inoltre sono davvero molto pratiche, basta infatti avvolgerle con della carta da forno, creando magari un un pacchettino con un certo garbo, e conservarle all'interno di una scatola di latta, o di un contenitore ermetico, nel quale si manterranno anche per una settimana

Barrette di muesli con albicocche & semi di sesamo

Ingredienti per circa 14-20 barrette (a seconda delle dimensioni):
320 g di fiocchi d'avena
185 ml di miele d'acacia (o millefiori)
100 ml di olio di semi di girasole
75 g di albicocche secche
75 g di uvetta
40 g di semi di girasole
30 g di semi di sesamo
1 cucchiaino di cannella

Procedimento:
In una capiente ciotola mettete i fiocchi d'avena, i semi di sesamo e di girasole, le albicocche secche spezzettate grossolanamente, l'uvetta e la cannella e mescolate con un cucchiaio in modo da ottenere un composto omogeneo. In una casseruola versate l'olio e il miele e scaldateli a fiamma media mescolando con una spatola fino a quando si saranno sciolti e appariranno ben amalgamati. Versate questo composto caldo su quello a base di avena e mescolate con cura in modo da distribuire in maniera omogenea il miele e l'olio. Trasferite il tutto all'interno di una teglia rettangolare di circa 23 x 33 cm rivestita di carta da forno bagnata e ben strizzata e, aiutandovi con un cucchiaio, distribuite il composto in maniera omogenea in modo da ottenere uno strato ben livellato dello spessore di circa 1 cm. Coprite con un foglio di carta da forno inumidito e strizzato, quindi con le mani pressate bene il composto in modo da renderlo ben compatto.

Eliminate il foglio e fate cuocere nel forno già caldo a 180° per circa 25-30 minuti o fino a quando il muesli avrà assunto un colore dorato. Sfornatelo e trasferitelo su di una griglia per dolci in modo da farlo raffreddare completamente. Quando sarà ben freddo (non prima altrimenti sarà troppo morbido per essere tagliato) con un coltello affilato tagliatelo in  barrette. Avvolgetele nella carta da forno e conservatele in una scatola di latta, si mantengono in questo modo per circa 1 settimana.

Nota: il tempo di cottura indicato nella ricetta originale è di 40 minuti, decisamente eccessivo a mio avviso, consiglio quindi di ridurlo a 25 massimo 30 minuti, o comunque fino a quando il muesli non apparirà di colore dorato. Le mie barrette mi si sono cotte un po' troppo ad esempio, infatti sono rimaste nel forno per circa 35 minuti.

venerdì 12 febbraio 2010

Tortini alla mela con salsa di mirtilli rossi al vino

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Dopo tutte queste ricette bolognesi o comunque appartenenti ai sapori di casa mia, sentivo un po' la mancanza di cucina altoatesina, e voi? Beh oddio, non so se questa a tutti gli effetti sia una ricetta tipica tirolese, anzi credo proprio di no, ma devo dire che i sapori nordici ci sono tutti: succose mele e confettura di mirtilli rossi infatti, mi hanno riportato da subito con la mente a baite dolomitiche, cime innevate e a quei favolosi dolci che si possono mangiare nelle pasticcerie locali. Come se non bastasse la ricetta originale, che io ho come sempre un po' modificato, proviene da "Una montagna di sapori" di Anneliese Kompatscher e Tobias Schmalzl (Folio Editore), libro dal quale, se vi ricordate, avevo preso a suo tempo ispirazione per i buchteln alla nocciola.

Come avevo già detto in questa occasione, adoro le torte di mele con un rapporto di frutta molto alto rispetto alla quantità di impasto, perché mi piace che questa abbia una parte da protagonista nella composizione del dolce. E quindi, sempre sull'onda di questa mia considerazione, ecco che sono rimasta rapita da questi tortini alle mele, che hanno la particolarità di risultare molto umidi e di avere un piacevole retrogusto di nocciola, dato da una piccola quantità di nocciole tostate e finemente tritate. Un abbinamento questo che è la prima volta che mi capita di assaggiare, in quanto di solito con le mele ho sempre visto abbinare le mandorle, le noci o i pinoli, ma che devo dire ho particolarmente gradito. Completa il piatto una golosa salsa calda al vino e confettura di mirtilli rossi (rigorosamente acquistata in Alto Adige), dal leggero retrogusto agrumato dato dalla presenza del succo d'arancia.

