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venerdì 29 gennaio 2010

Crème brûlée alla fava tonka

Crème brulée alla fava tonka

Questa qui è una cosa che volevo fare da molto tempo, ma ho sempre rimandato perché non ero mai riuscita a procurarmi il tanto desiderato cannello necessario per fare una crème brûlée con tutti i crismi. Poi un giorno ecco che lui (sissì il cannello) è arrivato da me, in maniera del tutto inaspettata, mentre stavo sfogliando alcuni libri di cucina da Eataly. O meglio, diciamo che c'è stata un'anima pia che me l'ha portato, sapendo di farmi un regalo particolarmente gradito. Come potrete ben immaginare la voglia di provare il mio nuovo giochino era immensa e quindi non ho tardato poi molto ad utilizzarlo proprio per una crème brûlée.

Riguardo alla scelta della ricetta base della suddetta crema non ho avuto dubbi, mi sono indirizzata in maniera del tutto automatica verso un libro che io considero una bibbia (e come tale andrebbe tenuto sul comodino, io prima o poi lo farò...), ovvero "I dolci di Maurizio Santin", ricetta che come sempre si è dimostrata affidabilissima. A differenza dell'originale ho scelto però di aromatizzare la crema con una new entry del mio cassetto delle spezie, ovvero la fava tonka (acquistata qui per chi fosse intenzionato a provarla), abbinamento che mi era stato consigliato anche dalla cara Onde99, durante uno dei nostri scambi di email.

Per chi non lo sapesse ancora, la fava tonka è il seme contenuto nei frutti di una pianta originaria del Sud America. A prima vista assomiglia per dimensioni ad una mandorla, ma il colore è più scuro e ha una superficie rugosa che nasconde un cuore biancastro. In passato veniva impiegata soprattutto in profumeria o per aromatizzare il tabacco. Ha un odore fortissimo, per questo deve essere utilizzata con parsimonia (io infatti per questa ricetta ne ho usata solo mezza) e deve essere grattugiata così come si fa con la noce moscata. Il suo profumo ricorda la vaniglia e la mandorla amara (c'è chi dice anche fieno, miele e tabacco) e si sposa molto bene con il cioccolato e le creme. [fonte: Taccuini Storici]

Tornando alla nostra crème brûlée devo dire che è risultata setosa e vellutata (roba per veri golosi), l'abbinamento con questa spezia si è dimostrato particolarmente azzeccato e a mio avviso la rende ancora più seducente. Prima di passare alla ricetta però, come sempre, devo fare una piccola premessa: nel procedimento troverete alcune parole in grassetto perché trattasi di passaggi fondamentali per la buona riuscita di questo dessert al cucchiaio, e in quanto tali, vanno seguiti alla lettera.

Crème brûlée alla fava tonka

Ingredienti per 6-8 cocottine (a seconda delle dimensioni):
450 g di panna fresca liquida
50 g di latte
60 g di zucchero semolato
4 tuorli
1/2 fava tonka
zucchero di canna scuro

Procedimento:
In una ciotola amalgamate, senza sbattere, i tuorli con lo zucchero semolato e metà fava tonka grattugiata (così come si fa con la noce moscata ad esempio) con una frusta a mano.  In una casseruola versate la panna ed il latte e quando inizieranno a prendere il bollore toglieteli dal fuoco. Versateli a filo sul composto di tuorli mescolando bene sempre con la frusta, quindi passate la crema al colino. Versate la crema così ottenuta all'interno delle cocottine riempiendole per circa 2/3 e ponetele all'interno di una teglia più grande nella quale avrete messo tanta acqua (io l'ho messa a temperatura ambiente) quanto basta per arrivare circa a metà delle vostre cocottine. Ponete il tutto in forno a cuocere a 120° per circa 1 ora (questo è il tempo che ho impiegato con il mio forno) o comunque fino a quando la crema apparirà compatta nei bordi e tremolante al centro. Sfornate e fate raffreddare a temperatura ambiente, quindi mettete coperto in frigorifero.

Circa 1 ora prima di servirle (oppure ad inizio cena) estraete le cocottine dal frigorifero e tenetele a temperatura ambiente. Subito prima di portare in tavola cospargete la superficie della crema con circa 2 cucchiaini di zucchero di canna scuro per ogni cocotte e caramellate utilizzando l'apposito cannello. Servite subito.

Nota: per chi non avesse la fava tonka, consiglio di sostituirla con 1 baccello di vaniglia, che metterete vuoto nella casseruola insieme alla panna e al latte. I suoi semi invece andranno aggiunti al composto di tuorli e zucchero.

Crème brulée alla fava tonka

mercoledì 27 gennaio 2010

Cake rustico ai 3 semi e noci

Cake ai 3 semi e noci


Oggi la facciamo facile e veloce, ogni tanto una ricetta di un solo paragrafo, che non implichi troppa attenzione da parte dei nostri poveri neuroni, ci vuole, no? Mettiamo caso che abbiate terminato il pane fresco e le riserve di quello surgelato siano esaurite del tutto, la vicina non c'è, i negozi sono chiusi perché ormai è tardi (e altre calamità del genere...), ma soprattutto che non abbiate il tempo di aspettare lunghe lievitazioni per farvelo home made da brave massaie quali siete. Che fare? Io questa domanda me la sono posta più volte e allora ecco che Mr. Cake viene in nostro (perché mi ci metto pure io in mezzo a voi ;) aiuto. Nulla di più semplice, basta partire da una ricetta già collaudata ed aggiungervi quello che più vi aggrada in quel momento o che, a seconda dei casi, magari volete smaltire per liberare spazio nella dispensa. Facile, no? Ad esempio: io volevo ottenere lo stesso sapore di un pane in cassetta che mi ero portata a casa direttamente dell'Alto Adige, ma non ricordavo bene quali fossero gli ingredienti, tranne le noci.

Ed ecco che sono andata a sensazioni. Questo cake lo volevo un po' rustico, quindi ho sostituito parte della farina 00 con quella integrale, che dona un magnifico colore scuro e un sapore più deciso, ma desideravo fosse anche un po' croccantino sotto ai denti, ragion per cui oltre alle noci ho aggiunto ben tre tipi diversi di semi (che guarda caso erano proprio quelli di cui disponevo in quel momento): di lino, di girasole e di zucca. Naturalmente tutti bottini delle mie vacanze tirolesi ;)  E' nato un pane molto piacevole, ricco di tante cose che fanno bene, come le fibre della farina integrale, i preziosi acidi grassi delle noci e tutte le vitamine fornite dai semi (ma non starò diventando un filino troppo salutista? Uhm...), ideale da gustare tutti i giorni per completare i nostri pasti, ma perfetto anche per una sana colazione (magari con un velo di marmellata a vostro piacimento) o per accompagnare un antipasto rustico di affettati e formaggi.

