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venerdì 29 maggio 2009

Torta soffice (e salsa) di lamponi


Adoro i frutti di bosco, ormai ve ne sarete accorti! Mi piacciono per la loro forma tondeggiante, per i loro colori così accesi che mi trasmettono allegria e per il loro sapore un po’ acidulo. Ma ciò che mi piace ancora di più è il fatto che mi diverto ad utilizzarli nelle più svariate preparazioni, siano esse primi piatti (ve lo ricordate questo risotto?), oppure secondi e, ovviamente, dolci (vedi ad esempio questo strudel o la mitica torta di grano saraceno).

La torta che mi accingo a mostrarvi oggi, lo ammetto, mi ha lasciata a dir poco di stucco, perché non mi aspettavo che un dolce così semplice e con così pochi ingredienti potesse essere tanto piacevole. Qui i protagonisti assoluti sono i lamponi che troviamo sia nell'impasto che in una vivacissima salsa d'accompagnamento.

Questa torta, molto soffice, profumata e piuttosto umida al suo interno, è caratterizzata da una crosticina superficiale dorata e da un golosissimo cuore a base di farina di mandorle e lamponi che, in seguito alla cottura in forno, risulteranno particolarmente fondenti e che vanno a bilanciare, in maniera perfetta, il sapore globale della torta. Da servire rigorosamente accompagnata dalla sua salsa ai lamponi che potete realizzare sia nella versione vellutata (filtrandola attraverso un colino a maglie fitte) oppure in quella un po' più rustica, lasciando anche i semini.

Per la cottura ho scelto uno stampo quadrato che mi permettesse di porzionare il dolce tagliandolo a quadrotti, ma può essere tranquillamente suddiviso in barrette oppure cotto in uno stampo rettangolare (le dimensioni le trovate nel procedimento della ricetta).


TORTA SOFFICE AI LAMPONI
(da La Cucina Italiana – luglio 2008)

Ingredienti per 8 persone:

Per la torta:
150 g di lamponi
165 g di burro
100 g di zucchero semolato
100 g di farina di mandorle
100 g di zucchero a velo (io ne ho messi 50 g)
70 g di farina 00
4 g di lievito in polvere per dolci
4 albumi
1 pizzico di sale


Procedimento:
In una piccola casseruola (o nel forno a microonde) fate fondere il burro e lasciatelo raffreddare completamente. Nel frattempo in un contenitore montate a neve ben ferma gli albumi insieme ad un pizzico di sale utilizzando la planetaria o uno sbattitore elettrico con le fruste ben pulite. Lavate i lamponi e, molto delicatamente, asciugateli con un canovaccio.

Setacciate la farina 00 e disponetela in una ciotola capiente insieme alla farina di mandorle, lo zucchero a velo, 100 g di zucchero semolato, il lievito e il burro fuso mescolando con un cucchiaio di legno fino ad ottenere un composto omogeneo. Incorporate in più riprese gli albumi montati mescolando dal basso verso l’alto per non smontare l’impasto che dovrà essere spumoso.

Imburrate ed infarinate uno stampo quadrato da 23 x 23 x 4 cm (oppure uno rettangolare da 35 x 11 x 2,5 cm) e versatevi ¾ del composto, livellandolo bene. Create ora uno strato con 150 g di lamponi e terminate coprendo con il quarto restante del composto.

Fate cuocere nel forno già caldo a 180° per circa 35 minuti (vale sempre la regola della prova stecchino). Fate raffreddare completamente la torta prima di sformarla, quindi disponetela su di un tagliere e tagliatela a quadrotti. Servite la torta soffice a temperatura ambiente accompagnata dalla salsa ai lamponi.



SALSA AI LAMPONI:

Ingredienti:
100 g di lamponi
40 g di zucchero semolato

Procedimento:
Preparate infine la salsa ai lamponi: disponeteli nel bicchiere del mixer e frullateli insieme a 40 g di zucchero semolato fino ad ottenere una salsa liscia. Se volete eliminare i semini dei lamponi basterà filtrare la salsa utilizzando un colino a maglie fitte.

Note: questa salsa può essere anche realizzata con altri tipi di frutta, vanno benissimo fragole, mirtilli neri, lamponi o more. Potete anche scegliere di aromatizzarla con liquore a piacere, come Grand Marnier o distillati di frutta.

mercoledì 27 maggio 2009

Donna Hay' s breakfast muffins



Con queste temperature non so più cosa pubblicare… ho moltissime ricette già pronte in archivio adatte a temperature tardo primaverili (ma non di certo così afose), e mi tocca di accantonarle lì in stand by in attesa di una già annunciata diminuzione del caldo, che però stenta ad arrivare.

Tra l’altro, vi devo confessare che con questa canicola mi trovo in seria difficoltà nel cucinare, un po’ per la spossatezza che ne deriva, un po’ perché mi sento molto vincolata nella scelta dei piatti e degli ingredienti necessari alla loro realizzazione (cosa che mi innervosisce non poco). Sabato scorso, per farvi un esempio, ho avuto una coppia di amici a cena e non sapete quale fatica è stata comporre un menù che si rivelasse adatto a questo caldo. L'unica soluzione praticabile mi sembra quella di approfittare della vasta scelta di frutta e verdura che abbondano in questo periodo e che forse più avanti mi mancheranno.

Oggi ho deciso di proporvi una ricetta d’autore per una colazione golosa (sempre a patto che vi vada di accendere un po' il forno, of course). Si tratta dei muffins firmati Donna Hay, caratterizzati da una dorata crosticina croccante formata da fiocchi d’avena e zucchero di canna, ricchissimi di frutta fresca di stagione (banana, mela e fragola) e davvero molto profumati grazie alla cannella. Ottimi per iniziare la giornata in modo gustoso, basta abbinarli ad un bel bicchiere di latte freddo o ad un centrifugato di frutta per ottenere un sano concentrato di energia.


BREAKFAST MUFFINS
(tratto da “Frutta” di Donna Hay – Collana Semplici Essenziali – Guido Tommasi Editore)

Ingredienti per 12 muffins (12 stampi da 250 ml):
185 ml di olio vegetale (olio di semi di arachidi)
330 g di zucchero semolato
125 ml di latte
3 uova
450 g di farina
2 cucchiai di lievito in polvere per dolci
50 g di fiocchi d’avena
1 cucchiaino e ½ di cannella
1 mela grattugiata
2 banane schiacciate
250 g di fragole a pezzetti
1 cucchiaio di zucchero di canna





Procedimento:
Per prima cosa scaldate il forno a 180°, statico. In una ciotola abbastanza capiente versate l’olio di semi di arachidi, il latte, lo zucchero semolato e le uova sbattendo bene con una frusta per amalgamare gli ingredienti.