Tortini alla mela con salsa di mirtilli rossi al vino

Ingredienti per 3-7 persone (a seconda delle dimesioni degli stampini):
250 g di mele golden al netto degli scarti
60 g di burro a temperatura ambiente
60 g di zucchero semolato
80 g di farina 00
30 g di nocciole tostate tritate finemente
2 uova
1 stecca di vaniglia
la scorza di mezzo limone bio grattugiata
1 pizzico di sale

per imburrare gli stampini:
1 cucchiaino di burro
1 cucchiaino di zucchero semolato
pangrattato q.b.

per la salsa di mirtilli rossi al vino:
200 g di confettura di mirtilli rossi
1/4 di litro di vino rosso secco
il succo di 1 arancia

Procedimento:
Preparate il composto per imburrare gli stampini: in una casseruolina fate fondere a fiamma bassa il burro, senza farlo arrivare a friggere, insieme allo zucchero mescolando con un cucchiaio di legno per circa 2-3 minuti. Fate raffreddare. Sbucciate le mele, privatele del torsolo e riducetele a cubetti, quindi tritatele nel mixer (in alternativa potete anche grattugiarle se preferite). In una ciotola lavorate il burro morbido a crema con le fruste elettriche ed aggiungetevi i tuorli (conservando gli albumi). Lavorate di nuovo ed unite lo zucchero, la scorza di limone e i semini di vaniglia ottenuti incidendo la stecca per il lungo con un coltello e raccogliendone il contenuto con la punta di un cucchiaino. Amalgamate il tutto con le fruste fino ad ottenere un composto omogeneo. In una seconda ciotola montate a neve gli albumi insieme ad un pizzico di sale utilizzando la planetaria oppure le fruste elettriche ben pulite (non dovranno esserci residui di tuorlo). Incorporate alternativamente un po' di mele, albumi e farina al composto con i tuorli ed il burro, mescolando dal basso verso l'alto ad ogni aggiunta fino ad ottenere un impasto ben amalgamato.

Spennellate gli stampini prescelti con il composto di burro e zucchero che avevate preparato in precedenza e cospargeteli uniformemente con il pangrattato, sbattendo bene per far cadere quello in eccesso. Riempiteli con l'impasto lasciando circa 1 cm dal bordo e livellate con cura. Fate cuocere nel forno già caldo a 170° per circa 30-35 minuti (io avendo utilizzando degli stampini molto grandi ho impiegato circa 45 minuti) o comunque fino a quando uno stecchino infilato nel centro dei tortini uscirà pulito e asciutto.

Nel frattempo in una casseruola fate sobbollire il vino rosso a fiamma media fino a quando si sarà ridotto della metà, quindi aggiungetevi il succo d'arancia e la confettura di mirtilli rossi. Mescolate e se dovesse risultare un po' troppo liquido ponete ad addensare di nuovo sul fuoco a fiamma moderata (io ho fatto questo passaggio per ottenere una salsa un po' più densa). Quando i tortini saranno pronti, fateli intiepidire e sformateli molto delicatamente appoggiandoli sui piatti di servizio. Spolverizzateli con dello zucchero a velo, accompagnateli con un po' di salsa di mirtilli rossi al vino, un ciuffo di rosmarino (o menta) e servite subito (vanno serviti tiepidi).

Note:

- per chi non riuscisse a reperire con facilità la confettura di mirtilli rossi è possibile sostituirla con una di altro tipo, come lamponi, ciliegie o albicocche;

- io ho utilizzato degli stampini da babà molto grandi (circa 7 cm di altezza x 8 cm di larghezza) e quindi ho ottenuto con queste dosi 3 tortini in tutto. Credo che usando invece degli stampini da muffins sia possibile ragionevolmente ottenere circa 6-7 porzioni, in questo caso però andrà ridotto il tempo di cottura.

mercoledì 10 febbraio 2010

Par condicio ;)

cinghiale


Par condicio, sì. Con tutti questi post in cui parlo di mia nonna, c'è qualcuno che potrebbe diventare geloso, anche se questo qualcuno forse non sa di essere uno dei pilastri (insieme al mio compagno e a mio padre) su cui regge la mia felicità, il punto di riferimento quando mi sento un po' smarrita, l'esempio da seguire nella vita. Questa persona è mia madre, che molto probabilmente si starà già commuovendo nel leggere queste mie parole, visto che lo fa normalmente con tutti gli altri post, figuriamoci con questo. Non c'è nessuna occasione da festeggiare,  non si tratta di un post celebrativo quindi, ma solo un modo per dirle quanto io le voglia bene, quanto le sia grata per tutto ciò che ha fatto per me in questi (quasi) 30 anni e che per me è la mamma migliore del mondo.

