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giovedì 30 luglio 2009

Crumble [freddo!] ai frutti di bosco


Questa pare essere la settimana dei piatti senza cottura (o quasi), visto che anche la ricetta odierna non prevede di sudare copiosamente davanti ai fornelli. Fatene conto perché non so per quanto durerà, come sapete, sono un’irreducibile del forno acceso anche ad agosto… che le vacanze mi stiano cambiando?

Già qui e qui vi avevo parlato dell’assoluta versatilità del crumble, dolce o salato che sia, e quella di oggi non è che un'altra sua declinazione, che ci permette di godere di questo dolce anche durante la stagione estiva. Fin’ora, infatti, l’ho sempre realizzato caldo, questa volta invece ecco una ricetta per servirlo freddo e nel bicchiere (che pare faccia anche un po' più chic).

E’ un dessert al cucchiaio che risulta molto leggero (così accontento anche chi tempo fa mi aveva fatto una richiesta di un dolce light), vista l’assenza di panna e l’utilizzo della ricotta, ideale per un fine pasto goloso che non pesi troppo sulla bilancia. Consiglio di gustarlo prendendo contemporaneamente un po’ di ciascuno strato con un cucchiaino, per poter apprezzare al meglio sia il contrasto di consistenze, sia l’accostamento dei sapori (nell'ordine partendo dal basso: frutti di bosco misti, ricotta con un lieve sentore di limone e Amaretto di Saronno, briciole di amaretti e digestive appena insaporite nel burro).

Crumble freddo ai frutti di bosco

Ingredienti per 4 persone:
400 g di frutti di bosco misti (anche surgelati)
250 g di ricotta
50 g di amaretti
50 g di digestive o altri biscotti secchi
2 cucchiai di Amaretto di Saronno
2 cucchiai di zucchero semolato
50 g di zucchero a velo
4 g di gelatina (2 fogli)
1 uovo freschissimo
40 g di burro
1 limone bio

Procedimento:
Ammollate i fogli di gelatina nell’acqua fredda in un piccolo contenitore per circa 10 minuti, o comunque seguendo le indicazioni riportate sulla confezione. Grattugiate la scorza di mezzo limone e spremete il succo (di tutto il limone) conservandolo da parte.

Fate saltare i frutti di bosco ancora congelati in una padella antiaderente insieme al succo del limone e allo zucchero a velo a fiamma media, fino a quando noterete che il tutto avrà assunto una consistenza simile ad uno sciroppo e avrà preso un leggero bollore. Strizzate con le mani i fogli di gelatina e metteteli nella padella con i frutti di bosco mescolando bene con un cucchiaio di legno in modo che da farla sciogliere completamente. Versate i frutti di bosco in quattro bicchieri, lasciate raffreddare e ponete in frigorifero a raffreddare per circa 2 ore, trascorso questo tempo la gelatina dovrebbe essersi rappresa.

In una ciotola sbattete il tuorlo (conservando l’albume) insieme allo zucchero semolato e alla scorza di limone, incorporatevi la ricotta e l’Amaretto di Saronno mescolando per amalgamare bene. In un contenitore ben pulito montate a neve l’albume con un pizzico di sale e aggiungetelo al composto di ricotta in più riprese con movimenti dal basso verso l’alto per non smontare. Disponete la crema così ottenuta nei quattro bicchieri sopra alla base di frutti di bosco e rimettete in frigorifero a rassodare per circa 30 minuti.

In una padellina antiaderente fate sciogliere il burro e unitevi gli amaretti e i digestive, che avrete tritato grossolanamente con le mani, mescolate e lasciate insaporire per un paio di minuti. Completate i bicchieri disponendo il crumble così ottenuto sulla superficie di ricotta, fate raffreddare nuovamente in frigorifero e servite.

Nota: io ho optato per dei frutti di bosco surgelati (ne avevo una confezione in freezer da smaltire), ma naturalmente sono da preferire quelli freschi, oppure potete anche pensare di sostituirli con un altro tipo di frutta. Lo stesso dicasi anche per il formaggio, sostituibile con del mascarpone o philadelphia, e per i biscotti secchi.

lunedì 27 luglio 2009

Misticanza con chèvre, pesche e nocciole

Misticanza con chèvre, pesche e nocciole


Eccomi di ritorno dalle vacanze, è incredibile come siamo volate le ultime due settimane, sapete? Comunque è andato tutto bene, mi sono goduta al massimo ogni singolo attimo di libertà, ho preso tanto sole (raggiungendo l’ambito traguardo, per me viso pallido, della tonalità dorata) e anche qualche chilo, ahimè, dato che non mi sono mai fatta mancare nulla.

