mercoledì 11 novembre 2009

Vellutata di zucca e porcini

Vellutata di zucca e porcini


Con questa ricetta dovrei fare la felicità di una mia carissima amica che mi chiedeva di una vellutata di zucca possibilmente non troppo calorica, non particolarmente articolata nelle varie fasi di preparazione e che, soprattutto, potesse convincere qualcuno un po’ scettico di nostra conoscenza che si apprestava ad assaggiarla per la prima volta. Così su due piedi le ho passato alcune ricette, poi solo in seguito mi è venuta in mente questa e mi sono detta che forse potrebbe fare proprio al caso suo. Michela spero vi piacerà.

E’ una zuppetta che volevo fare da tanto tempo questa perché ero curiosissima di provare l’abbinamento della zucca (che da settembre ho sempre in casa in almeno un paio di esemplari) con i porcini, binomio che, inutile dirlo, mi è piaciuto moltissimo. Mi rendo conto che non sia facile trovare funghi porcini non solo di ottima qualità, ma anche italiani (io ho fatto una fatica immensa, per fortuna c’è sempre qualche anima pia che ogni tanto mi porge qualche gentile cadeau ;), ragion per cui vi dico anche che questa zuppa può essere un valido punto di partenza e la si può arricchire con qualcos’altro, siano chips di pancetta, salsiccia o quenelles di formaggio fresco. Potete anche utilizzare i porcini secchi, in questo caso però non li metterei in bella vista nel piatto, ma li mescolerei alla vellutata. Insomma come accade quasi sempre in cucina c’è ampio spazio per le personalizzazioni e sono certa che avrete idee anche molto più fantasiose delle mie.


Vellutata di zucca e porcini

Ingredienti per 2-3 persone:
700 g circa di polpa di zucca mantovana (al netto degli scarti)
300 g di funghi porcini freschi
2 scalogni
1 spicchio d’aglio
4 foglie di salvia
1 litro circa di brodo vegetale caldo
olio extravergine di oliva
sale e pepe

Procedimento:
Mondate gli scalogni, tritateli finemente al coltello e fateli soffriggere in una casseruola insieme ad un paio di cucchiai di olio di oliva. Unite quasi subito la zucca a cubetti (senza buccia naturalmente) e le foglie di salvia lavate. Lasciate insaporire per qualche minuto mescolando, quindi versate il brodo vegetale caldo (consiglio di metterne circa ¾ e poi aggiungere il restante eventualmente alla fine se la vellutata dovesse risultare troppo densa). Cuocete coperto per circa 30 minuti o comunque fino a quando la zucca sarà diventata tenera e sarà possibile frullarla.

Pulite i funghi spazzolandoli con cura e raschiate la base del gambo con un coltellino affilato in modo da rimuovere qualsiasi residuo di terra. Passate molto delicatamente con un panno umido sopra le cappelle e lungo i gambi, quindi tagliateli a fette sottili. Mondate l’aglio, schiacciatelo e fatelo rosolare in una padella antiaderente insieme ad altri due cucchiai di olio, unite i porcini e salate. Fate cuocere per circa 10 minuti a fuoco moderato mescolando di tanto in tanto con un cucchiaio di legno per non farli attaccare.

Quando la zucca sarà tenera eliminate le foglie di salvia e frullatela con il frullatore ad immersione fino ad ottenere una crema, eventualmente correggendone la consistenza con altro brodo caldo se necessario. Versate la vellutata calda nei piatti da portata, decorate con le fettine di porcini disponendole al centro e servite.

lunedì 9 novembre 2009

Crema all'arancia con cioccolato

Crema all'arancia con cioccolato

Ultimamente con le torte e i dolci da forno mi sono data proprio alla pazza gioia, ne ho fatte davvero di tutti i tipi e per tutti i gusti, adesso quindi non ne potrete più, avete tutta la mia comprensione. E' giunto quindi il momento di passare per una volta ai dolci al cucchiaio, delicati, golosi e sempre così tremendamente raffinati. A vederle queste cocottine si potrebbe pensare chissà quanto tempo e quanti ingredienti richiedano e invece no. E' il genere di dolce che vi può salvare per una cena dell'ultimo minuto visto che è davvero velocissimo da preparare (è più lungo il tempo di cottura e di attesa che il resto...) e l'occorrente per realizzarlo direi che in questo periodo dell'anno ce l'avremo tutti in casa: uova, zucchero, cioccolato e arance.