Mi pareva quindi giusto pubblicare oggi una sua ricetta, ma non una ricetta qualunque, quella che credo sia uno dei suoi cavalli di battaglia, ovvero il cinghiale al vino rosso. Dovete sapere che capita spesso a casa mia (intesa come quella dei miei genitori) di mangiare la selvaggina, prevalentemente da pelo, carne che riserviamo per le occasioni importanti e che siamo soliti accompagnare da un buon vino rosso e corposo. E non c'è nessuna persona che io conosca che la sappia cucinare così bene come mamma.

Poi giuro che per un po' la smetto con le ricette di famiglia ;)

La carne di cinghiale appartiene alle cosiddette carni nere, che si distinguono da quelle bianche e dalle rosse per la presenza di fibre muscolari molto dure e una bassissima percentuale di grasso. Il rischio che si corre quando si cucinano questi piatti è che abbiano un sapore di selvatico troppo forte, ragion per cui è necessario prevedere una marinatura in abbondante vino rosso, odori (sedano, carota e cipolla), erbe aromatiche e spezie. Questo passaggio ha anche la funzione di ammorbidire la carne rendendola un po' meno fibrosa. Per essere proprio sicura che questo odore svanisca del tutto mamma mi ha svelato un piccolo trucco: in pratica si tratta di scottare per alcuni minuti la carne in acqua bollente e di schiumarla con un mestolo forato, così come si fa per il brodo insomma, subito dopo la marinatura e prima della cottura in casseruola.

Ecco quindi il cinghiale così come lo cucina la mia mamma, ovvero brasato al vino rosso. Ancora una volta una cottura lenta dunque, che permetterà di ottenere una carne tenerissima, arricchita da un intingolo goloso e particolarmente saporito, ideale per essere servito insieme ad una polenta morbida. E se ne dovesse avanzare un po' non si butta via nulla, basta infatti utilizzare la carne restante per condire un risotto o delle magnifiche pappardelle fatte in casa.

Cinghiale al vino rosso

Ingredienti per 4 persone:
1 kg circa di polpa di cinghiale tagliato a cubetti
2 coste di sedano
2 carote
2 cipolle piccole
1 foglia di alloro
1 spicchio d'aglio
750 ml di vino rosso secco e corposo
1/2 bottiglia circa di passata di pomodoro fatta in casa
olio extravergine di oliva
sale e pepe

per la marinata:
750 ml di vino rosso secco e corposo
1 cipolla piccola
1 carota
1 costa di sedano
1 foglia di alloro
2-3 bacche di ginepro
2-3 chiodi di garofano
2 spicchi d'aglio
1 rametto di rosmarino

Procedimento:
Lavate la carne e tamponatela con la carta assorbente. Mettetela in un recipiente di vetro o di metallo (mai di plastica) insieme a 750 ml di vino rosso, al sedano e alla carota a pezzettoni, alla cipolla tagliata in quarti e steccata con i chiodi di garofano. Unite anche la foglia di alloro, le bacche di ginepro, l'aglio schiacciato e il rametto di rosmarino. Chiudete il recipiente con della pellicola alimentare (se come me utilizzate una casseruola mettete il coperchio) e fate marinare per almeno 12 ore in frigorifero.

Sgocciolate i bocconcini di cinghiale dalla marinata (che va gettata perché avrà preso il sapore di selvatico) e lavateli bene sotto l'acqua corrente. Asciugateli con la carta assorbente in modo che non ci siano residui di sangue. Prendete una capiente casseruola e trasferitevi all'interno la carne insieme ad una cipolla, una costa di sedano e ad una carota (nuovi, non quelli della marinata insomma) ridotti a tocchetti. Aggiungete la foglia di alloro e coprite con dell'acqua. Portate sul fuoco e lasciate bollire piano per circa 5-10 minuti dall'inizio del bollore, avendo cura di eliminare la schiuma che si formerà in superficie con un mestolo forato.