In una seconda ciotola (molto capiente) miscelate la farina setacciata insieme al lievito, unite solo 15 g di fiocchi d’avena (conservando da parte il resto) e la cannella in polvere. Lavate bene la frutta, schiacciate le banane con una forchetta in un piattino, tagliate le fragole a pezzetti, quindi sbucciate e grattugiate la mela. Unite il tutto agli ingredienti secchi e mescolate di nuovo con un cucchiaio di legno.

Unite il composto liquido (quello con il latte) a quello con la farina mescolando sommariamente e il meno possibile, quel tanto che basta ad amalgamare la farina. Versate il tutto all’interno di 12 stampini da muffins da 250 ml ciascuno rivestiti degli appositi pirottini (oppure leggermente imburrati).

Terminate distribuendo qualche fiocco d’avena e un po’ di zucchero di canna sulla superficie e fate cuocere per 25 minuti circa (vale sempre la prova stecchino per verificare la cottura). Lasciateli raffreddare completamente prima di servire.

lunedì 25 maggio 2009

Tartellette di zucchine à porter


O mini quiches se preferite. Gli esperimenti con la versatilissima pasta da quiche di Cristophe Felder continuano e questa volta ho realizzato delle tartellette, semplicemente farcite da stracchino e decorate da zucchine a rondelle ripassate nel burro e parmigiano. Un ripieno molto delicato e estivo che, naturalmente, si presta a moltissime varianti e declinazioni.

Queste tartellette, da gustare sia tiepide che a temperatura ambiente, si addicono ad un sacco di occasioni. Infatti avendo un formato di piccole dimensioni sono ideali per essere trasportate e quindi, non so, le vedrei bene per un bel pic-nic, ma anche perché no, per una pausa pranzo un po’ più chic in ufficio (invece del classico panino che molti si concedono vi immaginate com’è estrarre una raffinatissima quiche mignon dal proprio lunch box? Io me la rido già immaginando la faccia che farebbero le mie colleghe...). Naturalmente sono anche un ottimo antipasto, nemmeno troppo pesante se vogliamo, sempre a patto che riusciate a mangiarne solo una!

Unica raccomandazione: la cottura della pasta da quiche in questo caso deve essere fatta dapprima in bianco, ovvero da sola coperta di carta da forno e fagioli secchi, per poi arrivare al giusto punto di cottura insieme al ripieno.

Prima di darvi la ricetta però, vorrei ringraziare calorosamente tutti i miei lettori che sto conoscendo attraverso i commenti ad ogni post e le mail che ricevo ogni giorno. Leggere le vostre parole piene di riconoscenza per un piatto ben riuscito, per un successo ottenuto, le vostre domande e dimostrazioni di stima, oltre a riempirmi il cuore, mi donano nuova linfa e voglia di migliorarmi sempre più. Se questo blog esiste, cresce e si evolve è anche merito vostro!



TARTELLETTE ALLE ZUCCHINE E STRACCHINO

Ingredienti per 4 persone:

Per la pasta brisée:
1 dose di pasta da quiche di C. Felder

Per il ripieno:
600 g di zucchine
200 g di stracchino
5 tuorli
Maggiorana
Erba cipollina
Prezzemolo
parmigiano grattugiato
Burro
Sale
Pepe

Procedimento:
Preparate la pasta da quiche seguendo questo procedimento, facendola riposare in frigorifero avvolta nella pellicola per alimenti per almeno 2 ore. Trascorso questo tempo stendetela con il mattarello su di una spianatoia leggermente infarinata, portandola ad uno spessore di circa 3 mm.

Utilizzatela per rivestire 4 stampini da tartelletta del diametro di circa 12-13 cm opportunamente imburrati e infarinati. Copriteli con carta da forno e versatevi all’interno i fagioli secchi e procedete con la cottura cieca nel forno già caldo a 180° per circa 14 minuti. Ora sfornateli, rimuovete carta e fagioli, e proseguite la cottura per un paio di minuti in modo da far asciugare bene il fondo. Estraeteli dal forno e fateli raffreddare.

Lavate le zucchine, spuntatele e affettatele a rondelle di mezzo centimetro. Fatele rosolare in una padella antiaderente con una noce di burro, quando si saranno intenerite, spegnete il fuoco, fatele intiepidire e infine salate.

In una ciotola lavorate lo stracchino con una frusta fino a ridurlo a una crema insieme ai tuorli, al parmigiano grattugiato, alle erbe aromatiche aggiustando di sale e pepe. Mescolate fino ad ottenere un composto omogeneo e ben amalgamato. Prendete gli stampini con la pasta da quiche cotta, farciteli con 2 cucchiai di ripieno, livellate bene e decorate con le rondelle di zucchine che disporrete in maniera circolare in modo da comporre una corona. Cospargete con parmigiano grattugiato a piacere e ultimate la cottura a 180° per altri 10 minuti circa. Sfornate e lasciate intiepidire prima di servire.

venerdì 22 maggio 2009

Torta caprese?


Rivisitata, anomala, strana, addirittura blasfema, insomma ci siamo capiti! Lo premetto subito, perché non è senz’altro questa la ricetta originale e quindi non vorrei che qualcuno poi mi venisse a dire che non si prepara così gridando allo scandalo e facendomi passare per eretica. Io però ho trovato questa che mi ha troppo incuriosita e ci ho dovuto mettere il naso!

La torta caprese è un dolce tipico della cucina campana, a base di cioccolato fondente e mandorle, caratterizzato dall’assenza di farina e da una crosta croccante in contrapposizione alla morbidezza dell’interno. Come accade il più delle volte le fonti circa la sua invenzione sono discordanti, ma secondo quella più accreditata sembra che sia nata per caso, da un errore di un pasticcere caprese, Carmine di Fiore, che accidentalmente si dimenticò di aggiungere la farina in un dolce di mandorle che stava preparando per dei turisti (pare malavitosi) americani. Fortunatamente riscosse un grandissimo successo, anche perché mettiamo caso che non avessero gradito non so cosa gli sarebbe capitato…

Scherzi a parte, in questa variante, che ho trovato in uno dei miei libri di cucina, alla ricetta base vengono aggiunti degli aromi quali la vanillina, l’essenza di mandorla e anche un goccio di Amaretto di Saronno. Ma la cosa che è più strana è la presenza del lievito (e non nella misura di un cucchiaino, no, proprio una bustina intera) che ha permesso tuttavia un notevole sviluppo in altezza della torta e, a mio avviso, una migliore conservazione nel tempo.