Purtroppo, come spesso mi accade, sono stata un po' sfortunata nel taglio della fetta e sono riuscita a prendere proprio la sezione nella quale si vedono poche noci e semi, ma sappiate che questo cake è anche molto bello da vedere perché ciascuna fetta è punteggiata dai suddetti. Questa è la mia versione, non vi resta che sperimentare la vostra! Basta modificare il tipo di farina (tagliando ad esempio la classica 00 con quella di segale, di avena o di grano saraceno per dire), sostituire le noci con altra frutta secca (io ci vedrei benissimo le nocciole) o con quello che la fantasia vi suggerisce.

Cake rustico ai 3 semi e noci

Ingredienti:
200 g di farina integrale
100 g di farina 00
3 uova
25 cl di latte
7 cl di olio di semi di arachidi
100 g di noci sgusciate
1 bustina di lievito in polvere per torte salate
2 cucchiai di semi di girasole
2 cucchiai di semi di lino
2 cucchiai di semi di zucca
1 cucchiaino di sale fino

Procedimento:
In una ciotola sbattete le uova insieme al latte e all'olio di semi. Incorporate i due tipi di farina setacciati insieme al lievito, le noci (che avrete precedentemente tritato grossolanamente all'interno di un mortaio) e i tre tipi di semi. Aggiungete un cucchiaino di sale e lavorate il tutto con una spatola o un cucchiaio di legno fino ad ottenere un composto omogeneo. Versatelo all'interno di uno stampo da cake (il mio da 25 x 11 cm) rivestito di carta da forno, livellatelo e fate cuocere nel forno già caldo a 180° per circa 50 minuti o comunque fino a quando uno stecchino infilato al centro del cake uscirà asciutto e pulito. Fate raffreddare il pane completamente, poi sformatelo.

lunedì 25 gennaio 2010

Insalata mediorientale di bulgur e quinoa

Insalata di bulgur e quinoa mediorientale

L'idea iniziale, a dire la verità, era di fare dei gusci di finocchi ripieni di cous cous, poi come mi accade il più delle volte in fase di preparazione, mi faccio prendere un po' la mano e alla fine stravolgo totalmente la ricetta iniziale. E dalla via che c'ero ho pensato di sostituire il cous cous dando finalmente uno scopo a quella confezione di bulgur e quinoa che giaceva da troppo tempo ormai in dispensa, acquistata non so nemmeno io perché, durante uno dei raptus di foodshopping compulsivo che ogni tanto mi colpiscono in fase acuta.

Ecco che quindi dal ripieno per i suddetti finocchi è nata invece una sfiziosa insalata che si è rivelata una vera sorpresa in termini di gusto, tanto che sto già pensando di ripetere l'esperimento quanto prima. Si tratta di un piatto che va servito tiepido (ma anche freddo volendo), quindi adatto anche alle rigide temperature invernali se vogliamo, molto colorato, allegro e dal gusto che mi fa pensare un po' alle pietanze mediorientali, grazie alla presenza dell'immancabile succo di limone, di una manciata di uvetta e di qualche albicocca secca. Completano il tutto le lenticchie fatte insaporire insieme al finocchio ridotto a dadini e stufato insieme alla cipolla.

Nel complesso questo insieme di sapori risulta armonico e ben bilanciato, infatti il gusto dolce della frutta secca viene mitigato dall'acidulo del limone e del finocchio, mentre un po' della sua barba regala un tocco rinfrescante. Un piatto unico sano e povero di grassi, ideale anche da portarsi in ufficio per mangiare con gusto senza appesantirsi troppo.

Insalata mediorientale di bulgur e quinoa

Ingredienti per 2 persone:
100 g di bulgur e quinoa biologici (sulla confezione che ho usato io è indicato pronto in 10 minuti)
1 finocchio grande
20 g di uvetta
4 albicocche secche
1 cipolla gialla piccola
50 g di lenticchie già cotte
1 cucchiaio di succo di limone
1,5 dl circa di brodo vegetale caldo
olio extravergine di oliva
barba di finocchio (meglio sarebbe avere del finocchietto)
sale

Procedimento:
In un piccolo contenitore mettete in ammollo in acqua tiepida l'uvetta e le albicocche secche. Mondate il finocchio, eliminando le foglie esterne più dure, quindi lavatelo e riducetelo a dadini con un coltello. Mondate la cipolla e tritatela finemente, quindi fatela rosolare in una padella antiaderente insieme ad un cucchiaio di olio extravergine di oliva. Quando sarà diventata trasparente unitevi il finocchio e fatelo insaporire per un paio di minuti mescolando con un cucchiaio di legno. Aggiungete le lenticchie e coprite il tutto con il brodo vegetale caldo facendo cuocere per circa 15 minuti o comunque fino a quando il finocchio risulterà tenero e il fondo di cottura sarà del tutto evaporato. Regolate di sale e di pepe.

In una casseruola portate ad ebollizione circa 3 dl di acqua con un giro di olio extravergine di oliva e un pizzico di sale, quindi unitevi il bulgur e la quinoa fuori dal fuoco mescolando con un cucchiaio di legno per circa 2 minuti. Rimette sul fuoco e portate a cottura (nel mio caso circa 8-10 minuti). Aggiungete il succo di limone, la barba del finocchio tagliuzzata, l'uvetta ben strizzata e le albicocche secche tritate grossolanamente. Unite da ultime le lenticchie insieme al finocchio e mescolate. Trasferite nei piatti individuali e servite subito.

venerdì 22 gennaio 2010

Cubetti alle noci

Cubetti alle noci


Adoro i dolcetti monoporzione, i bon bon, e tutte quelle robine che fanno parte dello sconfinato microcosmo della piccola pasticceria, non so, li trovo sempre molto raffinati e graziosi! Così come mi piace l'idea di servirli tutti in maniera ordinata su di una bella alzatina che gli doni la giusta importanza, magari posizionati all'interno di pirottini colorati a tema. Avendo poi un formato così ridotto regalano anche l'illusione di essere più leggeri, (parlo a livello calorico) non trovate? Se non fosse che, a conti fatti, per me è sempre quasi impossibile non fare il bis, o peggio ancora il tris (con la scusa che sono sempre molto curiosa di assaggiare tutto, eh beh ho il blog... ;) e quindi a quel punto forse era meglio una bella fetta di torta.

Alla categoria "Piccola pasticceria" appartengono i cubetti protagonisti del post di oggi, cubetti che hanno come ingrediente principe le noci, che consiglio di acquistare di ottima qualità e preferibilmente con il guscio, perché trovo che abbiano tutto un altro sapore rispetto a quelle, senz'altro molto più pratiche ma un po' rancide talvolta, già sgusciate. Questi dolcetti sono composti da una base di soffice e morbida pasta biscotto, sormontata da una scioglievolissima e goduriosa (quanto calorica, va detto) crema al burro, entrambe alle noci, il tutto è poi ricoperto da un sottile strato di cioccolato fondente. Tre strati di pura gioia per le mie papille gustative.

