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lunedì 30 novembre 2009

Tortini alle mele con salsa inglese alla cannella

Tortini alle mele con salsa inglese alla cannella

Mangiare uno di questi tortini mi hanno fatto tornare bambina, sapete? Più precisamente mi fanno ricordare il periodo delle scuole elementari quando, con il mio bel grembiule bianco e la cartella, mi accingevo a fare i primi passi nel mondo della scuola. Uno dei momenti più belli e che ricordo con più piacere, è sempre stato quello dell'intervallo, quando non vedevo l'ora di prendere fuori dallo zaino il sacchettino dove la mamma aveva riposto la mia merenda. Ogni mattina aprivo questo cartoccino come se fosse un regalo, con sempre nuova e grande curiosità di sapere quale sarebbe stato il suo contenuto. Spesso si trattava di una fetta di un dolce semplice e poco elaborato, proprio come questi tortini, altre volte di una merendina confezionata, morbida, spugnosa e deliziosamente aromatizzata al limone, che da tempo purtroppo non vedo più in commercio e, tra l'altro, non so nemmeno se sia tipica solo della mia regione o addirittura della mia provincia (qualcuno si ricorda dei mitici Tortini Porretta?). Altre volte invece c'era un piccolo panino al prosciutto per dire, il tutto era poi sempre accompagnato dall'immancabile succo di frutta, di solito o pesca o albicocca, oppure dal mitico Billy, ma anche questo ormai non credo esista più.

Ma torniamo ai nostri tortini. Per realizzarli sono partita dalla ricetta base contenuta nel libro "Al Forno" di Nicola Pavan (edito da Guido Tommasi Editore), ricetta che ho trovato molto valida perché mi ha permesso di sfornare dei dolcetti molto soffici e profumati, deliziosamente aromatizzati alla vaniglia e al limone, che ho arricchito con qualche fettina sottile di mela. E siccome le mele chiamano la cannella, ecco che non potevo non abbinarci una golosa crema inglese alla cannella preparata utilizzando la ricetta di M. Santin che avevo pubblicato qualche tempo fa, scelta molto più che azzeccata sia in termini di gusto che per contrastare la tendenza altrimenti un po' asciutta di questi dolcetti.

Naturalmente la ricetta base di questi tortini può essere personalizzata a proprio piacimento, variando il tipo di frutta con quella che preferite (ad esempio banane, pere, pesche, ecc...) e anche la salsa di accompagnamento (alla vaniglia, al cioccolato, al rum, al Marsala, ecc), così come potete aggiungere frutta secca tritata o cioccolato sia in gocce che tritato. Li ho preparati anche ieri sera come dessert improvvisato per concludere in dolcezza un aperitivo con alcuni amici, ma alla pera e con una salsa alla vaniglia, mi hanno salvata in corner ed ho fatto un figurone!


Tortini alle mele con salsa inglese alla cannella


Tortini alle mele con salsa inglese alla cannella

Ingredienti per 6 tortini:
1 uovo
1 tuorlo
100 g di zucchero semolato
150 g di farina 00
100 g di burro fuso freddo
1/2 bustina di lievito in polvere per dolci
50 ml di latte
1 stecca di vaniglia
la scorza grattugiata di mezzo limone bio
1 mela

per la salsa inglese alla cannella:
1 dose di salsa inglese base di M. Santin (omettere la vaniglia)
1 presa di cannella in polvere

Procedimento:
In una ciotola capiente sbattete brevemente l'uovo ed il tuorlo, unite lo zucchero semolato e montate con le fruste elettriche fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso. Incorporate la farina setacciata insieme al lievito e mescolate bene per amalgamare. Aggiungete la scorza di limone grattugiata, i semini di vaniglia (che avrete ottenuto incidendo con un coltello la bacca di vaniglia e prelevato con la punta di un cucchiaino) e il burro fuso freddo. Mescolate nuovamente ed unite il latte a filo, sbattendo il composto con le fruste elettriche fino ad ottenere un impasto omogeneo.

Disponete 6 pirottini di carta in altrettanti stampini da muffins e versatevi all'interno il composto riempiendoli per 3/4. Sbucciate la mela, riducetela a fettine sottili e disponetene 4 o 5 sulla superficie di ciascun tortino. Fate cuocere nel forno già caldo a 170° per circa 25-30 minuti o comunque fino a quando appariranno dorati e uno stecchino infilato al centro uscirà asciutto e pulito. Sfornateli e quando sono ancora tiepidi spolverizzateli con lo zucchero a velo. Serviteli tiepidi accompagnandoli con la salsa inglese alla cannella.

Per la salsa inglese alla cannella: in una casseruola dal fondo spesso portate ad ebollizione il latte con una presa di cannella. In una ciotola lavorate i tuorli insieme allo zucchero con una frusta a mano cercando di incorporare meno aria possibile fino ad ottenere un composto chiaro e cremoso. Sempre mescolando versate sul composto il latte bollente poco alla volta e rimettete il tutto sempre nella stessa casseruola. Fate cuocere la salsa sul fuoco al minimo mescolando continuamente con una spatola.

Se disponete di un termometro per alimenti essa sarà cotta quando avrà raggiunto la temperatura di 85°, altrimenti potrete accorgervene facendo attenzione ad alcuni segnali: 1) la crema velerà il dorso di un cucchiaio, 2) la schiuma superficiale sarà quasi del tutto scomparsa. Per avere una sicurezza in più basterà passare un dito sul retro della spatola ricoperta di crema: se ne rimarrà la traccia visibile, la salsa sarà pronta, se al contrario scomparirà subito bisogna continuare a cuocere. Una volta giunta a cottura se vi serve calda utilizzatela subito, in caso contrario fatela raffreddare molto velocemente immergendo la casseruola in un contenitore più grande con acqua e ghiaccio e mescolando spesso.

venerdì 27 novembre 2009

Biscotti allo zenzero con glassa al limone




Questo post avrei potuto intitolarlo “Fiordifrolla ha scoperto le glasse ed ora chi la ferma più”. Sissì perché proprio di scoperta si tratta. In passato queste preparazioni mi hanno sempre lasciata un po’ schifata, perché o le vedevo come eccessivamente burrose e stucchevoli oppure come difficilissime da preparare (leggasi: fuori dalla mia portata). Insomma per lungo tempo dolci e biscotti glassati per me sono sempre stati quasi un tabù, proprio non li prendevo minimamente in considerazione. Poi le cose, come accade anche nella vita, cambiano, crescono e si evolvono.

Tutto ha avuto inizio con questa torta, che mi aveva conquistato grazie alla sua nivea glassa che si abbinava così bene con il cioccolato bianco e le pere. Da lì mi si è aperto un mondo, candido, appiccicoso e tremendamente goloso che mi ha fatto mettere da parte ogni pregiudizio (perché poi era proprio di quello che si trattava). Così quando mi sono imbattuta nella pagina del libro "Cucinare in Relax" del mitico Bill Granger, che ritraeva questi biscotti non ho potuto resistere ed ho dovuto prepararli, con le mie modifiche, s’intende.