Riprendo la vita di tutti i giorni ancora un po’ intontita a dirvi il vero, cercando di tornare alle vecchie e sane abitudini, culinarie e non. Vi sono mancata? Voi moltissimo e sono felice di poter nuovamente scrivere le pagine di questo blog, anche se vi preannuncio che mi ci vorrà ancora un po’ di tempo per ritornare a pieno regime (cucinare, fotografare, post-produrre e tutto ciò che sta dietro alla scrittura di un post per capirci). Tranquillizzo anche chi mi ha scritto delle mail perché ben presto riceverà adeguata risposta, insomma pazientate un attimo, please :)

Riparto con una ricetta velocissima e piuttosto leggera, che non richiede cottura o quasi e da gustare rigorosamente fresca. L’ideale per il caldo torrido che caratterizza queste giornate afose, no? Ecco quindi una vivace insalata/piatto unico che può essere servita come sfizioso contorno, per un pranzo nutriente ma non troppo pesante, oppure come piccolo antipasto per cena. In questo piatto ce n’è davvero per tutti: tenera e giovane misticanza, frutta fresca (pesche gialle) e secca (nocciole tostate tritate), morbidissimo formaggio caprino (di provenienza sarda, chevvelodicoaffà) e croccanti briciole di pane anch’esse tostate.

Ovviamente si presta a numerose varianti, sia nella scelta degli ingredienti che la compongono (esempio: feta al posto dello chèvre, per dirne una), che nel tipo di condimento (chessò un aceto o un miele aromatizzato, vedi quello alla lavanda appena acquistato che tanto bene si sposa con le pesche).


Misticanza con chèvre, pesche e nocciole
(estrapolata da Cucina Moderna - Agosto 2009)


Ingredienti per 4 persone:
100 g di misticanza (o altra insalata a piacere)
2 pesche gialle
100 g di caprino fresco
40 g di nocciole sgusciate
pane raffermo 1 fetta alta
olio extravergine di oliva
aceto balsamico
sale e pepe

Procedimento:
Prelevate la mollica dalla fetta di pane raffermo e sbriciolatela con le mani. Tritate grossolanamente le nocciole sgusciate con un coltello e tagliate il caprino a fette dello spessore che preferite. Unite la mollica alle nocciole e fate dorare il tutto in una padellina antiaderente insieme ad un filo di olio extravergine di oliva mescolando con un cucchiaio di legno più volte, quindi fate raffreddare.

Mondate, lavate e asciugate l'insalata. Lavate le pesche, privatele del nocciolo, sbucciatele e affettatele sottilmente. Trasferite la misticanza in una ciotola abbastanza capiente, unite le pesche e condite con olio extravergine di oliva, qualche goccia di aceto balsamico, sale e pepe fresco di mulinello a piacere.

Aggiungete il caprino all'insalata e da ultimo il composto di briciole e nocciole. Mescolate bene il tutto e servite immediatamente.

venerdì 10 luglio 2009

Quatre quarts ai fichi e cardamomo


Vi saluto, stasera (finalmente) partirò per le vacanze. Vi lascio con la torta che accompagnerà il mio viaggio verso la Sardegna, un dolce semplice e di stagione, realizzato con i fichi del grande albero che ho in giardino (ho cercato di approfittarne adesso visto che temo che al mio ritorno l'enorme e affollato banchetto di merli non mi lasci nemmeno un frutto...).

Il quattro quarti è un dolce che viene chiamato in questo modo per la stessa proporzione tra gli ingredienti fondamentali che lo compongono: uova, farina, burro e zucchero dovranno avere il medesimo peso. Attorno a questo principio è poi possibile creare infinite declinazioni, utilizzando spezie, aromi e frutta a piacere (o dei quali desiderate sbarazzarvi per liberare la dispensa, vedi il mio caso).

Io ad esempio ho scelto di accompagnare i fichi verdi con un bicchierino di rum e il cardamomo, abbinamento che si è rivelato azzeccatissimo, rendendolo umido al punto giusto, decisamente non troppo dolce e con un leggero sentore di liquore. L'unico neo è che purtroppo i fichi sono precipitati sul fondo (un errore da principiante ahimè), quindi ho provveduto a modificare il procedimento in modo da potervi evitare questo inconveniente nel caso lo voleste provare.