Mentre la carne bolle tritate una costa di sedano, una cipolla e la carota finemente (potete utilizzare anche un mixer) e fateli rosolare in una capiente casseruola insieme all'olio extravergine di oliva e all'aglio mescolando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno. Quando la cipolla sarà trasparente (e il cinghiale avrà bollito leggermente per 5-10 minuti) eliminate l'aglio e, aiutandovi con un mestolo forato, scolate i bocconcini di carne trasferendoli direttamente nella casseruola con il soffritto appena preparato. Fateli rosolare uniformemente, regolate di sale e di pepe, quindi aggiungete il vino rosso. Quando, annusando, non sentirete più l'alcool, unite la passata di pomodoro, coprite e fate brasare a fiamma bassa per circa 2 ore e mezza, 3 ore o comunque fino a quando la carne sarà diventata tenera, mescolando di tanto in tanto. Se notate che durante la cottura la carne tende ad asciugarsi troppo aggiungete del brodo di carne caldo. Servite il cinghiale ben caldo accompagnandolo con della polenta morbida.

lunedì 8 febbraio 2010

Le raviole bolognesi, secondo la tradizione della mia famiglia

Le raviole bolognesi

A questa ricetta sono particolarmente affezionata, perché le raviole bolognesi hanno allietato (e continueranno senz'altro a farlo per molto tempo) le mie giornate da che io abbia memoria, quindi parliamo davvero di moltissimi anni. Da sempre l'addetta alla loro preparazione è mia nonna paterna, che le confeziona con tanto amore e passione, seguendo un'antica ricetta tramandatale da una nostra parente. Quante volte sono state la mia merenda appena tornata da scuola, la mia colazione insieme ad una tazza di latte freddo o semplicemente il mio sfizio quando avevo voglia di qualcosa di dolce!  Ancora adesso che convivo, questi dolcetti tipici a casa mia non mancano mai e li conservo in un bellissimo vaso di vetro antico, di quelli che un tempo si vedevano comparire nei banchi delle drogherie e sulle credenze delle case di una volta. Era da moltissimo tempo che mi riproponevo di imparare a farle, ci tenevo proprio tanto devo dire, ed ora che ne sono capace potete immaginare quanto io sia soddisfatta di me stessa, anche perché ho la certezza che in questo modo la nostra tradizione non andrà persa.

Le raviole sono tipiche di Bologna e vengono fatte con una pasta (la stessa utilizzata per fare la ciambella casereccia) che è abbastanza simile alla pasta frolla, ma risulta molto più soffice, elastica, malleabile e soprattutto ha la prerogativa di mantenersi a lungo nel tempo, pensate infatti che si conservano anche per 3 settimane. La tradizione vuole che il ripieno sia a base di mostarda bolognese e confettura di prugne nera, ma a dirvi la verità nella mia famiglia io le ho sempre ed esclusivamente mangiate con quest'ultima, scura, densa e aromatizzata deliziosamente dalla scorza di limone (fattore fondamentale per me questo) preparata sapientemente dal nonno, che è l'addetto alle preparazioni sotto vetro. Emanano il profumo dei dolci di una volta, di burro e zucchero, ma anche di anice e di mandorla amara, liquori che sono una costante nei dolci della mia famiglia e che noi spennelliamo sulle raviole appena cotte.

La tradizione vuole che questi dolcetti vadano intinti nel vino rosso a fine pasto, oppure c'è chi addirittura li dispone in più strati e li bagna con l'alchermes. In realtà sono magnifici anche inzuppati in una bella tazza di latte freddo (provate per credere), ma accompagnano anche divinamente un té o semplicemente possono diventare una nutriente e sana merenda, adatta anche ai più piccolini. Con questa dose si ottengono circa 70 raviole, una quantità che vi sembrerà abbondante lo so, ma trovo che sia molto pratico prepararne tante visto e considerato che si mantegnono così a lungo, in modo da fare una discreta scorta per poi tirarle fuori al momento del bisogno, anche come fine pasto improvvisato, perché no.