Tra le varie cose questi dolcetti si addicono proprio al periodo natalizio, vuoi la presenza dello zenzero, sia in polvere che candito (quest’ultimo lo si può anche tranquillamente omettere se non piace), vuoi appunto la glassa al limone che ricorda tanto la neve. Ne sono usciti dei biscotti deliziosi, belli tondeggianti e cicciotti, caratterizzati da un piacevole sapore di limone e zenzero (abbinamento consigliato anche da Foodpairing) e con un leggero sentore di vaniglia. Ideali per accompagnare un tè oppure per concedersi una pausa di gusto. Si conservano anche per una settimana se tenuti all’interno di una scatola di latta o di un contenitore a chiusura ermetica.


Biscotti allo zenzero con glassa al limone

Ingredienti per circa 20-25 biscotti:
250 g di farina 00
1 cucchiaino di lievito per dolci
1 pizzico di sale
1 cucchiaino di zenzero in polvere
40 g di zucchero a velo
30 g di zenzero candito (facoltativo)
200 g di burro fuso
1 stecca di vaniglia

Per la glassa al limone:
125 g di zucchero a velo
1 cucchiaio di succo di limone

Procedimento:
Preriscaldate il forno a 180°. In una ciotola capiente setacciate la farina insieme al lievito e allo zucchero a velo. Unite lo zenzero in polvere e il pizzico di sale. Tritate finemente lo zenzero candito, aggiungetelo alla ciotola e mescolate con un cucchiaio. Unite adesso il burro fuso freddo e i semini di vaniglia, che avrete ottenuto incidendo la bacca per il lungo con un coltello e raschiandone il contenuto con la punta di un cucchiaino. Mescolate con il gancio a k della planetaria (o con un cucchiaio di legno) fino ad ottenere un composto ben amalgamato.

Prelevate delle porzioni del composto e formate con le mani delle palline della dimensione di una noce che disporrete, opportunamente distanziate di circa 4-5 cm, su di una placca rivestita di carta da forno. Passate i rebbi di una forchetta in poca farina e con essa appiattite leggermente e delicatamente i biscotti, quindi fate cuocere per circa 12-15 minuti fino a quando appariranno leggermente dorati. Fateli raffreddare per qualche minuto poi trasferiteli su di una griglia di metallo per dolci e lasciateveli fino a quando saranno completamente freddi.

Preparate ora la glassa al limone: in una ciotolina mescolate lo zucchero a velo setacciato (mi raccomando) insieme al succo di limone e mescolate con una spatola fino a quando otterrete un composto bianco, liscio e privo di grumi. Quando i biscotti si saranno completamente raffreddati decorateli a piacere con la glassa, che avrete messo in una siringa da pasticciere con la punta più sottile.

mercoledì 25 novembre 2009

Canederli ai funghi porcini

Canederli...


Prima o poi doveva succedere, non c’è nulla da fare. La voglia di tornare tra le mie adorate montagne in questo momento è viva più che mai, l’albergo sarebbe anche già prenotato, ma l’8 dicembre sembra non voler arrivare e per giunta la neve si fa anche desiderare. Che poi non ho mai capito se mi piace andare a sciare perché adoro questo sport e la natura circostante, o se sotto sotto ci vado per mangiare le delizie locali e fare un po’ di sano (su questo proprio avrei qualcosa da ridire…) foodshopping. Mi sa entrambe le cose :) Fatto sta che ho pensato di ingannare l’attesa cucinandomi uno dei piatti simbolo delle mie giornate trascorse sugli sci, i canederli.

Per trovare la ricetta che mi intrigasse in quel momento ci ho messo un po’ di tempo, mi sono documentata in tutti i testi di cucina altoatesina di cui dispongo e alla fine ho optato per una versione asciutta, che poi è quella che mangio più spesso quando mi trovo da quelle parti. Ancora una volta mi sono affidata al mini libro di Anneliese Kompatscher, del quale vi avevo già parlato in questa occasione, ed ecco che sono nati questi canederli ai funghi porcini (purtroppo le mie scorte di questo genere di funghi sono ormai finite da un pezzo e quindi ho dovuto ripiegare su quelli secchi, ma di ottima qualità, che avevo acquistato tempo addietro). Il condimento utilizzato è quello classico, ovvero burro fuso (come se piovesse) e parmigiano grattugiato, al quale ho aggiunto qualche stelo di erba cipollina tagliuzzata. Non è sicuramente un piatto dietetico e povero di grassi, ma penso che una volta tanto ce lo potremo anche concedere, no? In ogni caso mi sono proprio piaciuti, tanto che sto già pensando di realizzarne quanto prima anche altre versioni ;)

Prepararli non è difficile, richiede però un minimo di esperienza. L’importante è ottenere un risultato compatto, ma nello stesso tempo leggero (non l’effetto palla da biliardo per intenderci), che permetta di tagliarli con la forchetta (mai con il coltello, gesto che nella tradizione tirolese sarebbe considerato un affronto alla cuoca).

Canederli ai funghi porcini

Ingredienti per 4 persone:
300 g di pane bianco raffermo (meglio se panini o rosette con la crosta)
1 dl di panna fresca
1 bicchiere di latte circa
90 g di burro
3 uova
60 g di funghi porcini secchi (o in stagione 200 g freschi)
1 spicchio d’aglio
½ cucchiaio di farina
1 cucchiaio di erba cipollina tagliuzzata
Sale e pepe

per il condimento:
80 g di burro
60 g di parmigiano grattugiato
Erba cipollina a piacere

Procedimento:
Circa un'ora prima di eseguire la ricetta mettete in ammollo i funghi secchi in una ciotola contenente acqua tiepida e fateli rinvenire. Trascorso questo tempo scolateli, strizzateli e tagliateli finemente al coltello. Riducete il pane raffermo a dadini molto piccoli e trasferitelo in una ciotola insieme alla panna. Unite 50 g di burro fuso freddo, le uova (che avrete in precedenza sbattuto in un piatto con una forchetta) ed il latte, quel tanto che basta ad ottenere un impasto morbido e umido (il pane non deve assolutamente spappolarsi). Mescolate con un cucchiaio di legno per amalgamare il composto e regolatelo di sale e pepe.

In una padella antiaderente fate scaldare i 40 g di burro rimanenti e fatevi rosolare lo spicchio d’aglio, sbucciato e schiacciato, quindi unite i funghi precedentemente preparati e fateli rinvenire per circa 5 minuti, aggiustando di sale e pepe e mescolando di tanto in tanto. Fateli raffreddare ed uniteli al composto di pane insieme alla farina e all’erba cipollina tagliuzzata (io di solito utilizzo le forbici). Mescolate nuovamente con cura e fate riposare il tutto, coperto, per circa 20 minuti.

Nel frattempo portate ad ebollizione una capiente casseruola (possibilmente larga e bassa per fare in modo che i canederli durante la cottura non si sovrappongano) piena d’acqua e salatela. Prendete il composto a base di pane e formate 8 sfere della dimensione di un mandarino, dapprima con le mani inumidite (in modo da non farle attaccare e rendere quindi la superficie più liscia) e poi aiutandovi con un cucchiaio, dovranno risultare compatte e lisce. Fatele bollire lentamente nell’acqua salata per circa 15 minuti. Prelevate i canederli con un mestolo forato, disponeteli nei piatti da portata cospargendoli di burro fuso, abbondante parmigiano grattugiato e erba cipollina tagliuzzata. Servite subito.