Non so se le foto riescano a rendere bene l'idea, in ogni caso trattasi di piccoli e deliziosi budini di crema aromatizzata all'arancia (ma nulla vieta che possiate anche utilizzare dei clementini, per dire...) ricoperti da un sottile strato di lussuriosa ganache al burro (quest'ultimo io non l'ho messo perché me lo sono dimenticata... che ci volete fare sono un po' rinco, sarà l'età ;). Ma non è finita qui, perché a rendere più goloso ed appagante il tutto c'è uno strato di caramello alla base di ciascun stampo, che in seguito alla cottura in forno diverrà liquido e trasferirà il suo caratteristico sapore alla crema. Un dessert semplice, morbido e per l'appunto cremoso che per dare il meglio di sé richiede ingredienti di primissima qualità. Allora ecco la ricetta:



Crema all'arancia con cioccolato
(tratta da "Dolci al cucchiaio" - Accademia Maestri Pasticceri Italiani)

Ingredienti per 4 persone:
100 g di zucchero semolato
2 cucchiai di acqua
3 uova
3 dl di succo di arance fresche (non quello confezionato)
0,5 dl di panna fresca
50 g di cioccolato fondente
25 g di burro

Procedimento:
In una piccola casseruola mettete metà dello zucchero insieme all'acqua e preparate un caramello biondo a fuoco moderato mescolando con un cucchiaio di legno (io di solito mescolo solo verso la fine, cioè quando lo zucchero si è quasi disciolto nell'acqua, mi trovo meglio così). Quando sarà pronto versatelo sul fondo di 4 stampini monoporzione per soufflé e fate raffreddare.

In una ciotola sbattete le uova intere insieme alla metà restante dello zucchero utilizzando le fruste elettriche, aggiungete il succo d'arancia e mescolate con una spatola fino ad ottenere un composto omogeneo. Versate il tutto negli stampini caramellati. Prendete una teglia rettangolare dai bordi alti contenente acqua bollente (deve coprire circa un terzo delle cocottine) e mettetevi all'interno i 4 stampini che farete cuocere a bagnomaria nel forno già caldo a 180° per circa 30-40 minuti, o comunque fino a quando la crema si sarà rappresa e apparirà soda. Lasciate raffreddare.

Fate scaldare la panna in una piccola casseruola e portatela a bollore, toglietela dal fuoco e versatevi il cioccolato fondente tritato insieme al burro. Lasciate riposare un minuto quindi mescolate continuamente fino ad ottenere una crema omogenea. Distribuite la ganache così ottenuta sulla crema di arance ormai fredda e fate raffreddare. Ponete in frigorifero fino a 1 ora prima di servire.

venerdì 6 novembre 2009

Risotto al fiore sardo con pere william dell’Emilia Romagna Igp




Ho pensato lungamente a quale prodotto a marchio Dop o Igp utilizzare per il contest indetto da Genny in collaborazione con La Compagnia del Cavatappi, sono stata anche indecisa tra un paio di essi lo ammetto. Poi mi sono detta che mi sarebbe piaciuto dare il mio piccolo contributo a far conoscere qualcosa della mia regione. La sceltà è stata ardua, perché esistono moltissimi prodotti di qualità in Emilia Romagna, iniziando dal Parmigiano Reggiano, passando per la Mortadella di Bologna, l’Asparago Verde di Altedo, l’olio Extravergine di Brisighella e terminando con il Prosciutto di Parma. Naturalmente io ne ho citati solo alcuni, ma vi assicuro che la lista sarebbe molto lunga.