Le raviole bolognesi, secondo la tradizione della mia famiglia

Ingredienti per circa 70 raviole:
1 kg farina 00
500 g dizucchero semolato
250 g di burro morbido a temperatura ambiente (preso fuori dal frigo almeno 3 ore prima, non deve essere fuso)
6 uova
2 bustine di lievito per dolci
la scorza grattugiata di 1 limone bio
confettura di prugne q.b.
1 pizzico di sale

prima di infornare:
latte q.b.
zucchero semolato q.b.

dopo la cottura:
fare una soluzione con metà liquore all'anice e metà mandorla amara, disporla in un piatto fondo e utilizzarla per spennellare le raviole. Noi per comodità la mettiamo in uno spruzzino che utilizziamo solo per questa operazione.

Procedimento:
Disponete la farina (non occorre setacciarla) su di una spianatoia e formate la classica fontana. Versate al centro lo zucchero semolato e il lievito setacciato e formate nuovamente la fontana. In un lato esterno di quest'ultima formate con le dita un piccolo buchino (chiamato la "casina del sale") e riponeteci 1 pizzico di sale, in questo modo starà lontano dal lievito. Al centro della fontana mettete le uova e la scorza di un limone grattugiata e iniziate a sbattere con una forchetta prendendo a mano a mano un po' della farina e dello zucchero circostanti. Quando il liquido si sarà in parte asciugato iniziate a coprirlo, dapprima velocemente con la farina e lo zucchero circostanti, poi impastando con le mani quel tanto che basta per ottenere un composto lavorabile ed asciutto. Aggiungete adesso il burro morbido a temperatura ambiente e impastate fino ad ottenere una pasta liscia, omogenea e priva di striature di burro. Formate una palla allungata e fatela riposare avvolta in un canovaccio pulito sul tagliere per circa 30 minuti (se le fate d'estate è consigliabile metterla in frigorifero).

Scaldate il forno a 140° in modalità ventilata e preparate 3 teglie rivestite di carta da forno. Infarinate leggermente la spianatoia e tagliate una porzione di impasto. Lavoratelo brevemente a mano facendo attenzione che resti sempre bello liscio e stendetelo con il mattarello, portandolo ad uno spessore di circa 4 mm. Con uno stampino coppapasta dentellato (come quello in foto, ad esempio) del diametro di 8 cm ricavate tanti dischi, reimpastate i ritagli e procedete in questo modo fino ad ottenere la quantità da riempire la prima teglia (nella mia ce ne stanno 21 ad esempio). Disponete una punta di cucchiaino di confettura di prugne al centro di ogni disco e chiudeteli a metà, ottenendo una mezzaluna, senza premere troppo sui bordi. Disponete le raviole così ottenute sulla teglia opportunamente distanziate di circa 3-4 cm (questo perché in cottura crescono un po') e spennellatele con un po' di latte. Spolverizzatele con dello zucchero semolato in modo da ricoprirne la superficie e fate cuocere per circa 22-25 minuti (casomai sorvegliatele perché non tutti i forni sono uguali. E' fondamentale controllare che sotto non siano troppo scure e che abbiano in superficie un leggero colore dorato). Procedete in questo modo fino ad esaurimento dell'impasto. Ogni volta che sfornate una teglia di raviole cotte, spennellatele (o vaporizzatele, vedi premessa) da calde con la soluzione di anice e mandorla amara. Lasciatele riposare per qualche minuto poi trasferitele su di una griglia per dolci fino a quando saranno completamente raffreddate. Dopo diverse ore riponetele in barattoli di vetro o sacchetti di plastica per alimenti. Si conservano in questo modo per circa 3 settimane, forse più.

attrezzi

E questi sono alcuni degli "attrezzi del mestiere" che ho impiegato per preparare queste raviole. Si tratta di un coppapasta circolare dentellato del diametro di 8 cm, mentre in primo piano c'è una piccola curiosità: un aggeggio che serve per la pulizia delle grattugie, realizzato a mano da un nostro parente, e che si è dimostrato davvero pratico (naturalmente quest'ultimo non è fondamentale per la realizzazione delle raviole). Inutile dire che sono tutti regali di nonna.

venerdì 5 febbraio 2010

Brownies (alleggeriti) al cacao & ciliegie

Brownies (alleggeriti) al cioccolato & ciliegie

Quando si parla di brownies il mio pensiero corre subito a quei dolcetti all'apparenza innocenti e golosi, ma così tremendamente ricchi di burro, zucchero e cioccolato, che talvolta risultano perfino un po' stucchevoli a mio avviso, a tal punto che mi riesce spesso difficile fare il bis (abitudine ormai consolidata questa, per me, nei confronti di qualiasi tipo di dolce). Se vi ricordate, tempo fa ne avevo preparata una versione irresistibilmente fondente nella quale avevo già cercato di decurtare in qualche modo la quantità di zucchero ottenendo un risultato molto gradevole, ma pur sempre ipercalorico va detto.