Sono perfetti per un caffé o una merenda pomeridiana con gli amici, oppure anche come fine pasto originale al posto della classica torta. Io li ho portati ad una cena di quelle solite con alcuni amici ed ho ottenuto più o meno la stessa reazione che si verificò nel caso dei tartufi al caffè, solo che questa volta mi è stato detto che la proposta di matrimonio me la doveva fare assolutamente il mio ragazzo, il quale credo abbia fatto finta di non sentire ;-) In ogni caso tra una chiacchiera e l'altra nell'arco di qualche minuto si sono volatilizzati.

Basta, faccio solo un paio di considerazioni prima di darvi la ricetta. Innanzitutto devo dire che per una buona riuscita di questi dolcetti è fondamentale che la base alle noci sia quanto più possibile uniforme, quindi intendo tutta più o meno alla stessa altezza, perché capite che dovendo stenderci sopra la crema e la glassa al cioccolato queste si disporranno inevitabilmente assecondando gli avvallamenti che troveranno sulla loro strada. Quindi occorre un po' di precisione per non ritrovarsi con alcuni cubetti con pochissima farcia ed altri invece ricchissimi. Infine è necessario fare un po' di attenzione anche nella fase taglio del dolce perché è da esso che dipende l'estetica dei vostri cubetti. Il mio risultato è sicuramente perfettibile, perché come vedete i bordi non sono così netti e puliti come avrei voluto, ma credo che lavando la lama del coltello ad ogni taglio (io l'ho fatto, ma non in tutti, non ho pazienza purtroppo) si possa migliorare.

Cubetti alle noci

Ingredienti per circa 20-25 cubetti (dipende dalla dimensione in cui li taglierete):
per la base:
100 g di farina 00
150 g di zucchero semolato
50 g di noci sgusciate
2 uova
1/2 bustina di lievito in polvere per dolci
2 cucchiai di acqua

per la crema alle noci:
20 g di maizena
130 g di zucchero
130 g di burro morbido
50 g di noci sgusciate
30 cl di panna liquida

per la copertura:
100 g di cioccolato fondente
50 g di burro

Procedimento:
Mettete le noci sgusciate nel mixer e tritatele finemente insieme ad un paio di cucchiai di zucchero (prendeteli dai 130 g complessivi) fino ad ottenere una sorta di farina. In una ciotola capiente lavorate i tuorli insieme allo zucchero e ai due cucchiai d'acqua utilizzando le fruste elettriche fino ad ottenere un composto gonfio e spumoso. In una seconda ciotola montate a neve ben ferma (mi raccomando con le fruste ben pulite) gli albumi ed incorporateli delicatamente e in più riprese al composto con i tuorli, aiutandovi con una spatola e facendo movimenti dal basso verso l'alto per non smontare. Unite 50 g di noci in polvere, la farina setacciata insieme al lievito e mescolate di nuovo sempre dal basso verso l'alto per non smontare fino ad ottenere un composto omogeneo. Versate il tutto in uno stampo quadrato (io ne ho utilizzato uno da 23 x 23 x 4 cm) che avrete precedentemente imburrato e rivestito con la carta da forno (in questo modo resterà ben ferma e farà meno pieghe). Livellate bene e fate cuocere nel forno già caldo a 160° per circa 30 minuti, verificando la cottura posizionando al centro della torta uno stecchino che dovrà uscire asciutto e pulito. Lasciate raffreddare completamente.

Per la crema alle noci: in una piccola casseruola versate la panna insieme alla maizena setacciata e fate cuocere il tutto a fiamma moderata, mescolando con una spatola di legno, fino a quando il composto si sarà rappreso. Fate raffreddare. In una ciotola (o con la planetaria) lavorate il burro morbido con le fruste elettriche  insieme allo zucchero fino ad ottenere una crema. Aggiungete i restanti 50 g di noci in polvere, il composto di panna e maizena e mescolate con cura fino ad ottenere una crema omogenea. Prendete la base alle noci e disponetela su di un tagliere senza sformarla. Con l'ausilio di un cucchiaio, spalmate la sua superficie con la crema così ottenuta cercando di livellarla il più possibile (non ci dovrebbero essere zone con più crema rispetto ad altre, naturalmente questo dipende anche da quanto riuscirete a rendere alla stessa altezza la base). Ponete il tutto in frigorifero a rassodare.

Quando noterete che la crema si sarà solidificata fate fondere il cioccolato fondente a pezzetti insieme al burro a bagnomaria (o nel forno a microonde se preferite) mescolando con un cucchiaio di legno. Fate raffreddare per qualche minuto, poi ricoprite la superficie della crema nel modo più uniforme possibile (dovete essere abbastanza rapidi altrimenti la crema sottostante si scioglierà un po'). Fate raffreddare il tutto in frigorifero fino a quando anche la copertura al cioccolato sarà diventata solida.

A questo punto molto delicatamente sformate il dolce, posizionatelo su di un tagliere e con un coltello affilato tagliatelo prima a righe verticali equidistanti e poi orizzontalmente in modo da ottenere tanti cubetti delle dimensioni che preferite (io li ho tagliati a circa 4-5 cm), avendo cura di pulire la lama ad ogni taglio. Disponete i cubetti all'interno dei pirottini di carta (io ho usato quelli da muffins) e tenete in frigorifero fino al momento di servire.

[fonte: "Biscotti" di Ilona Chovancova - Bibliotheca Culinaria]

mercoledì 20 gennaio 2010

Guancia di manzo brasata al Barolo

Guancia brasata

Ogni tanto me ne torno con qualche secondo un po' robusto, sperando che la cosa non vi dispiaccia, naturalmente. Come sapete, adoro i piatti di carne dai sapori di una volta, che richiedono delle cotture lente, meglio ancora se accompagnati da intingoli ricchi e indecentemente golosi nei quale fare un'abbondante scarpetta (so bene che non è proprio il massimo del bon ton, però a casa mica mi vede nessuno, no?). Ecco che dopo il brasato al Barolo, lo stinco di maiale al forno e la carbonade (un po' eretica), è giunto il turno della guancia (o guanciale) di manzo brasata.