Note:
1. la consistenza ottimale dei canederli dipende da numerosi fattori, quali la tipologia del pane raffermo utilizzato e la dimensione delle uova. Pertanto se ottenete un composto troppo umido potete correggerlo aggiungendo altra farina, al contrario se dovesse risultare troppo asciutto aggiungete poco latte per volta;

2. è necessario lavorare la massa con molta delicatezza affinché il pane mantenga la sua struttura e non si rompa;

3. è consigliabile verificare che i canederli mantengano la cottura cuocendone preventivamente uno di prova. Se quest'ultimo si dovesse disfare aggiungete al composto un po’ di farina o del pangrattato;

4. è importante evitare che i canederli presentino crepe o spaccature, perché altrimenti durante la fase di cottura potrebbero riempirsi d’acqua o ancora peggio disfarsi.

lunedì 23 novembre 2009

Sfogliatine alle pere, caprino e pepe rosa

Sfogliatine alle pere, caprino e pepe rosa


Che io sia in pieno periodo pois lo avrete capito, basta guardare le foto di oggi e quelle del post scorso per capirlo. Che forse sia un tentativo di rompere in qualche modo il grigiore che caratterizza queste uggiose giornate d’autunno? Certo che sì. Non so come sia dove abitate voi, ma qui siamo immersi nella nebbia, con un’umidità che trapassa fin dentro alle ossa e, personalmente, ho un desiderio di vedere colori accesi e sgargianti che non vi dico.

Ma veniamo alla ricetta di oggi, un finger fooddino che ho già fatto un paio di volte e che, devo dire, mi ha parecchio soddisfatta, perché si tratta di quelle cosine rapidissime da preparare (e da mangiare, ahimé), che però fanno subito festa e, dettaglio da non sottovalutare, mi hanno fatto fare bella figura con pochissima fatica. In pratica si tratta di simpatiche torrette composte da una base di pasta sfoglia, gonfia e fragrante, sormontate da un disco di pera, aromatizzato da noce moscata e pepe bianco, e da un altro strato finale di caprino (io ho utilizzato quello fresco, ma se trovate dello chévre semi-stagionato otterrete un risultato estetico ancora più bello del mio). Ovviamente la nota di colore, ma anche di sapore, è data dal pepe rosa, il mio preferito tra tutti i pepi (anche se poi da quanto ho letto vero pepe non è, ma trattasi di bacche di un arbusto originario del Sud America), che con il suo piacevole aroma delicato si sposa a meraviglia con queste sfogliatine.

Non vorrei sembrarvi fissata, ma anche questo piatto potrebbe comparire sulla tavola delle feste per iniziare il pasto in maniera un po’ divertente ed informale, magari giocando d’effetto sulla presentazione.

Sfogliatine alle pere, caprino e pepe rosa


Sfogliatine alle pere, caprino e pepe rosa

Ingredienti per 4 persone:
1 rotolo di pasta sfoglia pronta
2 pere William
200 g di caprino fresco (meglio ancora chévre semi-stagionato)
il succo di 1 limone
30 g di burro
1 uovo intero
Noce moscata q.b.
Pepe bianco
Sale
Pepe rosa in grani per decorare

Procedimento:
Srotolate il disco di pasta sfoglia e con un coppapasta di circa 8 cm di diametro ricavate 12/16 dischi. Trasferiteli su di una leccarda rivestita di carta da forno e spennellateli con l’uovo sbattuto. Fateli cuocere nel forno già caldo a 200° per circa 10-15 minuti o fino a qundo saranno gonfi e dorati.

Lavate le pere, sbucciatele e privatele del torsolo lasciandole intere. Tagliatele quindi in modo da ottenere delle rondelle (che dovranno essere dello stesso numero dei dischi di pasta) e trasferitele in un piatto irrorando con il succo di limone per non farle annerire. Scolatele e fatele dorare in una padella antiaderente nella quale avrete fatto fondere il burro, mescolando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno per non farle attaccare. Quando saranno ben rosolate, salate, pepate e cospargete con noce moscata grattugiata al momento a piacere. Tagliate il caprino in dischetti, uno per ciascun disco di pasta sfoglia.

Montaggio: su ciascuna base di pasta sfoglia aggiungete molto delicatamente una rondella di pera e sormontate con una fettina di caprino. Disponete le sfogliatine su di una leccarda ricoperta da carta da forno e ripassatele in forno a 200° per circa 5 minuti. Sfornate, decorate con qualche grano di pepe rosa e servite subito.

venerdì 20 novembre 2009

Tartufi al caffé




Se siete single e cercate marito oggi avrete una soluzione a questo problema. Non sto scherzando, cioè sì ovvio, però sappiate che quando, ad una delle ultime cene a casa di amici, ho portato un vassoio di questi tartufi qui, è stato un delirio. Al momento dell’assaggio da parte di tutti dapprima c’è stato il silenzio, poi nell’arco di un paio di minuti mi sono piovute addosso una (giocosa) proposta di matrimonio (e non da parte del mio ragazzo, il quale però ha dichiarato che questi volano dritti dritti al primo posto della sua classifica dei dolci a pari merito con questo cheesecake) e una richiesta di rifarli al più presto come regalo di compleanno per un altro caro amico. Mica male come inizio, no?

Insomma è stato un piccolo trionfo. In effetti mettere in bocca uno di questi bon-bon manda in paradiso, perchè sono scioglievoli, avvolgenti e maledettamente lussuriosi, inoltre il loro leggero retrogusto di caffè li rende ancora più piacevoli per un fine pasto. Se opportunamente presentati nella maniera giusta, chessò posizionati in pirottini di carta un po’ particolari per dire, li vedo benissimo anche sulla tavola delle feste, voi che dite? Anche qui le variazioni si sprecano, potete aromatizzare la panna con le spezie che preferite (cannella o cardamomo, ad esempio) o, perché no, con delle foglioline di tè (matcha, gelsomino, bergamotto vedete voi ecco), così come potete modificarne la copertura con frutta secca tritata (mandorle, pistacchi, nocciole...), cocco e via dicendo. Ah, prima di darvi la ricetta vi devo mettere in guardia: sappiate che danno dipendenza, ma forse questo lo sapete già perché questi tartufi non sono di certo la novità del secolo ;)

Tartufi al caffé

Ingredienti per circa 30-32 tartufi:
300 g di cioccolato fondente al 70%
200 g di cioccolato al latte
200 g di panna fresca
50 g di burro
2 cucchiai di caffè solubile
Cacao amaro in polvere

Procedimento:
Con un coltello tritate grossolanamente il cioccolato fondente, quello al latte e disponeteli in una ciotola capiente. In una piccola casseruola versate la panna, il burro e il caffè solubile e portate ad ebollizione mescolando con una spatola in modo da ottenere un composto ben amalgamato. Versate il tutto sul cioccolato tritato, coprite (ad esempio con un piatto) e lasciate riposare per 5 minuti. Mescolate ora con una spatola fino ad ottenere una ganache liscia, densa e omogenea. Fate raffreddare a temperatura ambiente, mescolando di tanto in tanto, poi coprite con un foglio di pellicola per alimenti e ponete in frigorifero per almeno due ore o comunque fino a quando la ganache diventa abbastanza solida per realizzare delle palline.