Massima libertà anche nella scelta dello stampo, io per ragioni di praticità ho optato per uno quadrato che mi permettesse di porzionare il quatre quarts in quadrotti (perdonate l'allitterazione involontaria) da incartare singolarmente per essere sbocconcellati durante il viaggio.

Quattro quarti ai fichi e cardamomo

Ingredienti per uno stampo da 23 x 23 cm:
3 uova
il peso* delle uova in farina
il peso* delle uova in burro morbido
il peso* delle uova in zucchero semolato
1 bustina di lievito per dolci
4 fichi verdi freschi
1 bicchierino di rum
3 bacche di cardamomo

* il peso delle uova è da intendersi con il guscio

Procedimento:
Preriscaldate il forno a 150°, imburrate e infarinate uno stampo quadrato da 23 x 23 cm di lato.

In una ciotola capiente lavorate il burro morbido e lo zucchero con le fruste fino a quando otterrete un composto cremoso. Aggiungete le uova, una alla volta, il rum insieme alle bacche di cardamomo, aprendole e pestando il contenuto in un mortaio, quindi lavorate nuovamente con le fruste. Incorporate la farina setacciata insieme al lievito e mescolate fino a quando otterrete un impasto perfettamente amalgamato. Sbucciate i fichi e tagliateli a cubetti, disponeteli in una ciotolina e infarinateli per non farli precipitare (vedi premessa). Mescolate delicatamente con un cucchiaino.

Versate metà del composto con le uova nello stampo, cospargete la superficie con i fichi infarinati a cubetti e terminate con l'impasto restante, livellando bene la superficie del dolce. Fate cuocere per circa 45-50 minuti, vale sempre e comunque la regola dello stecchino. Lasciate raffreddare completamente prima di sformare. Spolverizzate con lo zucchero a velo e servite.

Ora vi saluto definitivamente, ci rileggiamo al mio ritorno. Mi mancherete!

martedì 7 luglio 2009

Cake ai due tipi di olive



Ennesimo cake, già, ma questo non potevo non condividerlo con voi. Noi abbiamo talmente tanto gradito che sono certa sarà un successo anche sulla vostra tavola. Come tutte le ricette tratte dal libro di Ilona Chovancova (che se non avete ancora acquistato, vi consiglio caldamente di farlo al più presto) è davvero ben riuscito, perfetta la texture dell’impasto che risulta particolarmente soffice, e che dire di quelle olive? L’effetto cromatico bicolore che regalano ad ogni fetta è degno di quadro di pop art, oltre al sapore rustico che conferiscono insieme alla pancetta affumicata.

Per una variante potete anche provarlo in formato muffins o mini cakes, che potrete utilizzare per abbellire il vostro cesto del pane oppure come simpatici segna posto. Gli utilizzi sono molteplici, dal pic nic all’aperitivo, come piatto unico completato da una fresca misticanza o infine come sostituto del pane. Insomma fate voi, ma provatelo perché, ribadisco, ne vale la pena.


Cake ai due tipi di olive
(tratto da “Cakes dolci e salati” – di Ilona Chovancova – Guido Tommasi Editore)

Ingredienti:
180 g di farina
3 uova
10 cl di latte parzialmente scremato
10 cl di olio di oliva
100 g di fontina grattugiata
100 g di pancetta affumicata a cubetti
100 g di olive verdi snocciolate
100 g di olive nere snocciolate
1 bustina di lievito per torte salate
sale
pepe


Procedimento:
Sgocciolate le olive scolandole in un colino senza tritarle. In una ciotola sbattete leggermente le uova con una frusta insieme all’olio e al latte. Incorporate la farina setacciata, la fontina grattugiata, la pancetta affumicata a cubetti e le olive. Regolate di sale e di pepe, quindi mescolate con un cucchiaio di legno o con una spatola aggiungendo da ultimo il lievito.

Versate il composto in uno stampo da cake rivestito di carta da forno opportunamente bagnata e strizzata, livellate bene e cuocete nel forno già caldo a 180° per circa 50 minuti, al termine dei quali farete la prova stecchino per verificare la cottura. Fate raffreddare completamente prima di sformare.

Aggiornamento: con questa ricetta partecipo alla "Raccolta di cakes salati" di Micaela - Il Criceto Goloso, ricordandovi che siete in tempo fino al 31 luglio per dare il vostro contributo.

domenica 5 luglio 2009

La passione per il gelato all'azoto



Come promesso, ecco l'attesissimo resoconto sul gelato all'azoto liquido. Erano presenti Costantino Sanelli della gelateria Sanelli di Salsomaggiore (Pr) e il prof. Davide Cassi docente di fisica all'università di Parma. Il gelatiere e lo scienziato.