Ma la mia attenzione si è posata sulla Pera dell’Emilia Romagna Igp, che ha ottenuto il marchio nel 1998 e che viene coltivata nelle province di Reggio Emilia, Modena, Ferrara, Bologna e Ravenna, zona che  può vantarsi di essere una delle più importanti regioni per la produzione di pere a livello europeo, grazie a condizioni climatiche e del territorio particolarmente favorevoli. Le varietà ammesse al marchio sono: Abate Fetel, Cascade, Conference, Decana del Comizio, Kaiser, Max Red Bartlett, Passa Crassana e William; tutti frutti molto succosi, ma con aromi dal gusto differente a seconda della tipologia prescelta. Come è possibile riconoscerle al momento dell'acquisto? Semplice, attraverso la bollinatura dei frutti con l'apposito logo che vedete come esempio qui. Per ogni maggiore informazione vi consiglio di consultare il sito ufficiale del consorzio di tutela e il disciplinare di produzione.

Come avete potuto constatare (credo di avervi letteralmente sommersi di molte idee in quest’ultimo periodo) la pera ha molteplici applicazioni in cucina, che contemplano sia il dolce che il salato, ma il più collaudato e classico degli abbinamenti, al pari forse di quello con il cioccolato, rimane sempre con il formaggio. Questa volta ho scelto di accompagnarle al Fiore Sardo, altro prodotto a marchio Dop (chissà se per Genny vale doppio, io la butto lì…), per comporre un risotto cremoso nel quale la sapidità ed il gusto leggermente affumicato di quest’ultimo viene mitigato dalla dolcezza aromatica della pera, fatta rosolare per l'occasione insieme a qualche fogliolina di salvia e un'idea di burro. Un piatto all’insegna dell’alta qualità dei prodotti enogastronomici made in Italy, trait d’union tra Emilia Romagna e Sardegna.

Risotto al fiore sardo con pere William dell’Emilia Romagna Igp

Ingredienti per 2 persone:
200 g di riso Carnaroli
50 g di fiore sardo Dop grattugiato
1 pera William dell’Emilia Romagna Igp
1 scalogno
½ bicchiere di vino bianco secco
4 foglie di salvia
Brodo vegetale caldo
Burro q.b.
Sale e pepe

Procedimento:
Mondate e tritate lo scalogno finemente, quindi fatelo rosolare in una casseruola insieme ad una noce di burro e appena un po’ di brodo vegetale caldo per circa 5 minuti. Unite il riso e fatelo tostare a fiamma alta per un paio di minuti, mescolando con un cucchiaio di legno per non farlo attaccare. Quando lo sentirete sfrigolare sfumate con il vino e lasciatelo evaporare, quindi portate a cottura aggiungendo un mestolo di brodo caldo per volta e mescolando di tanto in tanto. Qualche minuto prima che sia pronto aggiustate di sale.

Mentre il risotto si cuoce sbucciate le pere, detorsolatele e riducetele a dadini. Fatele poi cuocere a fiamma alta in una padella antiaderente insieme ad una noce di burro e alle foglie di salvia, lavate ed asciugate. Quando le pere appariranno dorate saranno pronte. Una volta che il risotto sarà giunto a cottura, spegnete il fuoco e mantecate con il fiore sardo grattugiato e circa mezzo mestolo di brodo. Mescolatelo con cura e fate riposare coperto per un paio di minuti. Impiattate e completate i piatti disponendovi al centro un po’ di pere arrostite e profumate con pepe fresco a piacere.


Come avrete capito questa ricetta partecipa al contest "Segni particolari: Dop (e Igp)" indetto da Genny di Al cibo commestibile:


mercoledì 4 novembre 2009

Mini-quiches alle castagne e radicchio rosso (+brisée di Knam)