Con un cucchiaino prelevate tante porzioni di ganache e dategli velocemente la forma di palline irregolari con le mani. Disponetele su di un vassoio e fate raffreddare in frigorifero per circa 30 minuti. Mettete infine il cacao in polvere in un piatto fondo e sporcatevi un po’ le mani con esso. Prendete ora ciascun tartufo, fatelo passare dapprima tra le vostre mani per dargli una forma più regolare, e poi nel cacao in modo da ricoprirlo completamente. Disponeteli di nuovo in frigorifero fino al momento di servire.

Note:
- una volta passati i tartufi nel cacao amaro consiglio di consumarli nell'arco di una giornata, perchè altrimenti la copertura si potrebbe rovinare e risulterebbe meno bella a vedersi. La ganache al cioccolato invece può essere preparata anche in anticipo, basta conservarla in frigorifero coperta dalla pellicola alimentare;

- potete lasciare il composto in frigorifero anche per una notte, ovviamente quando lo prenderete fuori sarà molto duro. In questo caso è opportuno lasciare a temperatura ambiente la ganache fino a quando sarà diventata un po' più tenera.

mercoledì 18 novembre 2009

Il castagnaccio, dalla mia infanzia a quello di Caino

Castagnaccio


Il castagnaccio è un dolce che mi conduce direttamente alla mia infanzia. Dovete sapere però che nella mia famiglia con questo nome si indicavano delle frittelle, piatte, di forma ovale e a base di farina di castagne, che venivano fritte in abbondante olio e cosparse di zucchero semolato. Mi ricordo che questi dolcetti allietavano i giorni d’autunno di quando ero poco più che una bambina e il solo inconfondibile aroma per me era sinonimo di festa. Per non parlare poi delle mistocchine, dei dischetti di impasto sempre di farina di castagne, ma aromatizzati dal liquore all'anice (anch’essi ovali, ma molto più pastosi e sazianti) che spesso venivano cotti su di una piastra di un vecchio fornello a legna negli angoli del centro della mia città, di solito da anziane signore, le cosiddette mistocchinaie. Purtroppo questa usanza popolare credo si sia persa, sono anni che a Bologna non ne vedo più, peccato perché era piacevolissimo camminare sotto i portici ed essere all'improvviso guidati dal loro intenso profumo.

Nell’impossibilità di riprodurre anche solo una di queste antiche preparazioni, la voglia di castagnaccio però mi era rimasta e quindi, complice una confezione di farina di castagne infilatasi magicamente da sola (così quasi per caso eh ;) nel carrello della spesa, ho optato per una versione d’autore, pubblicata nel libro "Caino", che contiene le ricette dell'omonimo ristorante stellato maremmano. Versione nella quale compaiono pinoli, uvetta, noci e aghi di rosmarino, a suo tempo preparata anche da lei. Un dolce non eccessivamente dolce, perdonate il gioco di parole, che proprio per questa sua caratteristica abbiamo gradito molto, ideale per fare una sana merenda tuffandosi nei sapori poveri di una volta.

Castagnaccio


Castagnaccio
(ricetta di Valeria Piccini - ristorante Caino - contenuta in "Caino", Giunti Editore)

Ingredienti per uno stampo da 26 cm di diametro:
300 g di farina di castagne
300 ml di acqua
375 ml di latte
40 ml di olio extravergine di oliva
40 g di zucchero semolato
40 di noci
40 g di pinoli
40 g di uvetta
1 rametto di rosmarino

Procedimento:
In una ciotola capiente setacciate la farina di castagne, stemperatela con l’acqua e il latte mescolando con una spatola e facendo attenzione a non creare grumi. Unite lo zucchero semolato, l’olio, le noci sgusciate ridotte a pezzi grossolani, i pinoli e l’uvetta (che io ho fatto precedentemente rinvenire in un po’ di acqua). Mescolate di nuovo per amalgamare bene tutti gli ingredienti e trasferite il composto (che sarà piuttosto liquido, ma va bene così) in una teglia circolare da 26 cm di diametro alta circa 2 cm foderata di carta da forno (se vi risulta più facile potete bagnarla e strizzarla bene). Cospragete la superficie del castagnaccio con aghi di rosmarino e fate cuocere nel forno già caldo a 200° per circa 25 minuti o fino a quando si formerà una crosticina superficiale e i pinoli appariranno dorati.

lunedì 16 novembre 2009

Slow cooking: stinco di maiale al forno

Stinco di maiale al forno


Qualche post fa (quello della carbonade) raccontavo di quanto mi piaccia dedicarmi ogni tanto, soprattutto quando il tempo me lo permette va detto, a piatti slow cooking, che richiedono il giusto tempo e la giusta cura insomma. Questa volta è stato il turno di un taglio di carne un po' dimenticato e forse anche bistrattato se vogliamo, che credo al giorno d'oggi venga cucinato con una frequenza molto minore rispetto ad un tempo. E sì che lo stinco di maiale al forno è un piatto a dir poco economico, perché ha un costo davvero irrisorio (sto parlando di meno di 5 euro al pezzo, non è uno scherzo, direi un aspetto da non sottovalutare con i tempi che corrono, no?), facile da preparare e soprattutto molto comodo, perché mentre lui se ne sta pacifico nel forno, voi potete tranquillamente occuparvi del resto della cena. Ovviamente il discorso si fa molto più interessante se avete diversi ospiti da sfamare, sia in termine di costo complessivo della materia prima, che di tempo passato ai fornelli.

Detto questo credo esistano moltissimi modi per cucinarlo, io seguo fedelmente la ricetta di mia madre, quella che lei utilizza da sempre con ottimi risultati, anche perché mi piace riprodurre nella mia casa gli odori e i profumi che sentivo quando vivevo ancora con i miei genitori. In pratica si tratta di far marinare lo stinco per una notte intera solamente con aglio, rosmarino e vino bianco secco e poi di cuocerlo in forno l'indomani, sempre con gli stessi ingredienti, ma freschi (non quelli della marinata per intenderci, noi in famiglia preferiamo così), per almeno un paio d'ore o comunque il tempo che serve per ottenere uno stinco perfettamente glassato e succulento. Ma veniamo alle dosi, io solito considero 1 stinco ogni due persone, chiaramente la quantità è soggettiva e dipende prima di tutto dalla grandezza del pezzo di carne, dall'appetito di chi dovrà mangiarlo, ovviamente, e se intendete servirlo come piatto principale o invece inserirlo in un pasto con diverse portate. Un piatto che sa di festa e di convivialità, che viene completato alla perfezione se accompagnato da patate al forno al rosmarino, dorate e con la crosticina croccante.