Quest'ultimo ha una vera e propria passione per l'azoto liquido, passione che inizia negli anni ottanta in maniera goliardica. Infatti una volta capito che questa sostanza non è pericolosa come sembra (notate che ho visto con i miei occhi immergere per pochi secondi la mano nel thermos contenente l'azoto, basta essere veloci nel venirne a contatto, è come passare le mani sulla fiamma di una candela, se lo si fa velocemente non ci si brucia) diventa per Cassi una forma di gioco, che permette di sovvertire le regole del freddo.

Ma cos'è l'azoto liquido? E' aria (un gas quindi) alla quale è stato sottratto l'ossigeno. E' inodore e insapore ed ha un punto di ebollizione intorno ai -196° centigradi e, se compresso, può essere ridotto allo stato liquido. Non appena però viene a contatto con l'aria evapora, generando fumo bianco. Ha il potere di raffreddare molto velocemente e per questo ha molteplici utilizzi e applicazioni, nell'industria alimentare (surgelati ad esempio), in quella chimica e anche in campo medico per citarne alcune.


L'azoto liquido fu scoperto intorno ai primi del novecento da James Dewar, ma da allora non è mai stato utilizzato per creare il gelato fino ai giorni nostri, perché? Senz'altro, è stato detto, a quell'epoca non si avevano tutte le conoscenze tecniche per applicare la scienza al gelato. Oggi invece è possibile utilizzarlo anche per uso domestico (al costo di 1,50 euro al litro), trasportandolo in un semplice thermos di metallo, nel quale si conserverà per un giorno.

Ecco che applicando l'azoto ad una comune spremuta d'arancia si otterrà in pochissimo tempo un gelato all'arancia. Tagliando invece della frutta a cubetti e disponendola in uno spiedino, che verrà immerso successivamente nell'azoto liquido, si avrà una sorta di ghiacciolo esterno con la frutta all'interno. Se si fanno cadere delle gocce di panna nel thermos di azoto si ottengono delle piccolissime sfere croccanti fuori e cave dentro, da servire magari insieme al caffè. Sono molteplici insomma le applicazioni in campo gastronomico, l'importante è fare attenzione se si maneggiano attrezzi di metallo utilizzando presine per impugnarli.

Ma veniamo ai pregi del gelato all'azoto:
  1. non congela la bocca ed è setoso: raffreddando il gelato molto velocemente non si formeranno i cristalli che invece si hanno nel gelato tradizionale. Per questo motivo è piacevole anche d'inverno.
  2. non necessita di additivi chimici: il classico gelato per avere la sua caratteristica sofficità deve fare ricorso ad emulsionanti, mentre il gelato all'azoto non ne ha bisogno perché risulta soffice grazie al processo di evaporazione dell'azoto stesso;
  3. ha un profumo molto più intenso: questo perché l'azoto è un ottimo estrattore di aromi.
Costantino Sanelli ha quindi realizzato in diretta (qui trovate il video) il gelato all'azoto alla zucca e allo zenzero. Io ho assaggiato il primo, come vedete non sono ancora morta, e devo dire che ho gradito.





sabato 4 luglio 2009

Fusion: Massimo Bottura e Stefano Fresi




Chicago, 4 luglio, ristorante Papaiacone. Questo è il set dell’evento Fusion che si è svolto oggi, in Piazza delle Erbe sede della passione per il PICCANTE. Protagonisti Massimo Bottura e Stefano Fresi.




Siamo quindi in un ristorante italiano in America, e quale potrà essere il piatto che ci verrà servito? Spaghetti meatballs, obviously, preparati dalle sapienti mani dello chef dell’Osteria Francescana. Il tutto accompagnato da una performance dell'istrionico e poliedrico Fresi che ha rivisitato alcune arie di opere famose in chiave umoristica.

Una base di spaghetti aglio, olio e peperoncino, conditi con un filo di olio aromatizzato con olio essenziale al limone, una densa salsa di pomodori del Vesuvio e le meatballs. Non si trattava però delle comuni polpettine che ci si sarebbe potuti aspettare, bensì di piccole sfere di fondo di vitello racchiuse nella propria gelatina, da rompere con la forchetta prima dell’assaggio per far uscire il profumo ed il sapore della carne. Potevo non assaggiare secondo voi? Non ho resisistito e alla fine ho ceduto. Squisiti.