Un taglio di carne umile e troppo spesso dimenticato (a tal punto che il mio macellaio mi ha detto che siamo in poche a richiederla...), che ho imparato ad apprezzare diversi anni or sono in alcuni ristoranti, dove vado quasi esclusivamente per poter gustare questo piatto prelibato. Diversi aspetti giocano a suo favore, innanzitutto il ridotto costo rispetto ad altri tagli considerati molto più pregiati (mi riferisco alla stessa polpa di manzo che di solito utilizzo per il brasato, ad esempio) e poi anche il fatto che è una carne tenerissima e molto adatta proprio alle cotture prolungate e lente come quella che vado a mostrarvi oggi.

Da tempo conservavo gelosamente la ricetta della guancia brasata al Barolo di Massimo Camia, chef stellato della "Locanda del borgo antico" di Barolo appunto, contenuta in un vecchio numero de La Cucina Italiana e finalmente sono riuscita ad applicarmi per realizzarla, apportando qualche lieve modifica. Si tratta di un secondo importante che, come afferma lo stesso Camia, appaga e regala la cosiddetta "sazietà del gusto". Un piatto che mi ha conquistata per la sua carne tenera e particolarmente succulenta, che si completa in maniera perfetta se accompagnato da un soffice puré di patate, magari presentato proprio formando delle quenelles, come suggerito nelle foto della rivista.

Guancia di manzo brasata al Barolo
ricetta dello chef Massimo Camia (tratta da "La Cucina Italiana" - gennaio 2009), da me leggermente modificata

Ingredienti per 4 persone:
2 guanciali di manzo da circa 1 kg (tagliati in due parti uguali verticalmente in modo da ottenere 4 porzioni)
1 litro di brodo di carne caldo
750 ml di Barolo
50 g di Marsala secco
20 g di aceto balsamico
20 g di zucchero semolato
4 chiodi di garofano
2 spicchi d'aglio
3 bacche di ginepro
2 carote
2 cipolle
2 foglie di alloro
1 pezzetto di cannella in stecca
1 rametto di rosmarino
olio extravergine di oliva
sale grosso
pepe in grani

Procedimento:
Per prima cosa prendete i guanciali, spolverizzateli con un po' di sale grosso da tutti i lati e fateli arrostire in una capiente padella antiaderente, unta di olio, a fiamma vivace, fino a quando saranno uniformemente rosolati (in questo modo i succhi della carne resteranno sigillati all'interno). Lavate le verdure e le erbe aromatiche, mondatele e tagliate le cipolle e le carote a fettine. Trasferitele in una casseruola con il rametto di rosmarino, le foglie di alloro, la cannella, le bacche di ginepro, 5 grani di pepe, l'aglio a fettine e i chiodi di garofano. Fate rosolare il tutto insieme a circa 30 g di olio mescolando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno.

Unite i guanciali, fate insaporire brevemente e poi aggiungete il Barolo, il Marsala, l'aceto balsamico e lo zucchero. Mescolate e fate cuocere scoperto per circa 40 minuti, rigirando la carne di tanto in tanto. Trascorso questo tempo parte del fondo di cottura dovrebbe essere evaporato quindi aggiungete il brodo di carne caldo e abbassate la fiamma al minimo. Coprite con il coperchio (cercando di sigillare il contenuto della casseruola il più possibile) e brasate per 3 ore, girando la carne ogni tanto per non farla attaccare. Prelevate i guanciali dalla pentola e metteteli in un piatto coperti con un foglio di alluminio. Con un cucchiaio cercate di prelevare dal fondo di cottura le foglie di alloro, il rametto di rosmarino, la cannella, le bacche di ginepro e i chiodi di garofano, quindi trasferite il fondo nel boccale del frullatore e frullatelo fino ad ottenere una salsa liscia e omogenea. Rimettetelo al'interno della casseruola e fatelo ridurre a fiamma media, scoperto, per circa 30 minuti. Unitevi i guanciali, fateli scaldare per 4-5 minuti e spegnete. Trasferite nei piatti da portata insieme ad un puré di patate e irrorate il tutto con la salsa.

Nota:
- questo piatto può essere preparato anche in anticipo, poco prima di portarlo in tavola vi basterà scaldarlo avendo cura di rimescolare di tanto in tanto per non fare attaccare le guance al fondo della casseruola.

lunedì 18 gennaio 2010

Le streghe

Le Streghe

Immagino che molti di voi ormai conosceranno questo prodotto da forno dal nome un po' curioso, visto che la ricetta è da molto tempo che circola per la rete e non solo, ma io non potevo non realizzarla visto che con le streghe ci sono praticamente cresciuta. Per chi ancora non le conoscesse, si tratta di una sorta di crackers, ottenuti da una sottile sfoglia di pasta di pane cosparsa di olio extravergine di oliva e sale, che venivano utilizzate dai fornai per testare la giusta temperatura dei loro forni a legna ogni notte, poco prima di mettersi al lavoro. Venivano chiamate per l'appunto streghe, dal dialetto streie, perché talvolta esse si bruciavano.

A Bologna ed in tutta la provincia si possono trovare presso i fornai e di solito vengono servite all'aperitivo o come antipasto rustico, magari chessò insieme ad affettati misti, salumi, formaggi freschi e paté. Le potete anche utilizzare per arricchire il vostro cestino del pane volendo, oppure per fare una sana e genuina merenda. E' la prima volta che le preparo e devo ammettere che mi hanno regalato grande soddisfazione, soprattutto perché non mi aspettavo di riuscire a riprodurre in casa un sapore, che se non è del tutto uguale, è molto simile, a quello delle streghe che ero solita mangiare ogni sabato pomeriggio quando andavo a trovare mia nonna paterna.

La ricetta è delle mitiche sorelle Simili ed è la prima contenuta nel loro libro "Pane e roba dolce", edito da Avallardi. La spronella, o rotella tagliapasta, che vedete in foto invece, mi è stata regalata sempre dalla nonna come premio per i miei progressi nel campo della pasta all'uovo, a voi non sembrerà nulla di così importante, ma è inutile dire che per me ha un enorme valore affettivo, anche perché è esattamente la copia della sua.

Le Streghe (delle Sorelle Simili)

Ingredienti:
500 g di farina 00
250 g circa di acqua
25 g di lievito di birra fresco
50 g di strutto (io ho usato il burro fuso freddo)
12 g di sale
olio di semi per spennellare la teglia
olio extravergine di oliva per spennellare le streghe
sale fino

Procedimento:
In un piccolo contenitore sbriciolate il lievito di birra nell'acqua (magari non in tutta, conservatene da parte un po' che vi servirà per regolarvi in base all'assorbimento della farina), mescolando con un cucchiaio per farlo sciogliere completamente. Nella ciotola della planetaria versate la farina insieme all'acqua e al lievito, lo strutto (o come nel mio caso il burro fuso freddo) e iniziate ad impastate il tutto a bassa velocità con il gancio ad uncino. Aggiungete il sale e continuate ad impastare per circa 8-10 minuti. Formate una palla di impasto, disponetela in una ciotola e fatela lievitare coperta da un foglio di pellicola alimentare per circa 45-60 minuti.