Stinco di maiale al forno

Ingredienti per 2 persone:
1 stinco di maiale
1/2 bottiglia circa di vino bianco secco
4 spicchi d'aglio
4 rametti di rosmarino
2 cucchiai di olio extravergine di oliva
salamoia bolognese (o in alternativa sale grosso, rosmarino e salvia tritati)
pepe

per la marinata:
1 bottiglia di vino bianco secco
3-4 spicchi d'aglio
4 rametti di rosmarino

Procedimento:
Mettete lo stinco in un recipiente di vetro (o una casseruola grande a sufficienza da poterlo contenere) insieme alla bottiglia di vino bianco secco, gli spicchi d'aglio schiacciati con la lama di un coltello e i rametti di rosmarino, lavati e asciugati. Coprite e fate marinare per una notte intera in frigorifero.

Il giorno seguente prelevate lo stinco dalla marinata, lavatelo e asciugatelo con la carta da cucina (io di solito il liquido della marinata non lo utilizzo per la cottura, preferisco mettere vino e aromi nuovi). Strofinatelo bene con la salamoia bolognese e il pepe macinato fresco e disponetelo in una teglia da forno. Aggiungetevi circa mezza bottiglia di vino bianco secco, l'aglio schiacciato, il rosmarino e due cucchiai di olio extravergine di oliva. Coprite con i fogli di alluminio, creando diversi strati, in modo da cercare di sigillare il meglio possibile il contenuto della teglia. Fate cuocere in questo modo nel forno già caldo a 150-170° per circa 2 ore senza aprire l'alluminio. Trascorso questo tempo scoprite e fate rosolare a 180° fino a quando lo stinco sarà ben dorato in superficie e noterete che la carne si sarà ben staccata dalle ossa, irrorando di tanto in tanto con il fondo di cottura (io ci ho messo un'altra ora abbondante perché il mio stinco era molto grande). Trasferite in un piatto da portata e servite accompagnando con patate al forno al rosmarino.

venerdì 13 novembre 2009

Di biscotti, delizie orientali e santini

Delizia orientale


Per favore ditemi che non sono l’unica che sta già pensando alla produzione di biscotti natalizia. Io mi sono anche già data all’acquisto di riviste, libri e manualetti di ricette che sfoglierò praticamente almeno una volta al giorno (tutti eh), seduta comodamente sul mio divano con tanto di pannarino felpato (leggasi plaid), tisana calda e l’immancabile lista nella quale segnare i candidati più papabili che finiranno nei miei futuri pensierini hand made. Un lavoraccio signori miei, però c’è da dire che in questo momento tutto ciò mi rilassa, mi fa stare bene e mi distoglie da altri pensieri.

La ricetta di questi biscotti non proviene da un libro però, mi è stata al contrario generosamente inviata da una mia cara lettrice di nome Silvia. Come accade molto spesso ci si scrive, si fanno quattro chiacchiere in libertà, si condividono consigli (di cucina e non) e via discorrendo. Insomma caso vuole che lei abbia provato questi cuori (ve li ricordate?), le siano piaciuti particolarmente e abbia pensato bene di mandarmi in cambio una delle ricette che sua madre prepara proprio in occasione delle feste natalizie. Ecco come nascono questi biscotti. Pensate che si tratta di una ricetta vecchissima (credo di circa trent'anni, giusto Silvia?) riportata dietro a un santino, sissì avete capito bene, proprio quei cartoncini nei quali sono raffigurati i santi protettori.

Naturalmente un sentito e doveroso ringraziamento va a Silvia e alla sua mamma, per avermi fatto conoscere questi favolosi biscotti, ai quali sono profondamente affezionata (e per aver acconsentito anche alla loro pubblicazione, va detto).

Delizia orientale è un nome molto evocativo, non trovate? Mi fa pensare ad una notte stellata nel deserto, immagine che poi viene confermata dall’aspetto di questi biscotti, scuri per la presenza del cacao (la notte) e magicamente puntinati da pinoli (le stelle) e datteri tritati. Sono particolarmente friabili, caratteristica che non so perché me li rende ancora più desiderabili, davvero molto buoni e deliziosamente profumati, inoltre si conservano in una scatola di latta anche per una settimana, il che mi fa pensare che saranno di certo tra i prescelti per la prossima biscottata pre-natalizia. Sono perfetti sia inzuppati nel latte a colazione, che gustati insieme ad un tè caldo o come piacevolissima coccola serale. Purtroppo non sono in grado di darvi la quantità esatta di biscotti che ho sfornato, perché con la scusa di assaggiarli, ne sono spariti subito una discreta parte (sono incorreggibile lo so…), però vi posso dire con queste dosi ho riempito sì e no due leccarde da forno.

Delizia orientale


Delizia Orientale

Ingredienti:
200 g di burro morbido
250 g di farina 00
100 g di pinoli
100 g di datteri snocciolati e tritati grossolanamente
100 g di zucchero semolato
1 pizzico di sale
1 cucchiaio di miele
1 albume
40 g di cacao in polvere amaro

Procedimento:
Nella ciotola della planetaria lavorate il burro fuso con la frusta (o con le fruste elettriche) fino a renderlo cremoso. Incorporate, uno alla volta, lo zucchero semolato, il sale, il miele, l'albume ed il cacao setacciato, azionando l'apparecchio fino ad ottenere un composto omogeneo. Aggiungete la farina setacciata e lavorate velocemente con il gancio a k (se non avete la planetaria impastate rapidamente a mano) fino ad ottenere una pasta morbida. Unite da ultimi i pinoli interi ed i datteri tritati grossolanamente, sempre impastando (ma non troppo) per distribuirli in maniera omogenea.

Formate 2 rotoli di impasto dello spessore di circa 4 cm e avvolgeteli nella pellicola per alimenti. Disponeteli su di un vassoio e fateli riposare nel frigorifero fino a quando si saranno induriti, circa 2 ore (nel mio caso tutta la notte). Trascorso questo tempo con un coltello tagliate i rotoli a fettine di circa 1,5 cm di spessore e disponetele su di una placca rivestita di carta da forno, distanziandole di circa 3-4 cm. Fate cuocere nel forno già caldo a 180° per circa 10-12 minuti, sfornate i biscotti e lasciateli raffreddare sulla teglia prima di spostarli (non fatelo prima altrimenti rischiereste di romperli). Si mantengono anche per una settimana se conservati  in un contenitore ermetico o in una scatola di latta.

mercoledì 11 novembre 2009

Vellutata di zucca e porcini

Vellutata di zucca e porcini


Con questa ricetta dovrei fare la felicità di una mia carissima amica che mi chiedeva di una vellutata di zucca possibilmente non troppo calorica, non particolarmente articolata nelle varie fasi di preparazione e che, soprattutto, potesse convincere qualcuno un po’ scettico di nostra conoscenza che si apprestava ad assaggiarla per la prima volta. Così su due piedi le ho passato alcune ricette, poi solo in seguito mi è venuta in mente questa e mi sono detta che forse potrebbe fare proprio al caso suo. Michela spero vi piacerà.