La passione per il gelato


Nella magnifica cornice di Piazza Mantegna, ribatezzata per l’occasione, piazza del GHIACCIO c’è stato un interessantissimo incorntro tra “Il Gastronauta” Davide Paolini e Guido Martinetti, proprietario della nota catena di gelaterie Grom. Il tema, naturalmente, è stato la passione per il gelato.

Passione che ha spinto e guidato lo stesso Martinetti a trasformare la propria golosità in una professione. Punto principale sul quale si è soffermato, è il valore delle materie prime nella lavorazione del gelato. Per farvi un esempio parliamo della frutta. Un buon sorbetto, è stato spiegato, ha una composizione del 50% di frutta, il resto sono zucchero e acqua minerale (sì, avete capito bene, acqua minerale, che pare sia uno dei segreti, se così li possiamo chiamare, di questo ottimo prodotto), frutta che deve essere della varietà giusta, colta nel momento più propizio e rigorosamente nel territorio adatto. Nelle creme invece si porrà maggiore attenzione all’origine degli ingredienti (latte, cioccolato, panna, ecc…) andando anche sul posto per testarne l’effettiva qualità.

Ora vi lascio con qualche piccola curiosità, perché lo so che siete curiosi, vero? Vi siete mai chiesti qual è il gusto più venduto? Per rispondere, premetto che è necessario contestualizzare, ovvero fare riferimento alla zona geografica in cui ci si pone questa domanda. In Italia, probabilmente, il best seller è la crema, ma non è così scontato che il sapore a cui siamo abituati qui sia lo stesso anche a New York, dove ad esempio si avvertirà una prevalenza di vaniglia.


Se siete interessati al discorso gelato all'azoto, vi consiglio di seguirmi perché stasera, sempre nella piazza del ghiaccio, seguirò un evento a riguardo.

venerdì 3 luglio 2009

Progetto speciale fusion: Enrico Crippa e Beatrice Antolini



Mantova, Festival delle Passioni. E' iniziata oggi la mia presenza a questa manifestazione densa di eventi e spettacoli sia a carattere gastronomico che musicale. L'atmosfera che si respira è elettrizzante, nonostante un caldo e un'afa a dir poco terribili.

Da buona foodblogger non potevo mancare all'appuntamento con Fusion, un progetto speciale che tenta di coniugare cibo e musica, in una performance che vede come protagonisti alcuni tra gli chef e i musicisti più importanti del panorama culinario e musicale italiano.

Oggi è stato il turno di Enrico Crippa e Beatrice Antolini. Lui, non ha nemmeno bisogno di presentazioni, chef del ristorante Piazza Duomo ad Alba, con un curriculum (se mi passate il termine) da far invidia. Ha infatti collaborato con chef del calibro di Gualtiero Marchesi e Ferran Adria (e ne ho citati solo due...), in Europa, ma anche in Giappone, paese che ha influenzato in maniera importante il suo modo di cucinare, soprattutto dal punto di vista filosofico. Lei, artista carismatica della scena indie-rock, che suona, pensate, dall'età di tre anni.

Lo chef ha realizzato, rigorosamente in diretta, un'insalata chiamata "21 o 31 forse 41" (intesi tra erbe, fiori, foglie e semi). Tutto qua direte voi? Beh, non si tratta di una banalissima insalata, tutt'altro. Mai vista (e assaggiata) una cosa del genere, davvero. A parte la ricchezza del miscuglio di ingredienti utilizzati, quello che più mi ha colpita sono state la vivacità dei colori, la raffinatezza mista alla semplicità che emerge da questo piatto, le diverse consistenze, i profumi e sapori. Tutto sapientemente calibrato e dosato dalle sue esperte mani. L'intera preparazione del piatto è stata accompagnata dalla performance musicale della Antolini, che mi ha trasmesso grande energia ed emozione.

Al termine dell'evento è seguita la degustazione dell'insalata, da mangiare, dietro consiglio dello stesso chef, con le mani. Sì avete capito bene, senza posate! Questo per rispettare non solo gli ingredienti, ma chi li ha raccolti, lavorati e preparati (sempre tornando in tema di filosofia).


giovedì 2 luglio 2009

Amarene + crema pasticciera = pizza ripiena



Seconda e ultima ricetta con le ciliegie (per quest’anno, of course), dopo il crumble di cui parlavamo qualche giorno fa infatti, oggi le vediamo comparire sempre in un dolce, che però questa volta trae ispirazione dal pugliese “bocconotto”.