Trascorso questo tempo prelevate una porzione di impasto non troppo grande (senza lavorarla), cospargetela con poca farina e appiattitela  un po' con il mattarello. Piegate la sfoglia in due su sé stessa, assottigliatela nuovamente con il mattarello e portatela ad una larghezza che deve essere inferiore, al massimo uguale, a quella dei rulli della vostra sfogliatrice. Stendete la sfoglia iniziando dal numero 1 arrivando fino al 4 o 5 (con la Kitchen Aid).

Su di una teglia leggermente unta con poco olio di semi disponete la sfoglia così ottenuta (io ne ho messe 2 per ciascuna teglia), spennellatela con olio extravergine di oliva e cospargetela con poco sale fino. Con una rotella tagliapasta dentellata tagliatela a metà nel senso della lunghezza e poi in diagonale formando tanti rombi. Fate cuocere immediatamente nel forno già caldo a 210°-220° per circa 8-10 minuti, controllando spesso le streghe perché tendono a bruciare molto velocemente. Proseguite in questo modo fino ad esaurimento dell'impasto.

Note:
- dalla prima all'ultima infornata il tempo di attesa è abbastanza lungo e per questo si corre il rischio che le ultime sfoglie possano passare di lievitazione. A tal proposito è preferibile suddividere l'impasto iniziale in due parti uguali e porle a lievitare insieme. Mentre utilizzerete la prima, lasciate la seconda in frigorifero ben coperta e prendetela fuori non appena avrete terminato di cuocere la prima parte di streghe;

- conservate le streghe negli appositi sacchetti di carta per il pane, se nonostante questo accorgimento dovessero perdere di fragranza passatele per pochi minuti nel forno caldo a 170°-180°.

venerdì 15 gennaio 2010

Dolce alle arance - via Donna Hay, via Trish Deseine

Dolce alle arance

No dico, con due nomi così altisonanti non potevo astenermi dal provarlo questo dolce alle arance, non siete d'accordo con me? Vi faccio una breve cronistoria dell'antefatto, a spiegazione del titolo di questo post: la ricetta originale è di Donna Hay e prevedeva le arance sanguinelle (che non so voi, ma qui fatico a trovare, quindi ho utilizzato del navel biologico) ed è poi stata riprodotta e pubblicata da Trish Deseine nel suo nuovo libro "I love torte", edito da Guido Tommasi Editore. Ammetto di essermi innamorata di questa torta (ma anche dell'intero libro, se vogliamo) solamente guardando la foto che la ritraeva, inutile dire che quelle fette di arance in bella vista, incastonate come gemme nell'impasto, mi hanno sedotta e indotta (perdonate la ridondanza) a mettermi alla prova.

Non so perché temevo uscisse una ciofeca di quelle degne, non solo di partecipare, ma di vincere il Ciofeca's Day della nostra Alex. Anzi il motivo lo so bene: sono assolutamente negata quando si tratta di fare lavori di precisione o in cui, come in questo caso, bisogna essere molto attenti e diligenti nel seguire le indicazioni riportate nel procedimento. Ragion per cui tagliare sottilmente quelle arance per poi candirle nello sciroppo e cercare di farle restare nella loro esatta posizione all'interno dello stampo (anche durante la cottura della torta con tanto di impasto, per giunta) mi era sembrata un'impresa a dir poco titanica. Come fare un triplo salto carpiato con giro della morte per me che so a malapena nuotare a cagnolino, insomma. E invece no, mi sbagliavo, direi che con un minimo di attenzione si può ottenere un buon risultato.

Detto ciò, questo dolce alle arance si è rivelato una vera chicca da gustare insieme ad una bella tazza di té per un tea time raffinato o per una merenda con gli amici. La sua trama è particolarmente soffice e morbida, il suo sapore è un'esplosione di agrumi, grazie al limone presente nell'impasto, alle fette di arance candite che decorano la superficie e alla sua glassatura ralizzata con lo sciroppo nel quale sono state fatte cuocere le arance stesse. Una torta fresca, leggera e piacevole, da gustare anche al termine di un pasto ben strutturato, da servire accompagnando ciascuna fetta con un po' dello sciroppo rimasto.

Dolce alle arance

Ingredienti per uno stampo a cerniera da 20 cm di diametro (circa 8 persone):
4 uova
220 g di zucchero semolato
150 g di farina 00
1 cucchiaino di lievito in polvere per dolci
150 g di burro fuso freddo
120 g di farina di mandorle
1 cucchiaino di scorza di limone grattugiata

per lo sciroppo:
225 g di zucchero semolato
125 ml di acqua
2 arance non trattate

Procedimento:
Lavate le arance, asciugatele e tagliatele con un coltello molto sottilmente (con tanto di buccia). Preparate lo sciroppo: in una casseruola mettete lo zucchero insieme all'acqua e fate scaldare a fuoco medio fino a quando lo zucchero si sarà completamente sciolto. Tuffatevi molto delicatamente (per non schizzarvi) le fette di arancia e lasciatevele cuocere per circa 10-15 minuti a fiamma bassa, o comunque fino a quando saranno diventate tenere, ma non saranno nemmeno spappolate. (Le mie fette di arancia erano tante rispetto alla quantità di sciroppo e quindi ho dovuto fare questa operazione in più fasi). Quando avrete terminato spegnete la fiamma, scolate le fette con cura e disponetele su di un piatto, conservando lo sciroppo che vi servirà per glassare il dolce una volta cotto.

Nella ciotola della planetaria lavorate con la frusta le uova insieme allo zucchero per circa 10 minuti, dovrete ottenere un composto chiaro, denso e spumoso (dovrebbe triplicare di volume). Setacciate la farina insieme al lievito e distribuitela direttamente sul composto di uova, mescolando dal basso verso l'alto con una spatola in modo da inglobare più aria possibile. Incorporate adesso il burro fuso (freddo mi raccomando), la farina di mandorle e da ultima la scorza di limone, sempre mescolando nello stesso modo. Imburrate uno stampo da 20 cm di diametro e rivestitelo di carta da forno premendo bene in modo da farla aderire sia al fondo che ai bordi (operazione da fare tassativamente altrimenti non riuscirete a sformare la torta).