E’ una zuppetta che volevo fare da tanto tempo questa perché ero curiosissima di provare l’abbinamento della zucca (che da settembre ho sempre in casa in almeno un paio di esemplari) con i porcini, binomio che, inutile dirlo, mi è piaciuto moltissimo. Mi rendo conto che non sia facile trovare funghi porcini non solo di ottima qualità, ma anche italiani (io ho fatto una fatica immensa, per fortuna c’è sempre qualche anima pia che ogni tanto mi porge qualche gentile cadeau ;), ragion per cui vi dico anche che questa zuppa può essere un valido punto di partenza e la si può arricchire con qualcos’altro, siano chips di pancetta, salsiccia o quenelles di formaggio fresco. Potete anche utilizzare i porcini secchi, in questo caso però non li metterei in bella vista nel piatto, ma li mescolerei alla vellutata. Insomma come accade quasi sempre in cucina c’è ampio spazio per le personalizzazioni e sono certa che avrete idee anche molto più fantasiose delle mie.


Vellutata di zucca e porcini

Ingredienti per 2-3 persone:
700 g circa di polpa di zucca mantovana (al netto degli scarti)
300 g di funghi porcini freschi
2 scalogni
1 spicchio d’aglio
4 foglie di salvia
1 litro circa di brodo vegetale caldo
olio extravergine di oliva
sale e pepe

Procedimento:
Mondate gli scalogni, tritateli finemente al coltello e fateli soffriggere in una casseruola insieme ad un paio di cucchiai di olio di oliva. Unite quasi subito la zucca a cubetti (senza buccia naturalmente) e le foglie di salvia lavate. Lasciate insaporire per qualche minuto mescolando, quindi versate il brodo vegetale caldo (consiglio di metterne circa ¾ e poi aggiungere il restante eventualmente alla fine se la vellutata dovesse risultare troppo densa). Cuocete coperto per circa 30 minuti o comunque fino a quando la zucca sarà diventata tenera e sarà possibile frullarla.

Pulite i funghi spazzolandoli con cura e raschiate la base del gambo con un coltellino affilato in modo da rimuovere qualsiasi residuo di terra. Passate molto delicatamente con un panno umido sopra le cappelle e lungo i gambi, quindi tagliateli a fette sottili. Mondate l’aglio, schiacciatelo e fatelo rosolare in una padella antiaderente insieme ad altri due cucchiai di olio, unite i porcini e salate. Fate cuocere per circa 10 minuti a fuoco moderato mescolando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno per non farli attaccare.

Quando la zucca sarà tenera eliminate le foglie di salvia e frullatela con il frullatore ad immersione fino ad ottenere una crema, eventualmente correggendone la consistenza con altro brodo caldo se necessario. Versate la vellutata calda nei piatti da portata, decorate con le fettine di porcini disponendole al centro e servite.

lunedì 9 novembre 2009

Crema all'arancia con cioccolato

Crema all'arancia con cioccolato

Ultimamente con le torte e i dolci da forno mi sono data proprio alla pazza gioia, ne ho fatte davvero di tutti i tipi e per tutti i gusti, adesso quindi non ne potrete più, avete tutta la mia comprensione. E' giunto quindi il momento di passare per una volta ai dolci al cucchiaio, delicati, golosi e sempre così tremendamente raffinati. A vederle queste cocottine si potrebbe pensare chissà quanto tempo e quanti ingredienti richiedano e invece no. E' il genere di dolce che vi può salvare per una cena dell'ultimo minuto visto che è davvero velocissimo da preparare (è più lungo il tempo di cottura e di attesa che il resto...) e l'occorrente per realizzarlo direi che in questo periodo dell'anno ce l'avremo tutti in casa: uova, zucchero, cioccolato e arance.

Non so se le foto riescano a rendere bene l'idea, in ogni caso trattasi di piccoli e deliziosi budini di crema aromatizzata all'arancia (ma nulla vieta che possiate anche utilizzare dei clementini, per dire...) ricoperti da un sottile strato di lussuriosa ganache al burro (quest'ultimo io non l'ho messo perché me lo sono dimenticata... che ci volete fare sono un po' rinco, sarà l'età ;). Ma non è finita qui, perché a rendere più goloso ed appagante il tutto c'è uno strato di caramello alla base di ciascun stampo, che in seguito alla cottura in forno diverrà liquido e trasferirà il suo caratteristico sapore alla crema. Un dessert semplice, morbido e per l'appunto cremoso che per dare il meglio di sé richiede ingredienti di primissima qualità. Allora ecco la ricetta:



Crema all'arancia con cioccolato
(tratta da "Dolci al cucchiaio" - Accademia Maestri Pasticceri Italiani)

Ingredienti per 4 persone:
100 g di zucchero semolato
2 cucchiai di acqua
3 uova
3 dl di succo di arance fresche (non quello confezionato)
0,5 dl di panna fresca
50 g di cioccolato fondente
25 g di burro

Procedimento:
In una piccola casseruola mettete metà dello zucchero insieme all'acqua e preparate un caramello biondo a fuoco moderato mescolando con un cucchiaio di legno (io di solito mescolo solo verso la fine, cioè quando lo zucchero si è quasi disciolto nell'acqua, mi trovo meglio così). Quando sarà pronto versatelo sul fondo di 4 stampini monoporzione per soufflé e fate raffreddare.

In una ciotola sbattete le uova intere insieme alla metà restante dello zucchero utilizzando le fruste elettriche, aggiungete il succo d'arancia e mescolate con una spatola fino ad ottenere un composto omogeneo. Versate il tutto negli stampini caramellati. Prendete una teglia rettangolare dai bordi alti contenente acqua bollente (deve coprire circa un terzo delle cocottine) e mettetevi all'interno i 4 stampini che farete cuocere a bagnomaria nel forno già caldo a 180° per circa 30-40 minuti, o comunque fino a quando la crema si sarà rappresa e apparirà soda. Lasciate raffreddare.

Fate scaldare la panna in una piccola casseruola e portatela a bollore, toglietela dal fuoco e versatevi il cioccolato fondente tritato insieme al burro. Lasciate riposare un minuto quindi mescolate continuamente fino ad ottenere una crema omogenea. Distribuite la ganache così ottenuta sulla crema di arance ormai fredda e fate raffreddare. Ponete in frigorifero fino a 1 ora prima di servire.

venerdì 6 novembre 2009

Risotto al fiore sardo con pere william dell’Emilia Romagna Igp




Ho pensato lungamente a quale prodotto a marchio Dop o Igp utilizzare per il contest indetto da Genny in collaborazione con La Compagnia del Cavatappi, sono stata anche indecisa tra un paio di essi lo ammetto. Poi mi sono detta che mi sarebbe piaciuto dare il mio piccolo contributo a far conoscere qualcosa della mia regione. La sceltà è stata ardua, perché esistono moltissimi prodotti di qualità in Emilia Romagna, iniziando dal Parmigiano Reggiano, passando per la Mortadella di Bologna, l’Asparago Verde di Altedo, l’olio Extravergine di Brisighella e terminando con il Prosciutto di Parma. Naturalmente io ne ho citati solo alcuni, ma vi assicuro che la lista sarebbe molto lunga.