Anche se non si tratta della vera caprese, sempre a patto che ne esista una, è un ottimo dolce davvero molto soffice, a tal punto che se si tagliano le fette troppo sottili si rompono. Molto piacevole per il contrasto di consistenze dato dalle mandorle tritate grossolanamente, ma soprattutto per il suo sapore e profumo davvero deliziosi, può essere realizzata seguendo anche numerose altre varianti, come quella alle nocciole, quella bianca al limone oppure utilizzando un altro tipo di liquore, lo Strega per citarne uno.

Ah nel frattempo se qualche anima pia invece volesse condividere con me la sua ricetta, può farmi un regalo immenso scrivendomela nei commenti a questo post, io mi sacrifico volentieri per provare quella che più mi convince!


TORTA CAPRESE [RIVISITATA]
(tratta da “Le Torte” - La grande cucina italiana – Il Giornale)

Ingredienti per 8 persone:
300 g di mandorle pelate
200 g di zucchero semolato
5 uova
100 g di burro
300 g di cioccolato fondente
3 cucchiai di fecola
2 bustine di vanillina
1 bustina di lievito per dolci
½ bicchiere di amaretto di Saronno
1 cucchiaio di aroma alla mandorla

Procedimento:
Servendovi del mixer tritate le mandorle piuttosto grossolanamente e raccoglietele in una ciotola insieme allo zucchero semolato, le uova e il liquore. Mescolate il tutto con le fruste elettriche fino ad ottenere un composto gonfio, spumoso e omogeneo.

Ponete il cioccolato spezzettato e il burro tagliato a dadini in una casseruola e fateli fondere a bagnomaria, mescolando bene per amalgamarli. Versate il tutto a filo sul composto di uova mescolando continuamente con una frusta.

Incorporate il lievito, la vanillina, la fecola e l’essenza di mandorla amalgamandoli con cura all’impasto. Rivestite di carta da forno uno stampo a cerchio apribile da 24 cm di diametro (per farla aderire meglio bagnatela e strizzatela) e versatevi all’interno il composto. Fate cuocere nel forno già caldo a 180° statico per circa 50 minuti. Trascorso questo tempo fate la prova stecchino, il dolce dovrà risultare leggermente umido.

Estraete dal forno, fate raffreddare e sformate molto delicatamente, trasferite il dolce su di un piatto da portata e spolverizzate la superficie con abbondante zucchero a velo.

mercoledì 20 maggio 2009

Vellutata di asparagi(na)


Abitando in un paesino, anche se molto prossimo alla città, molto spesso mi capita di disporre di frutta e verdura freschissimi, prodotti direttamente dai miei nonni o dai parenti del mio ragazzo. Una bella fortuna, dato che nella totalità dei casi, mi vengono regalati e, aspetto da non sottovalutare, ho la certezza della loro provenienza e qualità.

E’ stato così che la settimana scorsa mi sono ritrovata con alcuni mazzi di asparagi verdi appena colti dagli zii del mio ragazzo (che ringrazio qui pubblicamente). Tra i tanti modi in cui li ho preparati (al vapore, un condimento per la pasta, ecc…) ho realizzato questa verdissima vellutata. Ad essere precisa ho utilizzato quella che noi chiamiamo “asparagina”, cioè la seconda scelta o categoria, costituita dagli asparagi più sottili che di solito hanno un valore economico molto minore perché risultano meno belli a vedersi, ma che in qualche caso hanno un sapore migliore e più spiccato. Non mi è mai capitato di trovarli nei banchi del supermercato dove di solito vado a fare la spesa (dove talvolta però la prima categoria ha dei prezzi esorbitanti), ma qui dalle mie parti sono molto noti e apprezzati perché servono per fare una variante del nostro ragù alla bolognese (di cui forse un giorno vi parlerò…).

Ne è uscita, manco a dirlo, una delicata zuppetta, di quelle belle cremose e golose che non mi stancherei mai di mangiare, in più è anche leggera e sana, infatti tra gli ingredienti non trovate panna o burro, come addensante ho usato solo le patate. Si completa con una spolverata di parmigiano grattugiato, che ne sublima il gusto visto il perfetto abbinamento degli asparagi con il formaggio, e si accompagna con qualche crostino di pane tostato in forno. Ah quasi dimenticavo! Ho decorato con alcune scaglie di mandorle tostate, altro accostamento che adoro con questo tipo di ortaggi. Servitela tiepida.



VELLUTATA DI ASPARAGI(NA)

Ingredienti per 2 persone:
400 g circa di asparagi (o asparagina, vedi premessa)
200 g di patate
500 ml di brodo circa vegetale caldo
1 scalogno
Olio extravergine di oliva
Parmigiano grattugiato
Sale
Pepe
Mandorle tostate a lamelle

Procedimento:
Mondate gli asparagi privandoli della parte bianca, lavateli bene sotto l’acqua corrente in modo da eliminare ogni residuo di terra. Tagliateli a tocchetti piccoli, conservando da parte qualche cima che vi servirà per decorazione. Pelate le patate, lavatele e riducetele a cubetti.

Sbucciate lo scalogno e tagliatelo a rondelle sottili, che farete rosolare in una casseruola mediamente capiente insieme ad un filo di olio extravergine di oliva. Dopo un minuto unite gli asparagi e fateli soffriggere per circa 3 minuti. Ora aggiungete le patate a dadini facendole insaporire per un minuto e coprite con il brodo vegetale ben caldo. Fate cuocere coperto dalla ripresa del bollore per circa 20 minuti, trascorso tale tempo le patate dovranno risultare tenere.

Utilizzando un frullatore ad immersione riducete la preparazione in una crema, se la vellutata dovesse risultare troppo densa diluitela con un po’ di brodo vegetale caldo alla volta, infine regolate di sale e pepe macinato fresco.

Trasferite la crema tiepida nei piatti di servizio, decorate con le cime degli asparagi che avevate conservato e con le mandorle a scaglie. Completate con parmigiano grattugiato a piacere e un giro di olio extravergine di oliva a crudo. Servite subito accompagnandola con dei crostini di pane tostati in forno.

lunedì 18 maggio 2009

Fagottini di vitello con salsiccia, spinaci & Brie



Cosa faccio da mangiare stasera? E’ una domanda che mi pongo (e come me sono certa anche molte di voi) praticamente ogni giorno. Ultimamente però torno dall’ufficio talmente tanto stanca che a volte anche preparare la cena diventa un’impresa ardua, se poi prima di tornare faccio anche tappa in palestra, capite che è ancora peggio. Ecco che allora ho bisogno di ricette appetitose, ma decisamente semplici e veloci da realizzare, quella che vi mostro oggi ne è l’esempio.