Prendete le fette di arancia e disponetele dapprima sul fondo e poi lungo i lati della tortiera, avendo cura di fissarle affinchè durante la cottura non si muovano. Versate l'impasto all'interno dello stampo molto delicatamente, livellatene la superficie e fate cuocere nel forno già caldo a 160° per circa 50-60 minuti (casomai ai 50 minuti fate una prova stecchino per vedere se è cotto, se così non fosse, proseguite la cottura, io ho impiegato circa 1 ora). Quando sarà cotto (ricordo che lo stecchino infilato al centro dovrà uscire asciutto e pulito) appoggiate il dolce su di una griglia e fatelo riposare per alcuni minuti poi sformate, capovolgendolo e staccando molto delicatamente la carta da forno. Mentre il dolce è ancora caldo versate su tutta la sua superficie (per i  bordi eventualmente utilizzate un pennello) parte dello sciroppo in modo da glassarla completamente. Fate raffreddare completamente prima di servire e accompagnate con un po' dello sciroppo rimasto.

Note:
l'operazione di cuocere le fette di arancia nello sciroppo è un po' critica a mio avviso, quindi consiglio di tagliare più fette di arancia in modo da averne di scorta nel caso qualcuna dovesse rompersi o perdere gran parte della polpa. Io ho fatto così e mi sono trovata bene.

mercoledì 13 gennaio 2010

Ravioli alle noci e spinaci

Ravioli alle noci e spinaci

Ve l'avevo detto no, che con il nuovo anno mi sarei applicata maggiormente sul discorso pasta all'uovo! Complice qualche giorno di ferie prima della Befana, ne ho approfittato per fare conoscenza con i nuovi accessori della mia Kitchen Aid, in particolare questa volta ho testato i rulli per stendere la pasta. Per l'occasione e, soprattutto per capire se effettivamente l'aggeggino era valido, ho chiamato anche nonna (sempre lei, Luisa) in qualità di sommo giudice, per eseguire una sorta di controllo di qualità sulla sfoglia (e sui vari spessori ottenibili) una volta stesa. Volete sapere il verdetto? Promosso a pieni voti, e per fortuna, voglio dire ;)

Ecco che per inaugurare il mio nuovo giochino ho preparato questi ravioli, trascorrendo un piacevolissimo pomeriggio nel tepore della mia cucina mentre fuori nevicava a più non posso. Un bel programma di cucina alla tv, il mio grembiule preferito addosso e la consapevolezza di potermela prendere, per una volta, con calma, mi hanno regalato ore di grande relax, ma soprattutto una prolungata sensazione di benessere.

La ricetta, non c'è neanche bisogno di dirlo, proviene dal mitico quaderno di nonna, una fonte di sapere antico e di tradizioni tramandate di generazioni in generazioni, le cui pagine ingiallite mi hanno sempre attirata sin da bambina. Si tratta di ravioli farciti da un ripieno davvero goloso: spinaci, ricotta, mortadella e parmigiano la fanno da padroni insieme ad un tocco di croccantezza dato dalle noci tritate. Talmente buono che mentre lo disponevo in mucchietti sulla sfoglia mi è stato praticamente impossibile non mangiarne un pochino (sono la solita golosa, lo so)! Prima di passare alla ricetta però, vorrei spendere giusto due parole sul condimento. Io ho provato due versioni, un classicissimo burro e salvia (più delicato che valorizza il sapore del ripieno) e una sua variante allo speck croccante (che poi è quella che vedete ritratta in foto). Noi abbiamo gradito entrambe, a voi la scelta :)

Ravioli alle noci e spinaci

Ingredienti per circa 8 persone:
per la pasta all'uovo:
7 uova
450 g di farina 0
250 g di semola di grano duro*

* se stendete la sfoglia con il mattarello utilizzate tutta farina di tipo 0, quindi 700 g. La semola di grano duro serve per cercare di rendere la sfoglia non liscia, rischio che si corre tirandola con l'apposita macchinetta .

per il ripieno:
350 g di spinaci puliti
350 g di ricotta mista asciutta
50 g di mortadella di Bologna Dop a fette sottili
80 g di noci sgusciate
90 g di parmigiano reggiano grattugiato
1 noce di burro
1 spicchio d'aglio
1 uovo
noce moscata
sale, pepe

per il condimento:
70 g circa di burro
4 foglie di salvia
parmigiano grattugiato a piacere
1 fetta di speck tagliato grossino (facoltativo)

Procedimento:
Il giorno precedente lavate accuratamente gli spinaci più volte sotto l'acqua corrente, strizzateli e trasferiteli in una capiente casseruola con due dita di acqua. Fateli lessare, quindi scolateli e trasferiteli in uno scolapasta, dove li laverete sotto l'acqua fredda in modo da bloccarne la cottura. Strizzateli nuovamente molto bene e fateli saltare in una padella antiaderente insieme ad una noce di burro, un pizzico di sale e ad uno spicchio d'aglio sbucciato e leggermente schiacciato con la lama di un coltello. Cercate di farli asciugare il più possibile, quindi eliminate l'aglio e fateli raffreddare completamente. Riducete la mortadella in pezzetti di piccole dimensioni e fatela tritare finemente nel mixer. Unite la ricotta e date un colpo veloce con le lame giusto per farla amalgamare, quindi aggiungete gli spinaci ben freddi, l'uovo intero, noce moscata a piacere, il parmigiano grattugiato, sale e pepe nero macinato al momento. Da ultime unite le noci sgusciate e tritate il tutto fino ad ottenere una crema verde (fate attenzione che i frammenti di noci non siano troppo grandi altrimenti non riuscirete poi a farli passare dalla bocchetta della sac à poche). Trasferite il tutto in una ciotola, mescolate nuovamente assaggiando per aggiustarne il sapore, coprite con la pellicola per alimenti e fate riposare in frigorifero per tutta la notte.

Il giorno seguente in una ciotola capiente mettete le due farine e le uova, sbattendo il tutto dapprima con una forchetta nel centro, successivamente prendendo a mano a mano un po' di farina circostante. Quando il composto non sarà più liquido trasferitelo su di una spianatoia leggermente infarinata ed impastatelo energicamente fino ad ottenere un impasto omogeneo, liscio ed elastico. Formate una palla allungata (questo perché poi la taglierete a fette) di pasta e mettetela all'interno di un sacchetto per alimenti ben chiuso, nel quale riposerà per circa 45-60 minuti.

Con un coltello tagliate una fetta di impasto (avendo cura di lasciare la pasta che non utilizzate sempre all'interno del sacchetto per non farla seccare) di circa 5 cm e stendetela con il mattarello per farla arrivare alla stessa larghezza dei rulli della vostra macchinetta. A questo punto fatela passare tra i rulli una volta per ciascun numero, iniziando con il numero 1 fino ad arrivare a quello desiderato (il 6 utilizzando il mio accessorio per la Kitchen Aid), considerando che la sfoglia non deve essere eccessivamente sottile. Prendete ora la striscia di impasto ed adagiatela sulla spianatoia, prelevate il ripieno dal frigorifero con un cucchiaio e trasferitelo all'interno di una tasca da pasticciere senza riempirla troppo, quindi confezionate i ravioli secondo il metodo che preferite.