Mini quiches alle castagne e radicchio


Non ci crederete ma, per una volta, ho deciso di “tradire” la collaudatissima pasta da quiche di monsieur Felder. Non che io abbia mai avuto problemi eh, ribadisco con enfasi che è un ottimo impasto, però il fatto è che mi annoio abbastanza in fretta e mi diverto molto di più a sperimentare nuove ricette e nuovi metodi. Questa volta lo spunto me l’ha dato la bravissima Lydia, grazie alla quale ho scoperto la pasta brisée di Ernst Knam. Pasta che ho trovato molto facile da lavorare e che mi è piaciuta particolarmente perché è molto resistente e, una volta stesa negli stampi, mi sembra mantenga anche davvero bene la forma. Poi, non so se sia una coincidenza o meno, ma è la prima volta che mi escono delle tartellette dal bordo (quasi) perfetto, cosa che fino ad ora non ero mai riuscita ad ottenere (grrr...). Insomma, lo avrete capito, mi sa che non la mollerò tanto in fretta questa brisée di Knam e senz’altro la vedrete comparire qui sul blog ancora per qualche tempo ;)

Dalla via che c’ero ne ho approfittato per fare queste mini-quiches al radicchio rosso (tardivo per la precisione, ma va benissimo anche il precoce) e castagne, che definirei un’esplosione di sapori autunnali. L’idea di questa farcia proviene dal volume “Pasticceria salata” dell’Accademia Maestri Pasticceri Italiani (in allegato tempo fa con il Corriere della Sera), dico idea perché alla fine ho apportato le mie modifiche in corso d’opera, soprattutto perché le dosi indicate nella ricetta erano a dir poco abbondanti, ma cosa dico, esorbitanti. Chiedo venia se quindi troverete le quantità non proprio esattissime nella lista degli ingredienti del ripieno, ma questo è il meglio che sono riuscita a fare (uomo avvisato, ecc…).

Un’ultima cosa poi passo alla ricetta, ho utilizzato delle castagne secche lo devo precisare, poiché non avevo per nulla la voglia e la pazienza necessarie a sbucciarle. Alla fine dei giochi però se considerate che occorre una notte di ammollo e almeno un’ora di lessatura in acqua, non so quale delle due opzioni sia quella che comporta una minor perdita di tempo. A voi l’ardua sentenza.


Pasta Brisée di Ernst Knam

Ingredienti per uno stampo da 24 cm di diametro:
280 g di farina 00
120 g di burro
2 tuorli
80 g di acqua
10 g di sale

Procedimento:
Tagliate il burro freddo di frigo a cubetti e lavoratelo a bassa velocità nella ciotola della planetaria (o nel mixer in alternativa), utilizzando il gancio a k, insieme alla farina e al sale. Incorporate i tuorli ed aggiungete l’acqua, continuando ad impastare fino a quando otterrete una pasta liscia e omogeneo. Avvolgete il tutto nella pellicola alimentare e ponete a raffreddare in frigorifero per almeno 2 ore.

Mini quiches alle castagne e radicchio



Mini quiches alle castagne e radicchio rosso

Ingredienti per 6 tartellette da 8 cm di diametro:
1 dose di pasta brisée di Knam (vedi sopra)

per la farcia:
200 g di castagne secche
1 litro d’acqua
2 scalogni
1 piccolo cespo di radicchio rosso
1 uovo
1 dl di panna fresca
40 g di parmigiano reggiano grattugiato
1 foglia di alloro
1 noce di burro
1 rametto di rosmarino
olio extravergine di oliva
sale e pepe

Procedimento:
La sera prima mettete in ammollo le castagne secche in un litro d’acqua e fatele riposare per tutta la notte. Il mattino seguente scolatele e fatele bollire in una casseruola piena d’acqua insieme alla foglia di alloro fino a quando saranno diventate abbastanza tenere (circa 1 ora). Scolatele e tenetele da parte.

Preparate la pasta brisée seguendo il procedimento illustrato precedentemente e fatela raffreddare in frigo per un paio d’ore (nel mio caso tutta la notte). Stendetela con il mattarello su di una superficie leggermente infarinata in una sfoglia di circa 3-4 mm di spessore. Imburrate 6 stampini da tartelletta circolari del diametro di circa 8 cm e rivestiteli con la pasta briseé facendola aderire bene sia nella base che nei bordi. Poneteli in frigorifero a rassodare per circa 30 minuti.