Per essere più precisa le ciliegie (le mie erano sempre i famosi Duroni di Vignola) si trovano a comporre il ripieno di questa crostata insieme a due strati di crema pasticciera, che durante la cottura si fonderanno per creare un insieme denso e delicato, dove i sapori, acidulo della frutta e dolce della crema, si bilanciano a perfezione.

Vi lascio un paio di consigli: la crema pasticciera lasciatela un po' lenta, del tipo che appena notate il bollore potete toglierla dal fuoco, altrimenti farete un'immensa fatica a stenderla sullo strato di ciliegie in maniera abbastanza uniforme. Inoltre se disponete dell'apposito attrezzo per snocciolarle vi consiglio di utilizzarlo, altrimenti dovrete fare come me, tagliarle a metà una per una con un coltello affilato (senza mangiarle nel frattempo possibilmente eh...). Ultima cosa, nella ricetta originale è previsto un tempo di riposo della pasta frolla di circa trenta minuti, ma vi consiglio di farla anche la sera prima, in questo modo otterrete un impasto ben lavorabile (soprattutto con queste temperature).


Pizza ripiena di Amarene
(tratto da Sale & Pepe – Luglio 2008)

Ingredienti per 8 persone:

per la pasta:
350 g di farina 00
160 g di burro
160 g di zucchero semolato
3 tuorli
1 uova intero

per la crema:
250 ml di latte
3 tuorli
la scorza di ½ limone
60 g di zucchero semolato
40 g di maizena
200 g di amarene snocciolate (nel mio caso duroni di Vignola)

per decorare:
zucchero a velo


Procedimento:
Preparate la pasta: tagliate il burro freddo a cubetti e disponetelo nella ciotola della planetaria insieme allo zucchero semolato. Iniziate a lavorare a bassa velocità utilizzando il gancio a k, unite quindi i tuorli, l’uovo intero e da ultima la farina continuando ad impastare fino ad ottenere un composto omogeneo. Avvolgetelo nella pellicola per alimenti e disponetelo in frigorifero a riposare per almeno 1 ora.

Nel frattempo preparate la crema: in una piccola casseruola portate a bollore il latte insieme alla scorza di mezzo limone (prelevate solo la parte bianca con l’ausilio di un pelapatate). In una ciotola lavorate i tuorli e lo zucchero con le fruste elettriche fino ad ottenere un composto spumoso. Unite la maizena mescolando bene con un cucchiaio di legno e versate a filo il latte caldo continuando a rimestare. Ponete il tutto di nuovo sul fuoco in una casseruola di acciaio e fate addensare a fiamma bassa per circa 5 minuti (lasciatela un po’ lenta altrimenti farete fatica a stenderla). Spegnete e fate raffreddare coprendo la crema con la pellicola per alimenti in modo da evitare la formazione della patina superficiale.

Prendete il panetto di pasta e tagliatelo circa a metà, conservando quella restante in frigorifero a riposare. Stendetela su di un tagliere leggermente infarinato in un disco grande a sufficienza per rivestire fondo e bordi di uno stampo circolare da 24 cm da crostata ben imburrato. Bucherellate la pasta con i rebbi di una forchetta e disponetevi in maniera omogenea metà della crema preparata. Distribuitevi sopra le amarene snocciolate e tagliate a metà e coprite con la crema rimasta.

Ora stendete anche il secondo panetto di pasta in un disco che metterete sulla crostata avendo cura di sigillare bene i bordi. Fate cuocere nel forno già caldo a 200° per circa 40-45 minuti, coprendo la superficie del dolce con un foglio di alluminio se notate che tende a scurirsi troppo.

Fate raffreddare completamente, sformate la crostata, disponetela su di un piatto da portata e spolverizzate con lo zucchero a velo.

Vi ricordo che da domani, nel tardo pomeriggio (dalle 17.00 circa in poi), fino a sabato compreso, sarò a Mantova in veste di blogger ufficiale del Festival delle Passioni. Se vi siete persi il post nel quale ne ho parlato vi rimando qui oppure al sito della manifestazione, dove troverete tutte le informazioni del caso.

Mi raccomando seguitemi qui sul blog, perché farò un reportage dettagliato degli eventi ai quali parteciperò (degustazioni, performances, ecc). A chi, invece, mi verrà a trovare di persona dico che la mia postazione sarà presso la Loggia del Grano (dove c'è la sede della camera di commercio, per intenderci), se non mi trovate lì significa che sono in giro per il festival, armata di macchina fotografica :) In ogni caso vi aspetto numerosi, stay tuned!