Io ho piegato a metà la sfoglia sovrapponendo i lati corti, premendo leggermente sulla piega per lasciare un piccolo segno. Poi ho riaperto la sfoglia e disposto il ripieno su una delle due metà formando tante montagnette, opportunamente distanziate tra loro, disposte su 3 file. Quindi ho coperto il tutto molto delicatamente con  l'altro lembo di sfoglia. Con le dita ho premuto dapprima attorno al ripieno per far fuoriuscire l'aria e poi tutto intorno. Con una rotella tagliapasta dentellata ho dato forma ai ravioli formando delle linee verticali e longitudinali - come una griglia - per creare dei rettangoli, al centro dei quali ci sarà ovviamente il ripieno. Ho proceduto in questo modo fino ad esaurimento degli ingredienti.

Prendete ciascun raviolo, schiacciate bene lungo i bordi e disponetelo su di un vassoio di legno. A qusto punto avete due strade: o cuocerli subito, oppure congelarli mettendoli nel freezer dapprima disposti su vassoi e poi, solo quando si saranno ben induriti, potete trasferirli negli appositi sacchetti per alimenti. Al momento del bisogno consiglio di prenderli fuori dal freezer nel momento in cui metterete a bollire l'acqua che servirà a lessarli. Riducete lo speck a listarelle con il coltello e fatelo diventare croccante in una piccola padella antiaderente senza grassi. Portate ad ebollizione una capiente pentola piena di acqua salata e fatevi cuocere i ravioli, cercando di tenerli sotto al pelo dell'acqua con un mestolo forato (questo perché hanno la tendenza a stare subito a galla). Quando saranno pronti, scolateli al dente e fateli saltare in una padella antiaderente nella quale avrete fatto fondere il burro insieme alle foglie di salvia e allo speck. Saltate il tutto, spegnete la fiamma e unite il parmigiano grattugiato, spadellando di nuovo. Trasferite nei piatti da portata e servite subito.


Note:

- non è fondamentale preparare il ripieno con un giorno di anticipo, ma è preferibile in quanto gli ingredienti che lo compongono avranno tutto il tempo di amalgamarsi tra loro;

- le dosi per la pasta all'uovo indicate nella ricetta sono abbastanza precise se decidete di confezionare i ravioli nella stessa modalità che ho seguito io, se li fate di dimensioni diverse naturalmente vi servirà una quantità diversa di uova e di farina.

lunedì 11 gennaio 2010

Balila, ovvero insalata di ceci al cumino, cannella e limone

Balila


Non so voi, ma io avverto un discreto bisogno di cambiare per un attimo sapori, saranno stati gli abbondanti e lauti pasti delle appena trascorse festività, ma giuro che per un po' non voglio più sentir parlare di pandori, panettoni, lasagne e quant'altro. Ecco che quindi oggi passo ad una ricetta etnica, che ho scovato nel libro di Julie Andrieu "La mia piccola cucina" (edito da Guido Tommasi Editore). Per la precisione la Balila (o forse dovrei dire il?) è un piatto tipico della cucina libanese, che di solito fa parte del mezze, ovvero la serie di piccoli antipasti e stuzzichini che aprono un pasto. In pratica una sorta di finger food caratteristico dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo orientale (Turchia, Grecia, Cipro, Libano per l'appunto, ecc. ) per capirci. [fonte: wikipedia]

Si tratta di un'insalata tiepida di ceci, precedentemente cotti e sbucciati uno ad uno (operazione facoltativa, ma che incide sull'estetica del piatto e che pertanto vi consiglio caldamente di eseguire), aromatizzati da cumino, cannella, aglio, succo di limone e rinfrescati da un po' di prezzemolo fresco tritato. Un piatto leggero (una volta tanto ;), bilanciato e povero di grassi (anche vegan aggiungo), che potete servire all'aperitivo, come contorno oppure, come ho fatto io, come piatto unico, accompagnandolo semplicemente con una fresca insalata verde e qualche crostino di pane. Un modo originale e veloce (se come me avete una confezione di quelli precotti da smaltire) di preparare i ceci.

Balila: insalata di ceci al cumino, cannella e limone

Ingredienti per 1-2 persone:
300 g di ceci precotti
1 cucchiaino di cumino in polvere
1/2 cucchiaino di cannella
1 cucchiaio di prezzemolo tritato
3 cucchiai di olio all'aglio (oppure: 3 cucchiai di olio di extravergine di oliva + 1 cucchiaino d'aglio tritato)
il succo di 1 limone
sale, pepe bianco

Procedimento:
Mettete una casseruola piena di acqua sul fuoco e portatela a bollore. Aggiungetevi i ceci scolati dal liquido di governo e quando l'ebollizione riprende, scolateli e passateli immediatamente sotto all'acqua corrente fredda in modo da bloccarne la cottura. A questo punto sbucciateli (vedi premessa) schiacciandoli leggermente tra l'indice e il pollice uno alla volta. In una piccola casseruola fate insaporire a fiamma moderata l'olio insieme al cumino, la cannella (e l'aglio se, come me, non avete l'olio già aromatizzato). Aggiungete i ceci, 1 cucchiaio di succo di limone e coprite con poca acqua fino ad arrivare a metà altezza. Incoperchiate e fate cuocere per 10 minuti circa. Regolate di sale e pepe e servite l'insalata tiepida (oppure fredda), cospargendo con prezzemolo fresco tritato.

giovedì 7 gennaio 2010

Fondant au chocolat e lamponi

Fondant au chocolat e lamponi


Ma Camo non dovevi essere a dieta? Lo so che ve lo stavate domandando non appena avete visto la foto. Eh, cosa volete che vi dica, le diete si iniziano di lunedì, quindi oggi mi risulta essere giovedì (sono un filo persa con i giorni della settimana con tutte queste feste, uhm...) e pertanto posso ancora darci dentro, no? ;)

Scherzi a parte, non so voi, ma io quando ricevo un invito a cena a casa di amici sono sempre l'incaricata dei dolci. Chissà poi perché, mi chiedo ;) Spesso quando non conosco quali saranno gli altri invitati, e soprattutto i loro gusti in fatto di cibo, la scelta ricade inevitabilmente sul cioccolato. Difficile sbagliare, poi vabbé qualcuno a cui il cibo degli dei non piace ogni tanto c'é lo stesso, ma si tratta pur sempre di un numero ristrettissimo di persone, no? Tra l'altro se c'è una cosa che detesto è trascorrere l'intero tempo del pasto a pensare "oddio chissà come sarà il dolce, chissà se è venuto bene, se gradiranno..." e via discorrendo, insomma. Ecco che quindi con una torta al cioccolato, lussuriosa e dal cuore fondente, di solito si fa sempre un figurone.