Chi mi legge da un po’ conosce bene la mia predilezione per la salsiccia e per il formaggio Brie. Ecco in questo piatto finalmente li troviamo insieme, in una sorta di caldo e filante abbraccio che va a costituire il ripieno di questi fagottini di vitello insieme ad alcune foglie di spinaci, che gli donano una nota di colore oltre che di gusto. Il bello di questa ricetta è che la potete utilizzare anche come svuotafrigo, sostituendo il Brie con formaggi di altro tipo (uno a caso? scamorza o mozzarella… in casa mia non mancano davvero mai) e la salsiccia con wurstel (quelli veri però…) o perché no con qualche verdura di stagione.

E’ una preparazione davvero facile e senza pretese, da non riservare di certo ad una cena importante, quanto piuttosto alla cucina di tutti giorni e che spero riuscirà a far mangiare la carne anche ai più piccolini o comunque a coloro che di solito la snobbano un po’. E’ perfetta se accompagnata da un’insalata di spinaci crudi condita semplicemente con un filo di un buon olio extravergine di oliva, aceto balsamico sale e pepe e magari qualche noce tostata tritata che le doni una leggera croccantezza.



FAGOTTINI DI VITELLO CON SALSICCIA, SPINACI & BRIE
(tratti dal volume “Carne” – edito da Idea Libri)

Ingredienti per 4 persone:

per i fagottini:
320 g di fettine di vitello
2 cucchiai di farina bianca 00
½ bicchiere di Marsala fine (o in alternativa vino bianco secco)
3 cucchiai di olio extravergine di oliva
1 foglia di alloro
1 spicchio d’aglio
sale
pepe

per il ripieno:
120 g di salsiccia
50 g di brie
100 g di spinaci



Procedimento:
Lavate accuratamente gli spinaci sotto l’acqua corrente in modo da eliminare qualsiasi residuo di terra, scolateli e asciugateli con un canovaccio pulito. Su di un tagliere tagliate il brie a fette sottili, poi eliminate il budello dalla salsiccia e riducetela in pezzetti cilindrici.

Stendete ciascuna fettina di vitello su di una superficie piana, disponetevi sopra alcune foglie di spinaci facendo attenzione a non uscire dalla sagoma della carne, quindi aggiungete un piccolo pezzo di brie al centro e completate ponendovi di fianco un pezzetto di salsiccia.

Arrotolate le fettine su loro stesse in modo da formare tanti involtini che andrete a chiudere con degli stuzzicadenti (io ne ho usati 3: 2 per le estremità, in modo da non far fuoriuscire il formaggio, e 1 per la parte centrale). Salate, pepate e infarinateli bene.

Sbucciate l’aglio e schiacciatelo leggermente, quindi fatelo rosolare in una capace padella antiaderente insieme all’olio di oliva e alla foglia di alloro (lavata e asciugata), quando l'aglio apparirà dorato rimuovetelo.

Ora aggiungete i fagottini di carne e fateli rosolare per circa 5 minuti uniformemente, sfumate con il marsala e lasciate evaporare fino a quando il fondo di cottura apparirà leggermente addensato. Aggiungete 1 bicchiere d’acqua e regolate di sale.

Fate cuocere coperto a fuoco moderato per circa 10-15 minuti, quindi prelevate gli involtini (che terrete al caldo) e fate addensare il fondo di cottura restante sul fuoco. Quando sarà pronto servite i fagottini nei piatti da portata, nappateli con il sughetto e servite subito.


venerdì 15 maggio 2009

Il dolce del week-end: crema fredda al croccantino


Concludo la settimana con un dessert in coppa, una vera rarità in questo blog, dato che, come mi pare di avervi già detto, preferisco spudoratamente i dolci da forno. Inoltre siccome si tratta di una crema fredda ho pensato di fare cosa gradita per tutti coloro che vorranno provarla, viste le temperature estive che hanno caratterizzato questa ultima settimana.

Mi sono particolarmente divertita nel preparare questo dolce, in particolare per quanto riguarda la decorazione: un croccantino di mandorle a dir poco sublime, il cui profumo e sapore mi hanno per un attimo fatto tornare bambina riportandomi con la mente nelle fiere di paese dove si trovano quei banchetti che vendono dolciumi di ogni genere e foggia. Realizzarlo non è un’operazione molto difficile, ma richiede molta attenzione, perché come ogni volta che si prepara del caramello il rischio ustione è sempre in agguato. Pertanto quando lo preparate non vi sognate minimamente di toccarlo con le mani o di assaggiarlo se non una volta completamente raffreddato, non voglio nessuno sulla coscienza ecco. Una volta imparato a realizzarlo poi ci si può sbizzarrire con altri tipi di frutta secca, come noci o nocciole, per decorare i vostri dolci al cucchiaio creando nuovi accostamenti di sapori.

Nella ricetta originale la crema che compone questo dolce non era aromatizzata da alcunché, a mio avviso però in questo modo l'intero dessert perderebbe un po’ di carattere, quindi vi consiglio di aromatizzarla a vostro piacimento. Io ad esempio ho optato per la vaniglia, ma se il dolce non è destinato a bambini potete anche pensare di scegliere un liquore come marsala o Cointreau.

E' un dolce molto delicato e invitante, grazie alla presenza del croccantino che crea un piacevolissimo contrasto di consistenze con la crema. Si rende perfetto se accompagnato con un bicchiere di un buon passito di Pantelleria.


CREMA FREDDA AL CROCCANTINO
(tratto da “Dolci” – Idea Libri)

Ingredienti per 4 persone:

per la crema:
½ l di latte
4 tuorli
80 g di zucchero semolato
30 g di farina 00
1 cucchiaio di fecola
1 bacca di vaniglia

per il croccantino alle mandorle:
120 g di zucchero semolato
4 cucchiai di acqua
120 g di mandorle intere

Procedimento:
Per il croccantino: disponete le mandorle su di una leccarda, rivestita di carta da forno, in modo che non siano sovrapposte e fatele tostare per circa 5 minuti a 200°. Dovranno apparire dorate.

In una casseruola di acciaio versate lo zucchero semolato insieme all’acqua e fate caramellare (non mescolateli mi raccomando, l’acqua si asciugherà e lo zucchero si cristallizzerà per poi fondersi da solo). Quando otterrete un composto ambrato, spegnete il fuoco, aggiungete le mandorle tostate e mescolate molto velocemente con un cucchiaio di legno, in modo che la loro superficie sia completamente ricoperta. Trasferite il tutto su di un foglio di carta da forno e livellate servendovi di una spatola. Lasciate raffreddare e indurire.