Ma la mia attenzione si è posata sulla Pera dell’Emilia Romagna Igp, che ha ottenuto il marchio nel 1998 e che viene coltivata nelle province di Reggio Emilia, Modena, Ferrara, Bologna e Ravenna, zona che  può vantarsi di essere una delle più importanti regioni per la produzione di pere a livello europeo, grazie a condizioni climatiche e del territorio particolarmente favorevoli. Le varietà ammesse al marchio sono: Abate Fetel, Cascade, Conference, Decana del Comizio, Kaiser, Max Red Bartlett, Passa Crassana e William; tutti frutti molto succosi, ma con aromi dal gusto differente a seconda della tipologia prescelta. Come è possibile riconoscerle al momento dell'acquisto? Semplice, attraverso la bollinatura dei frutti con l'apposito logo che vedete come esempio qui. Per ogni maggiore informazione vi consiglio di consultare il sito ufficiale del consorzio di tutela e il disciplinare di produzione.

Come avete potuto constatare (credo di avervi letteralmente sommersi di molte idee in quest’ultimo periodo) la pera ha molteplici applicazioni in cucina, che contemplano sia il dolce che il salato, ma il più collaudato e classico degli abbinamenti, al pari forse di quello con il cioccolato, rimane sempre con il formaggio. Questa volta ho scelto di accompagnarle al Fiore Sardo, altro prodotto a marchio Dop (chissà se per Genny vale doppio, io la butto lì…), per comporre un risotto cremoso nel quale la sapidità ed il gusto leggermente affumicato di quest’ultimo viene mitigato dalla dolcezza aromatica della pera, fatta rosolare per l'occasione insieme a qualche fogliolina di salvia e un'idea di burro. Un piatto all’insegna dell’alta qualità dei prodotti enogastronomici made in Italy, trait d’union tra Emilia Romagna e Sardegna.

Risotto al fiore sardo con pere William dell’Emilia Romagna Igp

Ingredienti per 2 persone:
200 g di riso Carnaroli
50 g di fiore sardo Dop grattugiato
1 pera William dell’Emilia Romagna Igp
1 scalogno
½ bicchiere di vino bianco secco
4 foglie di salvia
Brodo vegetale caldo
Burro q.b.
Sale e pepe

Procedimento:
Mondate e tritate lo scalogno finemente, quindi fatelo rosolare in una casseruola insieme ad una noce di burro e appena un po’ di brodo vegetale caldo per circa 5 minuti. Unite il riso e fatelo tostare a fiamma alta per un paio di minuti, mescolando con un cucchiaio di legno per non farlo attaccare. Quando lo sentirete sfrigolare sfumate con il vino e lasciatelo evaporare, quindi portate a cottura aggiungendo un mestolo di brodo caldo per volta e mescolando di tanto in tanto. Qualche minuto prima che sia pronto aggiustate di sale.

Mentre il risotto si cuoce sbucciate le pere, detorsolatele e riducetele a dadini. Fatele poi cuocere a fiamma alta in una padella antiaderente insieme ad una noce di burro e alle foglie di salvia, lavate ed asciugate. Quando le pere appariranno dorate saranno pronte. Una volta che il risotto sarà giunto a cottura, spegnete il fuoco e mantecate con il fiore sardo grattugiato e circa mezzo mestolo di brodo. Mescolatelo con cura e fate riposare coperto per un paio di minuti. Impiattate e completate i piatti disponendovi al centro un po’ di pere arrostite e profumate con pepe fresco a piacere.


Come avrete capito questa ricetta partecipa al contest "Segni particolari: Dop (e Igp)" indetto da Genny di Al cibo commestibile:


mercoledì 4 novembre 2009

Mini-quiches alle castagne e radicchio rosso (+brisée di Knam)

Mini quiches alle castagne e radicchio


Non ci crederete ma, per una volta, ho deciso di “tradire” la collaudatissima pasta da quiche di monsieur Felder. Non che io abbia mai avuto problemi eh, ribadisco con enfasi che è un ottimo impasto, però il fatto è che mi annoio abbastanza in fretta e mi diverto molto di più a sperimentare nuove ricette e nuovi metodi. Questa volta lo spunto me l’ha dato la bravissima Lydia, grazie alla quale ho scoperto la pasta brisée di Ernst Knam. Pasta che ho trovato molto facile da lavorare e che mi è piaciuta particolarmente perché è molto resistente e, una volta stesa negli stampi, mi sembra mantenga anche davvero bene la forma. Poi, non so se sia una coincidenza o meno, ma è la prima volta che mi escono delle tartellette dal bordo (quasi) perfetto, cosa che fino ad ora non ero mai riuscita ad ottenere (grrr...). Insomma, lo avrete capito, mi sa che non la mollerò tanto in fretta questa brisée di Knam e senz’altro la vedrete comparire qui sul blog ancora per qualche tempo ;)

Dalla via che c’ero ne ho approfittato per fare queste mini-quiches al radicchio rosso (tardivo per la precisione, ma va benissimo anche il precoce) e castagne, che definirei un’esplosione di sapori autunnali. L’idea di questa farcia proviene dal volume “Pasticceria salata” dell’Accademia Maestri Pasticceri Italiani (in allegato tempo fa con il Corriere della Sera), dico idea perché alla fine ho apportato le mie modifiche in corso d’opera, soprattutto perché le dosi indicate nella ricetta erano a dir poco abbondanti, ma cosa dico, esorbitanti. Chiedo venia se quindi troverete le quantità non proprio esattissime nella lista degli ingredienti del ripieno, ma questo è il meglio che sono riuscita a fare (uomo avvisato, ecc…).

Un’ultima cosa poi passo alla ricetta, ho utilizzato delle castagne secche lo devo precisare, poiché non avevo per nulla la voglia e la pazienza necessarie a sbucciarle. Alla fine dei giochi però se considerate che occorre una notte di ammollo e almeno un’ora di lessatura in acqua, non so quale delle due opzioni sia quella che comporta una minor perdita di tempo. A voi l’ardua sentenza.


Pasta Brisée di Ernst Knam

Ingredienti per uno stampo da 24 cm di diametro:
280 g di farina 00
120 g di burro
2 tuorli
80 g di acqua
10 g di sale

Procedimento:
Tagliate il burro freddo di frigo a cubetti e lavoratelo a bassa velocità nella ciotola della planetaria (o nel mixer in alternativa), utilizzando il gancio a k, insieme alla farina e al sale. Incorporate i tuorli ed aggiungete l’acqua, continuando ad impastare fino a quando otterrete una pasta liscia e omogeneo. Avvolgete il tutto nella pellicola alimentare e ponete a raffreddare in frigorifero per almeno 2 ore.

Mini quiches alle castagne e radicchio



Mini quiches alle castagne e radicchio rosso

Ingredienti per 6 tartellette da 8 cm di diametro:
1 dose di pasta brisée di Knam (vedi sopra)

per la farcia:
200 g di castagne secche
1 litro d’acqua
2 scalogni
1 piccolo cespo di radicchio rosso
1 uovo
1 dl di panna fresca
40 g di parmigiano reggiano grattugiato
1 foglia di alloro
1 noce di burro
1 rametto di rosmarino
olio extravergine di oliva
sale e pepe

Procedimento:
La sera prima mettete in ammollo le castagne secche in un litro d’acqua e fatele riposare per tutta la notte. Il mattino seguente scolatele e fatele bollire in una casseruola piena d’acqua insieme alla foglia di alloro fino a quando saranno diventate abbastanza tenere (circa 1 ora). Scolatele e tenetele da parte.