Questa volta ho voluto provare il famosissimo fondant au chocolat di Trish Deseine, nulla di nuovo sotto il sole quindi lo so, ma avevo necessità di non sbagliare e così infatti è stato. Alla ricetta originale, che ho seguito alla lettera, ho solo aggiunto dei lamponi nell'impasto (ma anche come decorazione), in questo modo durante la cottura il loro succo si fonderà al cioccolato, dando la giusta nota di acidità che serve a smorzare un po' il gusto dolce e avvolgente dell'intera torta. Come previsto è stato divorato in pochi attimi tra le approvazioni dei miei amici, cosa che naturalmente mi ha regalato non poca soddisfazione. Ah poi una cosa da non sottovalutare è che la preparazione è davvero molto semplice e pure veloce, quindi lo consiglio caldamente come asso nella manica proprio per le occasioni in cui andate di fretta (tipo ospiti improvvisi a cena) o quando avete necessità di fare bella figura, ecco.

Fondant au chocolat e lamponi

Ingredienti per uno stampo da 20 cm di diametro (6-8 persone):
200 g di cioccolato fondente di ottima qualità (il mio al 75%)
200 g di burro
250 g di zucchero semolato
5 uova
1 cucchiaio di farina
125 g di lamponi

per decorare:
1 vaschetta di lamponi freschi (125 g circa)

Procedimento:
In una casseruola fate fondere a bagnomaria il cioccolato fondente spezzettato insieme al burro, mescolando con un cucchiaio di legno fino ad ottenere un composto omogeneo e liscio. Spegnete e fuori dal fuoco unite lo zucchero semolato, rimestate di nuovo con cura, quindi lasciate intiepidire. Incorporate le uova, una alla volta, aspettando che la prima si sia ben amalgamata prima di aggiungere la seguente mescolando con una frusta. Unite da ultima la farina setacciata e rimestate il composto fino a quando noterete che è diventato liscio e omogeneo.

Imburrate uno stampo circolare da 20 cm di diametro a cerchio apribile e mettetevi un foglio di carta da forno (in questo modo sarà più stabile) facendolo aderire bene alla base e ai bordi. Versate all'interno dello stampo metà del composto, posizionatevi al centro (in questo modo non coleranno lungo i bordi) i lamponi lavati ed asciugati e coprite con la metà restante. Livellatelo sbattendo un po' la teglia. Fate cuocere nel forno già caldo a 190° per circa 22 minuti (con il mio forno, un po' lento, ce ne sono voluti circa 8 in più) o comunque fino a quando il dolce si sarà rassodato, ma apparirà ancora un po' tremolante al centro. Fate raffreddare il fondant all'interno dello stampo su di una griglia per dolci, quindi sformatelo. Decorate con lamponi freschi.

Note:
- è consigliabile preparare il fondant con un giorno di anticipo e farlo riposare in frigorifero;

- una volta raffreddato il dolce si abbasserà notevolmente, non vi preoccupate è una torta priva di lievito e quindi è così che deve essere;

- la ricetta indica di utilizzare uno stampo da 20 cm, io non l'avevo ed ho usato quello classico da 24 cm, se volete ottenere un risultato un po' più alto del mio vi consiglio di attenervi alla misura indicata.

lunedì 4 gennaio 2010

Zuppa di lenticchie al rigatino affumicato croccante

Zuppa di lenticchie al rigatino affumicato croccante

Inizio questo nuovo anno ringraziando per prima cosa tutti voi, che così numerosi mi avete fatto gli auguri durante queste festività. Siete stati davvero molto affettuosi e cari, ed io felicissima di leggervi :) Negli scorsi giorni sono stata nella bellissima provincia di Arezzo per trascorrere il capodanno insieme ad alcuni amici. Complici il maltempo e le piogge incessanti, la nostra occupazione principale è stata quella di mangiare (e bere aggiungo, visto che ero in compagnia di due sommeliers e altrettanti aspiranti tali) e quindi capirete che se già mettersi a dieta era un must prima della mia partenza, adesso si tratta di una vera e propria emergenza. In ogni caso mi sono davvero divertita e, soprattutto, rilassata e rigenerata. Voi come avete trascorso queste giornate?

Oggi invece vorrei darvi un piccolo spunto, chessò per la prossima cena, metti caso che non abbiate la più pallida idea di cosa portare in tavola una sera di queste. Se vi sono avanzate delle lenticchie dal cenone infatti, potreste ad esempio pensare di preparare questa zuppa dal carattere rustico: densa, avvolgente e sfiziosa, leggermente insaporita da un po' di rigatino toscano affumicato croccante (in alternativa utilizzate della pancetta affumicata tagliata a listarelle sottili), fatto saltare in una padella antiaderente senza grassi fino a doratura. Un piatto che ci è piaciuto molto e che sto preparando con una certa frequenza (l'ultima volta è stata proprio ieri sera, tra l'altro), che per dare il meglio di sé deve essere composto da ingredienti di primissima qualità. Consiglio di accompagnarlo con un filo di un ottimo olio extravergine di oliva corposo e robusto (il mio, manco a farlo apposta, era proprio toscano e prodotto direttamente dai nostri amici ;) che metterete a crudo sulla zuppa. Buon appetito!

Zuppa di lenticchie al rigatino affumicato croccante

Ingredienti per 2-3 persone:
250 g di lenticchie di buona qualità
120 g di rigatino toscano affumicato ridotto a listarelle (o pancetta affumicata)
1 cipolla gialla
1 litro d'acqua
olio extravergine di oliva
sale, pepe

Procedimento:
Mettete le lenticchie in ammollo in una ciotola con abbondante acqua fredda per 12 ore. Lavatele sotto l'acqua corrente e sciacquatele più volte. Mondate la cipolla, tagliatela a rondelle sottili e fatele soffriggere a fuoco dolce con un cucchiaio circa di olio extravergine di oliva. Dopo qualche minuto aggiungete 1/3 circa del rigatino toscano a listarelle e fatelo rosolare. Quando le cipolle saranno diventate trasparenti unite le lenticchie e l'acqua calda. Coprite e fate cuocere dolcemente per circa 45 minuti.

Trasferite il tutto nel boccale del mixer e frullate fino ad ottenere una crema densa, aggiungendo altra acqua se necessario, regolandovi in base alla consistenza che volete ottenere. Regolate di sale e di pepe e mescolate con cura. In una padella antiaderente a parte fate rosolare il rigatino toscano restante senza grassi (basta quello che già possiede di suo) mescolando fino a quando sarà diventato croccante e dorato. Versate la crema così ottenuta nelle coppette individuali, decorate con il rigatino dorato e servite subito, completando con un giro di un buon olio extravergine di oliva a crudo.