Preparate adesso la crema: portate il latte ad ebollizione in un piccolo tegame insieme alla bacca di vaniglia che avrete inciso per il lungo con la punta di un coltello. Nel frattempo in una casseruola sbattete con una frusta i tuorli insieme allo zucchero semolato, incorporate la farina setacciata e la fecola, amalgamandole, quindi versate a filo il latte bollente (al quale avrete tolto la bacca di vaniglia) continuando a mescolare.

Trasferite il tutto sul fuoco e fate addensare sempre mescolando continuamente. Quando noterete che la crema prenderà un leggero bollore, toglietela dal fuoco e trasferitela in un altro recipiente lasciandola intiepidire. Rimestatela di tanto in tanto per evitare la formazione della patina superficiale. Quando sarà a temperatura ambiente versatela in 4 coppette individuali, livellandola bene, e ponete (coperte) in frigo a raffreddare.

Su di un tagliere tritate il croccantino in maniera grossolana servendovi di un coltello da cucina e un minuto prima di servire disponetelo sulla superficie della crema per decorazione.





Colgo l'occasione per segnalare a tutti coloro che sono interessati che dal 14 al 24 Maggio si terrà la Sagra dell'Asparago Verde di Altedo Igp, località Altedo di Malalbergo in provincia di Bologna. Per maggiori informazioni vi invito a visitare il sito del Consorzio di Tutela, il programma con tutti i dettagli lo trovate qui.

mercoledì 13 maggio 2009

Mezzelune con radicchio e ricotta ai semi di papavero



Se ci penso un po’ mi vergogno. No, voglio dire che io sono bolognese, dalle mie parti la pasta all'uovo riveste un ruolo fondamentale per preparare tortellini, tortelloni, tagliatelle, lasagne… i pilastri della nostra cucina, ed io dopo poco più di un anno di attività di foodblogger, non ho ancora pubblicato una ricetta che la veda come protagonista.

Oggi è giunto il momento di riscattarsi e, per questo devo dire grazie a mia nonna che mi ha insegnato ad impastare, ma soprattutto come stendere la pasta con il mattarello, operazione che per me risulta particolarmente difficile e che necessita di continuo esercizio per non perdere la mano così lentamente acquisita. I primi esperimenti hanno visto la realizzazione delle tagliatelle, le più semplici da preparare, poi con un po' più di esperienza, ho deciso di provare con la pasta ripiena. Ma fare la sfoglia per me non è solo questo, è agganciarsi saldamente alle proprie radici cercando di ripetere la stessa gestualità, gli stessi movimenti che da generazioni ci tramandiamo di madre in figlia, facendo sì che questa nostra tradizione secolare si prolunghi nel tempo il più possibile.

Prima di passare alla ricetta vorrei spendere due parole sulla realizzazione della pasta all’uovo. La dose canonica, per così dire, è di 1 uovo ogni 100 g circa di farina (niente sale, lo ritroveremo nel ripieno), quantità variabile a seconda delle dimensioni del primo e della capacità di assorbimento della seconda. Naturalmente ogni famiglia ha il proprio metodo, i propri trucchi del mestiere e lo spessore preferito per ogni formato.

Per farvi un esempio, secondo noi uno dei più grandi difetti che può avere la sfoglia è che sia liscia (quando al contrario dovrebbe essere piuttosto ruvida per raccogliere e trattenere al meglio il condimento), caratteristica che si manifesta molto più di frequente stendendo la pasta con l’apposita macchinetta in luogo del mattarello. Per scongiurare questa ipotesi in famiglia siamo soliti aggiungere della semola di grano duro, nella quantità di circa il 30-35% (esempio: 400 g di farina totale = 130/140 g di semola + 270/260 di farina 0).

Ma veniamo a queste mezzelune, delle quali ho particolarmente apprezzato la sintonia di sapori tra il ripieno, a base di ricotta e radicchio Chioggia, e il delicato condimento realizzato con rondelle di porro leggermente rosolate nel burro e arricchite dai semi di papavero che, oltre a decorare il piatto rendendolo meno monotono, ne costituiscono la nota croccante. Sono un primo piatto che fa subito festa, ideale per il pranzo della domenica o per un'occasione importante.


PASTA ALL'UOVO
(secondo la mia tradizione familiare)

Ingredienti:
1 uovo ogni 100 g di farina 0 (il peso varia a seconda della grandezza delle uova e della capacità di assorbimento della farina stessa)

se però stenderete la sfoglia con la macchinetta:
70 g di farina 0
30 g di semola di grano duro
per ciascun uovo

Procedimento:
Setacciate la farina su di una spianatoia e formate la classica fontana (se impastate a mano conservatene da parte un po' dal peso totale che utilizzerete in un secondo momento se l'impasto dovesse risultare troppo tenero, regolandovi in questo modo in base alla sua consistenza). In una fondina rompete le uova una alla volta (questa è una precauzione per verificarne la qualità e lo stato di conservazione) e disponetele al centro della fontana sbattendole con una forchetta. Gradatamente cercate di incorporarvi un po’ di farina prendendola dai bordi interni della fontana, facendo attenzione a non romperla. Impastate energicamente con le mani fino ad ottenere un impasto omogeneo, liscio ed elastico per circa 10 minuti (vedrete che inizierà a fare una sorta di bollicine). Formate la classica palla e lasciate riposare tra due piatti fondi o in un sacchetto per alimenti per almeno 1 ora.

Nota: potete impastare anche avvalendovi di un mixer o della planetaria, montando in questo caso il gancio a uncino. Ovviamente sarà necessario rilavorare brevemente a mano per ottenere un composto liscio.

Stendete la sfoglia sottilmente con il mattarello, in alternativa utilizzate l’apposita macchinetta, tagliando la sfoglia in più pezzi che stenderete uno alla volta, (conservando quelli che non state utilizzando sempre al coperto per evitare che la sfoglia si secchi) dapprima un po’ con il mattarello per portarla alla larghezza dei rulli, poi azionando l’apparecchio facendo un giro dal primo scatto fino al livello desiderato (noi abbiamo una Atlas che va dal numero 1 al 9 e consideriamo: 8 per i tortellini, 7 per tortelloni o ravioli, 5-6 per le tagliatelle). Ora la pasta è pronta per essere tagliata nei vari formati.