Mondate lo scalogno e riducetelo a spicchi, pulite anche il radicchio rosso e tagliatelo a listarelle. In una padella antiaderente fate soffriggere in poco olio lo scalogno, quindi unite il radicchio, salate e fate cuocere per circa 5 minuti a fuoco medio mescolando con un cucchiaio di legno. Fate intiepidire. In una seconda padella antiaderente fate scaldare una noce di burro in poco olio ed unitevi le castagne. Spadellatele, lasciandole insaporire per alcuni minuti insieme al rametto di rosmarino, e mescolate per non farle attaccare. In una ciotola sbattete con una frusta a mano l'uovo insieme alla panna e al parmigiano grattugiato fino ad ottenere un composto omogeneo. Regolate di sale e di pepe e mescolate di nuovo.

Prendete gli stampini dal frigorifero e farciteli con circa 3/4 di castagne e di radicchio (conservando quindi da parte 1/4 di ciascuno). Coprite con il composto di uova e fate cuocere nel forno già caldo a 180° per circa 20 minuti. Trascorso questo tempo estraete le tartellette da forno e decoratele con le castagne e il radicchio rimasti. Rimettete in forno e terminate la cottura per altri 10-15 minuti circa o comunque fino a quando la pasta sarà dorata e il ripieno gonfio (se notate che tende a scurire troppo eventualmente coprite con un foglio di alluminio). Sformate e servite immediatamente.

Nota: al posto delle castagne secche potete utilizzare anche quelle fresche, che però farete bollire in una casseruola contente acqua salata per circa 45 minuti insieme alla foglia di alloro. Lasciatele intiepidire e con l’aiuto di un coltello affilato eliminate la buccia e la pellicina interna. Proseguite poi come da ricetta.

lunedì 2 novembre 2009

La torta di melagrane di Diana

Torta di melograne


Ve li ricordate i biscotti del Re, prodotto dolciario tipico di Altedo, paese della provincia di Bologna, nonché patria del mio ragazzo? Beh in seguito a quel post, nel giro di un paio di giorni, mi arrivò una mail da parte di una mia affezionatissima lettrice che mi seguiva silente da molto tempo, la quale, sbigottita e meravigliata (ed io con lei...), non si capacitava del fatto che io non solo conoscessi così bene quel paese e le sue prelibatezze, ma che il mio compagno fosse pure suo concittadino. Questo comporta, voi non potete saperlo ma ve lo dico io, che senz'altro lei sapesse di chi si trattava, dato che il paese è piccolo (la gente mormora...) e gli abitanti si conoscono più o meno tutti. Infatti era davvero così :)

Ed è proprio grazie a Diana, che ringrazio qui pubblicamente, che sono entrata in possesso di questa ricetta e, già che ci sono, colgo l'occasione per inaugurare uno nuovo tag interamente dedicato alle ricette inviatemi dai miei lettori. Inutile dire che appena ho letto gli ingredienti e il procedimento di questo dolce me non sono innamorata a prima vista, prima di tutto perché ormai è noto quanto io sia golosa di queste robine qui insomma e in secondo luogo perché l'idea di realizzare un'intera torta con il succo della melagrana mi ispirava non poco. Se ci aggiungiamo anche il fatto che, guardacaso, mi erano state da poco regalate (sempre da mamma) delle bellissime melagrane e che io ero in attesa dell'illuminazione divina per poterle impiegare in qualche modo, capirete perché questa ricetta è stata vista, approvata, preparata e quasi immediatamente pubblicata.

L'impasto di base è molto simile ad un quattro quarti, molto soffice e spugnoso, deliziosamente aromatizzato da succo di melagrana e scorza di limone. Ma la vera particolarità di questo dolce sta nella bagna di zucchero a velo e altro succo di melagrana che deve essere versata sulla sua superficie (preventivamente bucherellata con uno stecchino) e che la rende molto umida e profumata. Io poi ci ho messo del mio del mio spolverizzando con zucchero a velo e decorando con qualche magnifico chicco rubino di questo spettacolare, quanto fotogenico, frutto. Davvero un dolce ottimo e raffinato, molto piacevole da mangiare perché delicato e non troppo pesante, di quelli dove si può fare tranquillamente il bis senza correre il rischio di appesantirsi troppo insomma, ma che lasciano ampiamente soddisfatti.