Questa volta, ispirandomi ad una ricetta del mio food writer preferito, Bill Granger, ho deciso di provare ad alleggerire ulteriormente l'impasto, utilizzando dosi ben più modeste di zucchero e burro e sostituendo il cioccolato fondente con il cacao in polvere. Inoltre al posto della classica frutta secca (la ricetta originale prevedeva dei datteri tritati finemente) ho preferito utilizzare delle ciliegie sciroppate denocciolate che hanno donato un bel colore caldo alla texture dei brownies, oltre che un piacevolissimo retrogusto fruttato. Si sono rivelati dei dolcetti particolarmente umidi e un po' appiccicosi, costellati qua e là dalle ciliegie intere, molto più leggeri rispetto ad altre versioni che avevo già sperimentato. Il mio giudizio positivo è poi stato confermato dai miei amici, i quali hanno fatto il bis e in qualche caso anche il tris ;)

Naturalmente questa ricetta può essere modificata a vostro piacimento, sostituendo le ciliegie sciroppate con frutta secca, disidratata o candita. Visto l'esiguo tempo di cottura (soli 20 minuti) e la facilità di preparazione, mi sento anche di raccomandarli come dolce dell'ultimo minuto, della serie che ricevete un invito a cena improvviso e non sapete quale dessert portare, questo potrebbe proprio fare al caso vostro.

Brownies (alleggeriti) al cioccolato & ciliegie


Brownies (alleggeriti) al cacao & ciliegie

Ingredienti per circa 16-20 quadrotti:
140 g di burro
140 g di ciliegie sciroppate intere
90 g di farina
60 g di cacao amaro in polvere di ottima qualità
95 g di zucchero di canna
3 uova medie
1 cucchiaino di lievito in polvere per dolci
1 stecca di vaniglia

Procedimento:
Fate fondere il burro in una piccola casseruola a fuoco bassissimo in modo che non arrivi a friggere. Quando sarà completamente fuso togliete dal fuoco ed unite le ciliegie sciroppate, ben scolate dal loro liquido, mescolando con un cucchiaio di legno. Fate raffreddare il tutto. In una ciotola capiente setacciate il cacao amaro, la farina ed il lievito, unitevi lo zucchero di canna e mescolate per amalgamare. In una seconda ciotola sbattete con una frusta a mano le uova insieme ai semi di vaniglia (ottenuti tagliando a metà per il lungo la stecca con la punta di un coltello e raschiandone l'interno con un cucchiaino). Incorporate il burro e le ciliegie alle uova e mescolate. Unite il tutto agli ingredienti in polvere e rimestate quel tanto che basta per rendere il composto omogeneo. Imburrate una teglia quadrata da 20 x 20 cm (io ne utilizzata una da 23 x 23 cm) e rivestitela di carta da forno facendola aderire bene sia al fondo che ai bordi. Versatevi l'impasto, livellatelo con cura e fate cuocere nel forno già caldo a 160° per 20 minuti esatti, fino a quando si sarà rappreso. Lasciate raffreddare, sformate e tagliate a quadrotti.

mercoledì 3 febbraio 2010

La roveja, questa sconosciuta

Zuppa di roveia

Non vorrei affatto che pensaste che questo blog aspiri a diventare una bella mostra di prodotti di nicchia e totalmente introvabili, tutt'altro. Se talvolta parlo di prodotti un po' particolari e semi-sconosciuti è perché spero che possano interessarvi e che siano uno spunto per aumentare non solo le nostre conoscenze (io imparo con voi, ovviamente), ma anche un po' la gamma degli ingredienti che di solito utilizziamo per i nostri piatti, un modo come un altro per ampliare i nostri orizzonti culinari insomma. C'è anche da dire che chi mi sta intorno ormai sa che mi fa più piacere ricevere, chessò, una spezia ricercata piuttosto che un vestito nuovo per dire e quindi mi capita di frequente di ricevere in dono curiosità gastronomiche provenienti da ogni dove.