MEZZELUNE CON RADICCHIO E RICOTTA AI SEMI DI PAPAVERO

Ingredienti per 4 persone:

Per la pasta all’uovo:
3 uova intere
300 g circa di farina 0

Per il ripieno:
600 g di radicchio Chioggia
250 g di ricotta asciutta
3 cucchiai di parmigiano grattugiato
20 g di burro 2-3 cucchiai di pangrattato (per assorbire l'umidità del ripieno)
sale

Per il condimento:
20 g di semi di papavero
100 di porro
20 g di burro circa
2 cucchiai di parmigiano grattugiato
sale
pepe


Procedimento:
Per il ripieno (che va sempre preparato per primo): mondate e tagliate il radicchio a listarelle piuttosto sottili e fatele appassire in una capace padella antiaderente insieme al burro e salate. Mescolate di tanto in tanto con un cucchiaio di legno fino a quando non si saranno asciugate quasi del tutto. Lasciate raffreddare, strizzate un po' per ridurre la presenza dell’acqua che renderebbe troppo umido il ripieno, e disponetele all’interno del bicchiere del mixer. Tritatele finemente, mettetele all’interno di una ciotola e lavoratele insieme alla ricotta, aggiungete il parmigiano reggiano grattugiato e regolate di sale e pepe. Unite da ultimo il pangrattato, 1 cucchiaio per volta, regolandovi in base al grado di umidità del composto.

Per la pasta all’uovo: seguite il procedimento elencato sopra, stendendo la sfoglia sottile o comunque in base alla vostra preferenza.

Disponete il ripieno (ben freddo) all’interno di una tasca da pasticcere, in questo modo sarete agevolati durante l'operazione. Con un tagliapasta circolare di circa 8 cm di diametro dai bordi scanalati ricavate dalla sfoglia tanti dischi, al centro dei quali disporrete una piccola noce di ripieno (non mettetene troppo altrimenti non riuscirete a chiudere bene le mezzelune). Ripiegate ciascun disco di pasta a metà premendo bene con le dita, dapprima vicino al ripieno per far fuoriuscire l’aria e poi lungo i bordi per sigillarli bene. Vi avanzerà della pasta, mi raccomando non buttatela, ma utilizzatela per formare dei maltagliati o quadrucci ad esempio. In attesa della cottura è bene disporre le mezzelune su di un vassoio coperto da un asciugamano e poi da un canovaccio pulito, che avranno il compito di assorbirne l'umidità e di non farle incollare al piatto.

Per il condimento: mondate il porro, asciugatelo e tagliatelo a rondelle sottili. Fatelo rosolare in una padella antiaderente insieme al burro, quindi unite i semi di papavero e regolate di sale. Fate insaporire per pochi minuti mescolando di tanto in tanto.

Cuocete le mezzelune in una capiente casseruola contente acqua salata, scolatele al dente utilizzando un mestolo forato, e fatele saltare nella padella con il condimento. Impiattate e servite subito cospargendo con parmigiano grattugiato a piacere.

Nota: le mezzelune possono anche essere realizzate in anticipo e surgelate, basterà dapprima riporle nel congelatore opportunamente distanziate su di piccoli taglieri (in modo da non farle attaccare), quando saranno sufficientemente indurite potete trasferirle negli appositi sacchetti. Al momento del bisogno basterà estrarle dal freezer e tuffarle direttamente nell’acqua bollente salata.

Aggiornamento: con questa ricetta partecipo al contest "Inventa la ricetta" indetto da Sandra - Un tocco di zenzero per la categoria "La cucina di casa mia".

lunedì 11 maggio 2009

Cake con cipolla e pancetta


Dovete sapere che a casa mia siamo alle prese con la creazione della taverna, operazione che vede coinvolti me, ma soprattutto il mio ragazzo, in lavori abbastanza intensi. Il passo più importante, quello della posa del pavimento, è stato completato due week end fa ormai, grazie ad alcuni nostri amici che sono venuti a darci una preziosissima mano.

Come sdebitarsi per cotanta gentilezza e disponibilità? Ma ovvio, offrendogli un pranzo! Tutto questo per dirvi che ho realizzato questo cake salato da utilizzare al posto del pane, che ho servito come antipasto insieme ad un tagliere di affettati misti, formaggi stagionati e tanto di composte di accompagnamento.

La ricetta di oggi è tratta da “Cakes dolci e salati” di Ilona Chovancova edito da Guido Tommasi Editore, un libro che vi consiglio caldamente perché trovo che sia davvero ben fatto. E’ suddiviso in due sezioni una interamente dedicata ai cakes salati e la seconda a quelli dolci, con un’infinità di ricette, proposte, e accostamenti da provare.

Io mi sono fatta tentare da questo con cipolla e pancetta, trovato nella sezione "Cakes come pane", e devo dire che ne sono, anzi siamo dato che è stato finito in un battibaleno, rimasta particolarmente soddisfatta. Prima di tutto è velocissimo da fare (quindi è un validissimo salvachiappe in caso di ospiti improvvisi), e poi è la sofficità fatta a cake, nel senso che la sua texture risulta davvero morbida.

Per la precisione io ho utilizzato una cipolla di Tropea, più gentile come sapore rispetto a quelle di altre varietà, e del “rigatino” affumicato, un tipo di pancetta tipica della Toscana, molto saporita e pepata. Nel complesso quindi è risultato un cake dove l’aroma della cipolla non è invadente, anzi si avverte in maniera del tutto delicata, molto appetitoso, perfetto proprio per accompagnare salumi e formaggi, da portare con sé, perché no, anche in un pic nic.


CAKE CON CIPOLLA E PANCETTA
(tratto da “Cakes dolci e salati” – Ilona Chovancova – Guido Tommasi Editore)

Ingredienti:
200 g di farina integrale
100 g di farina 00
3 uova
10 cl di olio extravergine di oliva
20 cl di latte parzialmente scremato
100 g di rigatino toscano o pancetta affumicata tagliata a fiammifero
1 cipolla di Tropea
1 bustina di lievito istantaneo per torte salate
sale
pepe


Procedimento:
Scaldate il forno a 180° statico. Mondate e tritate mezza cipolla, fatela rosolare velocemente in una padellina antiaderente dove avrete scaldato un po’ di olio, quindi lasciatela raffreddare. Tagliate la metà restante della cipolla a fettine sottile e tenetele da parte, vi serviranno per decorazione.

Imburrate ed infarinate uno stampo da cake (quello che ho utilizzato è di 25 x 11 cm). In una ciotola abbastanza capiente sbattete le uova insieme al latte e all’olio. Incorporate i due tipi di farina, la pancetta affumicata tagliata a fiammifero e la cipolla tritata e cotta. Aggiustate di sale e di pepe e unite per ultimo il lievito mescolando con un cucchiaio di legno per amalgamarlo.