Melograne


Torta di melograne di Diana

Ingredienti per uno stampo da 22 cm di diametro:
1 bicchiere di succo di melograna*
125 g di burro fuso
125 g di farina 00
125 g di zucchero semolato
2 uova
1 cucchiaino di lievito per dolci
la scorza di 1 limone bio grattugiata
100 g di zucchero a velo

Procedimento:
*Preparate il succo di melagrana: tagliate in due alcune melagrane (io ne ho utilizzate circa 3) e spremetele così come si fa con un'arancia utilizzando lo spremiagrumi. Prendete il succo ottenuto e filtratelo, facendolo passare attraverso un colino a maglie fitte o una garza pulita.

In una ciotola lavorate con le fruste elettriche le uova insieme allo zucchero semolato fino ad ottenere un composto chiaro e spumoso. Incorporate il burro fuso ormai freddo e fatelo amalgamare, quindi unite la farina setacciata insieme al lievito e azionate le fruste fino ad ottenere un composto omogeneo. Aggiungete metà del succo di melograna insieme alla scorza del limone e mescolate di nuovo con cura.

Trasferite il tutto in una teglia circolare da 22 cm di diametro, opportunamente imburrata e infarinata, e livellate. Fate cuocere nel forno già caldo a 180° per circa 30 minuti, verificando la cottura attraverso uno stecchino, che infilerete nel centro del dolce e che dovrà risultare asciutto.

Mentre la torta cuoce preparate la bagna mescolando il resto del succo di melagrana insieme allo zucchero a velo setacciato in un piccolo contenitore. Se notate comparire dei piccoli grumi vi basterà filtrare il liquido facendolo passare attraverso un colino a maglie fitte. Con un cucchiaino schiacciate i grumi rimasti per farli sciogliere.

Appena il dolce sarà cotto, sformatelo lasciandolo all'interno della teglia e con uno stecchino praticate tanti fori sulla superficie. Versate ora la bagna che verrà così assorbita dalla torta e fatela reffreddare. Poco prima di servire spolverizzatela con lo zucchero a velo e decorate con alcuni chicchi di melagrana, non fatelo con troppo anticipo altrimenti lo zucchero si inumidirà troppo e sarà esteticamente poco piacevole a vedersi.

Note: io ho utilizzato uno stampo circolare da 24 cm e la torta è venuta molto bassa, consiglio di utilizzarne uno da 22 cm a cerchio apribile (non di più perché non deve risultare comunque troppo alto).

venerdì 30 ottobre 2009

Un incontro e una zuppetta




Domenica scorsa mi sono svegliata alle 8 in punto, con un grande sorriso stampato sul viso e una discreta frenesia. Neanche il tempo di alzarmi in piedi e già sapevo che davanti a me si sarebbe prospettata una bella ed emozionante giornata. Ho preso solo un caffè al volo e mi sono preparata di tutto punto, ansiosa di salire in macchina e dirigermi verso l’appennino modenese. Il motivo di cotanta smania e contentezza era che sapevo che, nel giro di un paio d’ore, avrei incontrato lei e, ovviamente, il suo ragazzo. Più i chilometri aumentavano e più questa piacevole sensazione si faceva sentire forte. Finalmente, una volta giunta a destinazione, dopo mesi e mesi di attesa (dovuta essenzialmente ai tempi di prenotazione del ristorante prescelto) e di assidua corrispondenza via mail, sono riuscita a dare un volto alla carissima Onde. Una persona squisita e simpaticissima, naturalmente dicasi lo stesso per il suo ragazzo. Le ore sono passate ahimé troppo velocemente, senza peraltro che io me ne accorgessi, ma sono tornata a casa felice e soddisfatta. Sono questi secondo me sono i più grandi piaceri che derivano dal fatto di avere un blog, non trovate?