Tutto questo per dirvi che a Natale una mia cara amica mi ha regalato un bellissimo cesto colmo, tra le varie cose, di legumi e cereali provenienti dall'Umbria e, tra molti nomi noti, mi sono ritrovata faccia a faccia con la roveja, fino a quel momento a me totalmente sconociuta. Si tratta di una varietà di piselli selvatica che cresce e viene prodotta a quote elevate prevalentemente lungo la dorsale dei monti Sibillini, già nota anche ai tempi dei Greci e dei Romani. Presenta semi di diversi colori che virano dal verde scuro, al marrone, al grigio ed ha un altissimo valore nutritivo perché ricchissima di proteine, carboidrati, fosforo, potassio (se consumata secca) mentre è povera di grassi. Purtroppo la sua coltivazione è stata da tempo quasi del tutto abbandonata in favore di altri tipi di legumi ben più redditizi, che richiedono un minor tempo di raccolta e possono essere falciati anche attraverso macchinari meccanici, cosa che per la roveja non può avvenire, visto che deve essere falciata a mano a causa della lunghezza degli steli della pianta. La roveja o pisello dei campi di Civita di Cascia (Pg) attualmente è un presidio Slow Food. [fonte: Taccuini Storici - Presidi Slow Food]

Questo legume un po' dimenticato, dal sapore che ricorda alla lontana quello delle fave, è perfetto per preparare zuppe e minestre o per arricchire secondi corposi di carne, come gli spezzatini ad esempio. Io ci ho fatto proprio una zuppa, di quelle piuttosto classiche con cipolla tritata e carota volutamente lasciata a tocchetti grossolani, alla quale ho dato un po' di carattere con il tocco speziato della paprica dolce e dei semi di cumino. A fine cottura ho aggiunto un paio di manciate di spinacini freschi e devo dire che ho ottenuto una zuppa nutriente, saporita e davvero piacevole al palato. Naturalmente per chi non riuscisse a reperire questo legume selvatico è possibile replicare questa ricetta sostituendo la roveja con delle lenticchie o dei ceci secchi, adattando di conseguenza il tempo di cottura.

Zuppa di roveja alla paprica e cumino

Ingredienti per 2-3 persone:
250 g di roveja (sostituibile con la stessa quantità di lenticchie o ceci secchi)
1 cipolla media
1 carota grande
2 cucchiaini di paprica dolce
1/4 di cucchiaino di semi di cumino
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
800 ml circa di brodo vegetale caldo
1 cucchiaio di olio extravergine di oliva
2 manciate di spinaci baby
sale, pepe

Procedimento:
Mettete la roveja in ammollo in acqua fredda all'interno di una ciotola per circa 12 ore. Trascorso questo tempo scolatela e sciacquatela più volte sotto l'acqua corrente. Mondate la cipolla e tritatela finemente con un coltello, pulite la carota e riducetela a rondelle abbastanza spesse che poi dividerete a metà. In una capiente casseruola fate scaldare l'olio extravergine di oliva, unitevi la cipolla e fatela appassire mescolando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno. Aggiungete le carote e fatele insaporire, quindi unite al soffritto la paprica, il cumino e il concentrato di pomodoro, diluendo il tutto con poco brodo vegetale caldo. Fate cuocere per qualche minuto, aggiungete la roveja ben scolata e circa 600-700 ml di brodo vegetale caldo. Portate a bollore, abbassate la fiamma e lasciate sobbollire per circa un'ora e mezza coperto, o comunque fino a quando noterete che la roveja è cotta (il tempo indicato è quello che ci ho messo io, ma vi consiglio di verificare ogni tanto il grado di cottura). Se notate che la zuppa tende ad asciugarsi troppo aggiungete altro brodo vegetale caldo. Quando sarà pronta spegnete il fuoco ed unite due manciate di spinacini baby già puliti e spezzati al momento con le mani, mescolate fino a quando diventeranno teneri. Regolate di sale e di pepe e servite subito accompagnando con un giro di olio extravergine di oliva a crudo e crostini di pane tostato.