Versate il composto all’interno dello stampo livellandolo bene e disponete sulla sua superficie le fettine di cipolla che avevate tenuto da parte. Fate cuocere per circa 50 minuti, se notate che le cipolle dovessero scurirsi troppo, eventualmente coprite il cake con un foglio di alluminio. Lasciatelo raffreddare completamente prima di sformare.

Nota: verificate la cottura facendo la classica prova stecchino, che infilerete al centro del cake. Se esce asciutto significa che è cotto al punto giusto, se invece notate che un po’ di impasto vi è rimasto attaccato è meglio proseguire la cottura per qualche minuto.

venerdì 8 maggio 2009

Crostata di ricotta e marmellata di visciole


Questa ricetta giaceva nella mia lista delle ricette da provare da diverso tempo. Credo di averla salvata ancora prima di avere il blog! In un primo momento avevo desistito per due motivi: 1) ero terrorizzata dalla cottura cieca della pasta frolla (nella quale a quei tempi non mi ero ancora cimentata), 2) non sapevo proprio dove trovare il latte condensato.

Il primo problema l’ho risolto solamente con la pratica, per il secondo invece non è stato così facile. Fortunatamente dopo mesi e mesi di ricerche ricordo che, parlando con Arietta (che ci era già passata), riuscii a trovare questo benedetto latte condensato nel reparto del tè e del caffè, in un recondito scaffale bassissimo (più a portata di piede che di mano...), davanti al quale ero passata milioni di volte senza accorgermi della sua presenza. Al fine di evitarvi tutta la ricerca vi dico che si può trovare sia sotto forma di tubetto che di barattolo, anche in altri reparti: da quello dello zucchero a quello del latte per citarne alcuni.

L’occasione di rispolverare questa ricetta mi è stata data da un nuovo arrivato (e anche prematuramente già finito purtroppo) nella mia dispensa, un vasetto di marmellata di visciole (rigorosamente home made), acquistata durante il week end pasquale in quel di Montepulciano in un negozietto di altri tempi, dove ho trovato una signora davvero gentile che sforna dolcetti e biscotti di una bontà pressoché unica.

Ma veniamo alla crostata. L’accostamento di questo tipo di marmellata, dal sapore leggermente acidulo, si sposa davvero bene con lo strato sottostante di ricotta vaccina e panna montata (rigorosamente non cotti) e con l'involucro di pasta frolla, bella friabile e burrosa al punto giusto. Nel complesso risulta un dolce fresco, particolarmente adatto alla stagione primaverile/estiva e per nulla stucchevole, visto che il ripieno è dolcificato solo da un paio di cucchiai di latte condensato (che se non trovate, nonostante le mie dritte, potete tranquillamente sostituire con 1-2 cucchiai di zucchero).

La ricetta originale di Tulip prevedeva un altro tipo di marmellata, quella di more, che potete utilizzare come validissimo sostituto a quella di visciole.



CROSTATA DI RICOTTA E MARMELLATA DI VISCIOLE
(ricetta di Tulip - Conservare in frigo)

Ingredienti per uno stampo da 24 cm:

Per la pasta frolla:
500 g di farina 00
250 g di burro
140 g di zucchero a velo
3 tuorli
1 uovo intero
La scorza grattugiata di 1 limone bio
1 tuorlo per spennellare la crostata

Per la farcitura:
200 g di ricotta vaccina
200 g di panna fresca da montare
2 cucchiai di latte condensato zuccherato
250 g di marmellata di visciole (o in alternativa di more)

Procedimento:
Per la frolla: nella ciotola della planetaria mettete il burro freddo a cubetti con lo zucchero a velo e lavorate utilizzando il gancio a k a bassa velocità. Aggiungete la scorza di limone grattugiata e i tuorli, uno alla volta, sempre tenendo l’apparecchio in funzione. Incorporate poi l’uovo intero e da ultima la farina setacciata continuando a impastare fino ad ottenere una palla liscia e omogenea. Avvolgetela nella pellicola alimentare e fatela raffreddare in frigorifero per almeno un paio d’ore.

Trascorso questo tempo stendete la pasta frolla su di una spianatoia leggermente infarinata aiutandovi con il mattarello portandola ad uno spessore di circa 5 mm. Imburrate ed infarinate uno stampo da crostata e rivestitelo con l’impasto formando sia la base che i bordi. Bucherellate la superficie con i rebbi di una forchetta, ricopritela di carta da forno e disponetevi all’interno i fagioli secchi o gli appositi pesetti (io di solito, prima di mettere i fagioli, faccio anche un anello, prendendo un foglio molto lungo di alluminio che poi arrotolo in modo da ottenere un cerchio del diametro leggermente inferiore a quello dello stampo, al fine di dare maggiore sostegno ai bordi della crostata).

Fate cuocere nel forno già caldo a 180° per circa 25 minuti, successivamente eliminate sia la carta da forno che i fagioli (e l'eventuale anello di alluminio se avete seguito il mio consiglio) e spennellate il guscio di frolla con un tuorlo che avrete precedentemente sbattuto a parte in un piattino fondo (in questo modo la pasta frolla, oltre ad essere più dorata, risulterà anche impermeabile). Trasferite nuovamente in forno e fate cuocere per altri 10 minuti circa fino a doratura. Lasciate raffreddare completamente.

In una ciotola abbastanza capiente lavorate la ricotta con una spatola fino a ridurla in crema, aggiungete il latte condensato amalgamandolo con cura. In un contenitore ben freddo e pulito montate la panna ben ferma utilizzando uno sbattitore elettrico e incorporatela a più riprese al composto di ricotta mescolando dal basso verso l’alto per non smontarlo.

Versatelo delicatamente all’interno del guscio di frolla, livellatelo e fate raffreddare per almeno 1 ora in frigorifero (coperto da un foglio di alluminio). Completate stendendo molto delicatamente la marmellata di visciole aiutandovi con un cucchiaio (tenete presente che il composto di ricotta rimane tenero quindi non premete troppo altrimenti rovinereste tutto).


Note: la dose della pasta frolla è un po’ più abbondante di quella necessaria alla realizzazione della ricetta, potete congelare quella che vi avanza per utilizzi futuri oppure potete preparare biscotti o tartellette ad esempio.

mercoledì 6 maggio 2009

Tagliata di manzo con rucola e grana


Io sono una persona molto fedele, però questa volta un peccatuccio l’ho fatto. No, non mi riferisco al mio ragazzo (che tranquillizzo subito...), ma piuttosto al mio fidato macellaio… eh sì, perché dovete sapere che la mia è una ricerca continua, mi piace testare e sperimentare più negozi e, durante una delle mie solite incursioni, ho trovato una macelleria che ha uno dei controfiletti migliori che abbia mai mangiato.