Preparate la pasta brisée seguendo il procedimento illustrato precedentemente e fatela raffreddare in frigo per un paio d’ore (nel mio caso tutta la notte). Stendetela con il mattarello su di una superficie leggermente infarinata in una sfoglia di circa 3-4 mm di spessore. Imburrate 6 stampini da tartelletta circolari del diametro di circa 8 cm e rivestiteli con la pasta briseé facendola aderire bene sia nella base che nei bordi. Poneteli in frigorifero a rassodare per circa 30 minuti.

Mondate lo scalogno e riducetelo a spicchi, pulite anche il radicchio rosso e tagliatelo a listarelle. In una padella antiaderente fate soffriggere in poco olio lo scalogno, quindi unite il radicchio, salate e fate cuocere per circa 5 minuti a fuoco medio mescolando con un cucchiaio di legno. Fate intiepidire. In una seconda padella antiaderente fate scaldare una noce di burro in poco olio ed unitevi le castagne. Spadellatele, lasciandole insaporire per alcuni minuti insieme al rametto di rosmarino, e mescolate per non farle attaccare. In una ciotola sbattete con una frusta a mano l'uovo insieme alla panna e al parmigiano grattugiato fino ad ottenere un composto omogeneo. Regolate di sale e di pepe e mescolate di nuovo.

Prendete gli stampini dal frigorifero e farciteli con circa 3/4 di castagne e di radicchio (conservando quindi da parte 1/4 di ciascuno). Coprite con il composto di uova e fate cuocere nel forno già caldo a 180° per circa 20 minuti. Trascorso questo tempo estraete le tartellette da forno e decoratele con le castagne e il radicchio rimasti. Rimettete in forno e terminate la cottura per altri 10-15 minuti circa o comunque fino a quando la pasta sarà dorata e il ripieno gonfio (se notate che tende a scurire troppo eventualmente coprite con un foglio di alluminio). Sformate e servite immediatamente.

Nota: al posto delle castagne secche potete utilizzare anche quelle fresche, che però farete bollire in una casseruola contente acqua salata per circa 45 minuti insieme alla foglia di alloro. Lasciatele intiepidire e con l’aiuto di un coltello affilato eliminate la buccia e la pellicina interna. Proseguite poi come da ricetta.

lunedì 2 novembre 2009

La torta di melagrane di Diana

Torta di melograne


Ve li ricordate i biscotti del Re, prodotto dolciario tipico di Altedo, paese della provincia di Bologna, nonché patria del mio ragazzo? Beh in seguito a quel post, nel giro di un paio di giorni, mi arrivò una mail da parte di una mia affezionatissima lettrice che mi seguiva silente da molto tempo, la quale, sbigottita e meravigliata (ed io con lei...), non si capacitava del fatto che io non solo conoscessi così bene quel paese e le sue prelibatezze, ma che il mio compagno fosse pure suo concittadino. Questo comporta, voi non potete saperlo ma ve lo dico io, che senz'altro lei sapesse di chi si trattava, dato che il paese è piccolo (la gente mormora...) e gli abitanti si conoscono più o meno tutti. Infatti era davvero così :)

Ed è proprio grazie a Diana, che ringrazio qui pubblicamente, che sono entrata in possesso di questa ricetta e, già che ci sono, colgo l'occasione per inaugurare uno nuovo tag interamente dedicato alle ricette inviatemi dai miei lettori. Inutile dire che appena ho letto gli ingredienti e il procedimento di questo dolce me non sono innamorata a prima vista, prima di tutto perché ormai è noto quanto io sia golosa di queste robine qui insomma e in secondo luogo perché l'idea di realizzare un'intera torta con il succo della melagrana mi ispirava non poco. Se ci aggiungiamo anche il fatto che, guardacaso, mi erano state da poco regalate (sempre da mamma) delle bellissime melagrane e che io ero in attesa dell'illuminazione divina per poterle impiegare in qualche modo, capirete perché questa ricetta è stata vista, approvata, preparata e quasi immediatamente pubblicata.

L'impasto di base è molto simile ad un quattro quarti, molto soffice e spugnoso, deliziosamente aromatizzato da succo di melagrana e scorza di limone. Ma la vera particolarità di questo dolce sta nella bagna di zucchero a velo e altro succo di melagrana che deve essere versata sulla sua superficie (preventivamente bucherellata con uno stecchino) e che la rende molto umida e profumata. Io poi ci ho messo del mio del mio spolverizzando con zucchero a velo e decorando con qualche magnifico chicco rubino di questo spettacolare, quanto fotogenico, frutto. Davvero un dolce ottimo e raffinato, molto piacevole da mangiare perché delicato e non troppo pesante, di quelli dove si può fare tranquillamente il bis senza correre il rischio di appesantirsi troppo insomma, ma che lasciano ampiamente soddisfatti.


Melograne


Torta di melograne di Diana

Ingredienti per uno stampo da 22 cm di diametro:
1 bicchiere di succo di melograna*
125 g di burro fuso
125 g di farina 00
125 g di zucchero semolato
2 uova
1 cucchiaino di lievito per dolci
la scorza di 1 limone bio grattugiata
100 g di zucchero a velo

Procedimento:
*Preparate il succo di melagrana: tagliate in due alcune melagrane (io ne ho utilizzate circa 3) e spremetele così come si fa con un'arancia utilizzando lo spremiagrumi. Prendete il succo ottenuto e filtratelo, facendolo passare attraverso un colino a maglie fitte o una garza pulita.

In una ciotola lavorate con le fruste elettriche le uova insieme allo zucchero semolato fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso. Incorporate il burro fuso ormai freddo e fatelo amalgamare, quindi unite la farina setacciata insieme al lievito e azionate le fruste fino ad ottenere un composto omogeneo. Aggiungete metà del succo di melograna insieme alla scorza del limone e mescolate di nuovo con cura.

Trasferite il tutto in una teglia circolare da 22 cm di diametro, opportunamente imburrata e infarinata, e livellate. Fate cuocere nel forno già caldo a 180° per circa 30 minuti, verificando la cottura attraverso uno stecchino, che infilerete nel centro del dolce e che dovrà risultare asciutto.

Mentre la torta cuoce preparate la bagna mescolando il resto del succo di melagrana insieme allo zucchero a velo setacciato in un piccolo contenitore. Se notate comparire dei piccoli grumi vi basterà filtrare il liquido facendolo passare attraverso un colino a maglie fitte. Con un cucchiaino schiacciate i grumi rimasti per farli sciogliere.

Appena il dolce sarà cotto, sformatelo lasciandolo all'interno della teglia e con uno stecchino praticate tanti fori sulla superficie. Versate ora la bagna che verrà così assorbita dalla torta e fatela reffreddare. Poco prima di servire spolverizzatela con lo zucchero a velo e decorate con alcuni chicchi di melagrana, non fatelo con troppo anticipo altrimenti lo zucchero si inumidirà troppo e sarà esteticamente poco piacevole a vedersi.

Note: io ho utilizzato uno stampo circolare da 24 cm e la torta è venuta molto bassa, consiglio di utilizzarne uno da 22 cm a cerchio apribile (non di più perché non deve risultare comunque troppo alto).