lunedì 1 febbraio 2010

Cookies all'avena, cioccolato e nocciole

Cookies di avena al cioccolato e nocciole


Lo dicevo proprio qualche giorno fa con una cara amica che cucinare è, per me, un validissimo antistress, un modo per distogliermi da ogni genere di ansie, preoccupazioni e problemi vari che talvolta fanno parte del mio vissuto quotidiano. Non so, sarà il fatto di dedicarmi con tutta me stessa all'esecuzione di un piatto, seguirlo con amore in ogni sua fase o sentire il profumo invitante che pervade nella mia cucina, ma quasi sempre dopo essere stata un po' ai fornelli mi torna il sorriso, davvero. Tra tutte le categorie di piatti che si possono preparare, devo dire che per me sfornare biscotti è sicuramente ai posti più alti delle attività rilassanti. Volete mettere infatti quant'è soddisfacente assemblare gli ingredienti plasmando con le proprie mani l'impasto, restare in attesa impazienti davanti al forno durante la cottura, aprire quest'ultimo e poi vedere le vostre piccole creature belle dorate e fragranti, tutte disposte in maniera ordinata sulla teglia pronte per essere mangiate?

Indubbiamente i biscotti sagomati, ovvero quelli che si confezionano con l'apposito stampino, sono i più divertenti anche solo per il fatto che, se come me possedete una discreta collezione di tagliabiscotti, avrete un'ampia scelta di forme adatte ad ogni momento. Però non sempre si ha a disposizione il tempo di preparare l'impasto e di attendere, bene che ci vada, un'ora di riposo in frigorifero. Ecco che allora quando mi trovo in emergenza (leggasi anche sindrome di astinenza da forno) ricorro a ricette un po' più veloci, come questa che feci qualche tempo fa, con i cranberries e il cioccolato bianco, e come quella di oggi.

Per farla breve si tratta di cookies in pieno stile anglosassone, ovvero con una base di burro e fiocchi d'avena (abbinamento che una volta cotto non mi delude mai, provare per credere), oltre a farina e zucchero di canna of course, arricchiti da una gradevole nota croccante data dalle nocciole e dal cioccolato fondente grossolanamente tritati. Non vi dico quale piacere è addentare uno di questi biscotti ed incappare proprio in un libidinoso pezzetto di cioccolato nascosto qua e là... Questi cookies io li ho mangiati a colazione con una bella tazza di latte, ma sono perfetti anche per una merenda golosa o per allietare un caffé con gli amici. Richiedono pochissima lavorazione e soli 15 minuti di cottura, dopo di che vedrete come vi tornerà il sorriso!

Piesse: so che non dovrei dirlo, ma ne ho assaggiato uno ancora tiepido e ci tenevo a farvi sapere che con il cioccolato leggermente scioglievole sono semplicemente divini ;) Adesso chi è a dieta mi odierà, lo so.

Biscotti all'avena, nocciole e cioccolato

Ingredienti per circa 25-30 biscotti:
140 g di farina 00
100 g di fiocchi d'avena
200 g di cioccolato fondente
115 g di burro morbido
100 g di nocciole
85 g di zucchero di canna
1/2 cucchiaino di lievito in polvere per dolci
1/2 cucchiaino di bicarbonato di sodio
1 uovo

Procedimento:
Tritate separatamente il cioccolato fondente e le nocciole con un coltello in pezzi grossolani. In una ciotola capiente lavorate con le fruste elettriche il burro morbido insieme allo zucchero di canna fino ad ottenere una crema. Unite l'uovo sbattuto e fatelo amalgamare al composto sempre azionando le fruste. In una seconda ciotola versate i fiocchi d'avena, la farina setacciata insieme al lievito ed al bicarbonato, il cioccolato fondente e le nocciole. Mescolate con un cucchiaio per amalgamare gli ingredienti. Incorporate gli ingredienti secchi al composto con l'uovo e mescolate con una spatola fino ad ottenere un impasto consistente.

Con le mani prelevate delle piccole porzioni di impasto e formate tante palline delle dimensioni di una noce che disporrete su di una teglia rivestita di carta da forno opportunamente distanziate. Procedete in questo modo fino ad esaurimento dell'impasto. Passate i rebbi di una forchetta nella farina e utilizzatela per appiattire leggermente la superficie dei biscotti. Fate cuocere nel forno già caldo a 190° per circa 12-15 minuti o comunque fino a quando diventeranno leggermente dorati. Sfornateli e lasciateli raffreddare sulla teglia per circa 5 minuti, quindi trasferiteli su di una griglia per dolci fino a quando si saranno raffreddati completamente. Si conservano in una scatola di latta per circa 1 settimana.