Non so voi, ma quando mi trovo davanti ad un pezzo di carne così bello anche da crudo, mi emoziono, ammetto di guardarlo e riguardarlo come se si trattasse di chissà quale meraviglia. Ragion per cui non mi sento per nulla di alterarne troppo le caratteristiche con preparazioni particolarmente elaborate o ricche di intingoli… no, quasi fosse un meccanismo dettato dall’istinto, mi viene di accompagnarlo con pochissimi ingredienti, ma di qualità, e da rispettarlo con la cottura più adeguata. In questo caso, per farvi un esempio, il controfiletto si è tramutato in questa succulenta e tenerissima tagliata, che ho adagiato su un letto di croccante rucola e insaporito con alcune scaglie di parmigiano reggiano stagionato 30 mesi Dop.

Aspetto fondamentale per la realizzazione di questo semplicissimo piatto è la cottura, che deve essere molto breve per scongiurare il classico effetto "suola". Io la prediligo infatti ben cotta all'esterno e leggermente al sangue all'interno, come quella che vedete in foto ecco. Vi basterà infine completare con un filo di un ottimo olio extravergine di oliva per ottenere un secondo piatto davvero armonioso nei sapori e tremendamente appetitoso. Da gustare sia da solo che accompagnato da qualche patatina al rosmarino.



TAGLIATA DI MANZO CON RUCOLA E GRANA

Ingredienti per 2-3 persone:
500 g di controfiletto di manzo
rucola
parmigiano reggiano stagionato 30 mesi Dop
1 rametto di rosmarino
20 g di burro
sale grosso
pepe
olio extravergine di oliva
aceto balsamico tradizionale di Modena

Procedimento:
Lavate la rucola e il rosmarino sotto l'acqua corrente, asciugateli e tritate al coltello quest'ultimo. Cospargete la carne con il rosmarino tritato, pepe macinato e spennellatela di olio extravergine di oliva. Lasciatela marinare in un piatto per circa 30 minuti coperta da pellicola per alimenti.

Fate scaldare in una padella antiaderente (abbastanza capiente da contenere l'intero pezzo di carne) il burro, adagiatevi il controfiletto e fatelo rosolare uniformemente 2 minuti circa per parte, girandolo non più di 2 volte, fino a quando si sarà formata una bella crosticina dorata in superficie (mi raccomando fate attenzione a non cuocerlo troppo e giratelo molto delicatamente, senza forarlo, per non far uscire i liquidi della carne).

Sgocciolatelo bene dal burro e cuocetelo su una piastra di ghisa, precedentemente scaldata e cosparsa con un po' di sale grosso (che farà sì che la carne non si attacchi), portandolo al grado di cottura che più preferite. Salate il controfiletto a fine cottura, trasferitelo su un tagliere e tagliatelo a fette alte circa un dito.

Prendete un po’ di rucola e disponetela nei piatti da portata in modo da creare un letto, conditela con qualche goccia di aceto balsamico tradizionale, e adagiatevi sopra 3 o 4 fette di tagliata per ciascun piatto. Con l’aiuto di un pelapatate ricavate dal parmigiano delle scaglie che disporrete, nella quantità che desiderate, sulla carne. Irrorate il tutto con un filo di olio extravergine di oliva a crudo, regolate di pepe (eventualmente di sale) e servite subito.

lunedì 4 maggio 2009

Zucchini - pear soup


E dopo tutte le calorie del profiteroles, depuriamoci con una zuppetta leggera leggera, ma tanto buona e che, soprattutto, fa molto bene. Come vi ho già detto, quando la sera sono sola a cena, spesso l’alternativa ad una bella tazza di latte freddo con cereali e frutta è proprio una di queste robine qui, belle cremose e molto avvolgenti.

La scelta di questa ricetta è stata dettata esclusivamente dalla disponibilità degli ingredienti che avevo in frigo, delle fresche zucchine scure e delle pere che invece stavano per passare a miglior vita. Quando ho letto di questo accostamento, un po’ particolare sicuramente, ammetto di essere rimasta un po’ perplessa, ma nello stesso tempo affascinata, perché ero davvero curiosa di sapere cosa ne sarebbe saltato fuori. La fonte è nientepopodimenochè il celebre sito di "The New York Times" , che io ho trovato in versione già tradotta dalla mitica Sigrid.

Leggendo il titolo della ricetta, mi sarei aspettata un sapore molto più dolce e marcato, in realtà per fortuna non è stato così. Questa zuppa è tutta un gioco di sfumature, dove finisce il sapore della zucchina inizia quello della pera che si avverte solo nelle note finali. E’ perfetta per i regimi a basso apporto calorico perché non prevede panna o altri tipi di grassi e se la completate con alcune fettine di pane tostato e un’insalatina otterrete un pasto saziante, ma leggero.



ZUPPA DI ZUCCHINE E PERE
(ricetta tratta da Il Cavoletto di Bruxelles)

Ingredienti per 3-4 persone:
4 zucchine
2 pere
1 carota
1 cipolla
1 patata media
1 litro di brodo di pollo circa (nel mio caso vegetale)
3 cucchiai di olio extravergine di oliva
Mezzo cucchiaino di timo fresco
Sale
Pepe nero

Procedimento:
Pelate e lavate la carota e la cipolla, tritatele con un coltello da cucina, quindi sbucciate e lavate la patata, che taglierete a dadolini. Eliminate la buccia e il torsolo dalle pere e tagliate anch’esse a cubettini. Lavate le zucchine e tagliatele a fettine sottili.

In una casseruola fate scaldare l’olio extravergine di oliva, aggiungete la carota, la cipolla e la patata, unite anche il timo e regolate di sale e pepe. Fate rosolare per circa 5 minuti e quando la cipolla sarà diventata morbida aggiungete le zucchine. Cuocete a fuoco medio per altri 15 minuti o fino a quando tutte le verdure si saranno intenerite. Unite le pere e fatele rosolare per altri 5 minuti. Coprite con il brodo, incoperchiate e portate ad ebollizione. Lasciate cuocere per 5 minuti e spegnete il fuoco.

Fate intiepidire e versate il contenuto della pentola nel mixer frullando per circa un minuto. Aggiustate di sale e di pepe e servite accompagnata, se gradite, da fragranti crostini di pane tostati.