Ma veniamo alla ricetta di oggi, che dopo il post fotografico scorso, vorrete anche magari un’idea, chessò, per la cena di questa sera, giusto? E allora spero di accontentarvi con questa zuppa candida e dalla consistenza cremosissima (che non so perché a guardarla mi ricorda tanto la neve appena caduta, soffice e leggera...) a base di cavolfiore, piacevolmente aromatizzata con i semi di cumino. Un ottimo esempio di comfort food per riscaldarsi in queste fredde sere, per un pasto leggero (a parte il soffrittino di cipolla iniziale niente grassi aggiunti, non so se mi spiego) e sano ma saziante e che, soprattutto, non mette da parte il gusto. Ecco la mia coccola personale che mi riserverò spesso, lo so già perché mi è piaciuta moltissimo, quando sarò a cena da sola:


Zuppa di cavolfiore al cumino
(ricetta tratta da "Zuppe à porter" - di Anne Catherine Bley - Guido Tommasi Editore, da me modificata)

Ingredienti per 2-3 persone:
500 g di cavolfiore
10 dl di latte
1 cipolla gialla
1 cucchiaio di semi di cumino
2 cucchiai di olio extravergine di oliva
parmigiano grattugiato
sale e pepe

Procedimento:
Lavate il cavolfiore e con un coltello affilato riducetelo a cimette. Ponete quest’ultime in una casseruola per la cottura al vapore e fatele cuocere fino a quando infilzandole con una forchetta saranno abbastanza tenere. Raccoglietele in un piatto e tenetele da parte.

Mondate e tritate finemente la cipolla. In una casseruola fate rosolare per un paio di minuti i semi di cumino nell’olio senza farli bruciare. Unite la cipolla e fatela soffriggere a fiamma dolce fino a quando sarà diventata trasparente. Aggiungete adesso le cimette di cavolfiore e il latte, salate e portate a bollore. Fate insaporire ancora per qualche minuto poi frullate il tutto fino ad ottenere una crema. Regolate di sale e pepe, trasferite nei piatti individuali decorando con qualche seme di cumino e cospargete con del parmigiano reggiano e crostini di pane tostati a piacere.

mercoledì 28 ottobre 2009

La costa degli Etruschi e i dintorni di Bolgheri

L'avevo promesso e non potevo non mantenere la parola data, no? Dopo la fiorentina schiacciata con l'uva, rimaniamo sempre in Toscana, ma cambiando zona. Ecco qui alcune foto che ho scattato durante il mio ultimo week end nei dintorni di Bolgheri. Abbiamo soggiornato a Vada per qualche giorno e da lì abbiamo visitato alcuni paesini limitrofi, a metà tra le provincie di Pisa e Livorno, alcuni magnificamente abbarbicati sulle splendide colline toscane come Montescudaio, Castagneto Carducci, Suvereto e Casale Marittimo, altri invece dolcemente cullati dal mare e dalle sue acque cristalline, come Populonia, Baratti e San Vincenzo.

Un viaggio che definirei piuttosto un'esperienza, ricca di panorami di una bellezza unica, da togliere il fiato. Ho visto luoghi caratterizzati da una natura incontaminata, distese interminabili di vigneti, borghi medioevali, spiagge deserte e tramonti infuocati, eccone una piccola selezione. Spero vi piacerà.


Viale dei cipressi - Bolgheri

I cipressi che a Bolgheri alti e schietti
van da San Guido in duplice filar,
quasi in corsa giganti giovinetti
mi balzarono incontro e mi guardar...

(incipit di "Davanti a San Guido" di Giosuè Carducci)


Bolgheri

Vigne

Vite

Vada

Vada

Suvereto

Populonia

Montescudaio

Muro

Insegne

Golfo di Baratti

Baratti

Casale Marittimo

Tramonti - Sunsets



Tornando alla dura realtà, vorrei esprimere la mia solidarietà a Lydia e Adriano, persone che stimo moltissimo per quello che fanno, per quanto è successo di recente. Vi consiglio di leggere con attenzione i post che trovate qui e qui, perché è bene che certe cose si sappiano.